Segnalazioni di settembre

a cura di Maria Pamini

Alessandro Lucchini (a cura di), Il linguaggio della salute. Come migliorare la comunicazione con il paziente, Sperling & Kupfer, 2008, pp. 352, euro 17,00

In medicina la comunicazione con i pazienti assume una duplice valenza: deve aiutare a comprendere e deve avere un valore terapeutico. Oggi il malato vuole approfondire e chiarire più che in passato lo stato e le ragioni della propria patologia. Il concetto stesso di salute si è venuto gradualmente trasformando, passando da uno stato di mancanza di malattia ad una condizione di benessere che l'individuo cerca di conservare e migliorare, non solo sul piano fisico ma anche su quello psichico. Davanti al medico arrivano sempre più spesso pazienti che si sono già informati autonomamente attraverso, giornali, televisione, radio, internet. Da qui l'uso sempre più massiccio dell'automedicazione, che "è uno dei risvolti più evidenti di questa trasformazione culturale, orientata all'autogestione della cura, al recupero del rapporto empatico, alla ricerca di un senso complessivo dell'esistenza". Ma malgrado il paziente abbia acquisito un ruolo sempre più attivo è pur vero che "la malattia lo pone in uno scacco emotivo che gli riduce la libertà" e che non gli consente di scegliere al meglio la cura adeguata se non con l'aiuto del medico, che "deve impegnarsi a comprendere il dramma esistenziale dell'altro". Ancora una volta viene ribadita la rilevanza del consenso informato nel rapporto tra medici e pazienti, purtroppo ancora troppo spesso sottovalutato dai primi e trattato come una semplice formalità da espletare. Quante volte ognuno di noi ha vissuto, davanti allo specialista, un senso di inadeguatezza, a volte di umiliazione, per non aver capito quello che gli veniva detto sul proprio corpo. Perché se è vero che il polmone e l'omero non possono chiamarsi in altro modo è altrettanto vero che spesso il linguaggio medico utilizza delle espressioni elevate e non comuni (i cosiddetti "tecnicismi collaterali") anche quando potrebbe adottarne altre più semplici e di uso corrente (perché non si può avere male alla pancia e non accusare un dolore all'addome?). Il libro è ricco di esempi che mostrano come oltre alla comunicazione verbale anche quella scritta (referti medici, bugiardini, siti online di ospedali, campagne informative) presenta le stesse problematiche. Le informazioni che accompagnano i farmaci, per esempio, sono quasi sempre pensate più per medici e tecnici che per pazienti: "due target così differenti per conoscenze, terminologia, contesti d'uso e priorità non possono fruire di una sola modalità informativa". Un recente studio dall'Associazione nazionale delle compagnie assicuratrici ha rilevato un dato interessante: le denunce per responsabilità professionale sono sì aumentate nell'ultimo decennio in maniera vertiginosa ma la causa principale è da attribuire non tanto all'errore della diagnosi, quanto ad una comunicazione medico- paziente inefficace. Con quanta cura il medico spiega rischi e benefici di una terapia? Quanto si rende comprensibile dai suoi interlocutori? Quindi, parlare in modo chiaro e semplice, senza latino latinorum, ma anche in maniera empatica. Eugenio Borgna ci ricorda l'importanza del valore terapeutico del linguaggio: "la terapia comincia dai primi istanti del colloquio, dal modo in cui il malato si sente accolto dal medico, se avverte simpatia e partecipazione o indifferenza e noncuranza. Il modello ancora dominante è quello naturalistico, in cui la malattia è determinata da cause biologiche che seguono il loro corso, indipendente dall'ambiente circostante. Invece l'ambiente, e soprattutto le relazioni, sono fondamentali nell'arginare le sofferenze di qualsiasi patologia". Il medico che tratta il paziente come il semplice portatore di una patologia non legata alla sua storia personale non potrà che apparire distante. Naturalmente la comunicazione è fatta anche di ascolto: "Consentire al paziente di narrare la propria malattia con le proprie parole, o più in generale di raccontare se stesso, può produrre un aumento dello stato di benessere anche in pazienti terminali". La speranza conclusiva è che "portare l'efficacia della comunicazione scritta e orale nei piani di studio universitari, nelle corsie e agli sportelli degli ospedali, nelle stanze di assessorati ed enti sanitari creerà la consapevolezza del valore terapeutico della comunicazione".

 

Matthieu Ricard, Il gusto di essere felici, Sperling & Kupfer, 2008, pp. 335, euro 17,50

Matthieu Ricard, monaco buddista occidentale, posiziona la felicità al primo posto. Come identificarla, raggiungerla e conservarla? Attraverso un percorso individuale di presa di coscienza interiore e di equilibrio della mente. La felicità è il motore dell'esistenza e rappresenta, più di ogni altro sentimento, l'amore per noi stessi e per il prossimo. Per questo motivo, imparare a conoscere i meandri della nostra mente e le tecniche che ne aiutano l'equilibrio diventano pilastri fondamentali del nostro benessere interiore che inevitabilmente terminerà con influenzare positivamente tutto il corso della nostra vita. Attraverso brevi e concise analisi, l'autore mette a confronto filosofia e quotidianità, fornendo così una rappresentazione completa e dinamica della sfera emotiva umana.

 

STEFANO APUZZO E MARCELLO BARAGHINI, FARMAKILLER. Business, follie e morti in nome della medicina e della scienza. Come difendersi, Nuovi Equilibri, 2008, pp. 286, euro 12,00

La ricerca, anche quella sul cancro e sull'Aids come su centinaia di altre malattie, nasconde una miniera d'oro e di finanziamenti. Perfino i bambini, oggetto delle attenzioni dell'industria farmaceutica e della rete compiacente di medici e pediatri conniventi, finiscono rimpinzati di psicofarmaci e di pillole. Il libro racconta gli scandali dimenticati, anche i più recenti, di farmaci che hanno ucciso o che sono da decenni sotto accusa, sospettati di essere nocivi e mai ritirati dal mercato. Svela come il supposto rimedio possa essere peggiore del male, come spesso siamo ridotti a cavie sulle quali si sperimentano farmaci e vaccini, promozionati come indispensabili ma in realtà a volte pericolosi.

 

Henri Pena-Ruiz, Dio e la repubblica. Filosofia della laicità,Effepi Libri, 2008, pp. 399, euro 20,00

«Quando l'autorità pubblica è, anche parzialmente, alla mercé dell'influenza clericale, di fatto si verifica una distorsione della piena sovranità popolare». Il libro è diviso in due parti. La prima fa il punto sulla storia e sui fondamenti che stanno alla base dell'ideale laico. Di fatto, le questioni attuali ricalcano essenzialmente quanto accaduto in passato, ed è vitale ribadirlo. La seconda parte affronta le questioni più attuali e tenta di definire il legame tra l'ideale laico e la sua concreta attuazione alla luce di interrogativi legati all'avvenire della laicità in tempi di globalizzazione e di società multiculturali.

Giovedì, 11 settembre, 2008 - 12:50
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