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Gianfranco Spadaccia interviene al Congresso


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Io credo che l’associazione Luca Coscioni debba mantenere le caratteristiche che Luca intese dargli nel momento in cui lanciò l’idea di un’associazione per la libertà di ricerca scientifica, un’associazione di malati e di disabili che non accettano di rimanere prigionieri, passivi della loro malattia e che intendono essere protagonisti della loro vita e un’associazione di scienziati che si battono per la ricerca scientifica dalla quale dipende anche la libertà di guarigione e di vita dei malati e dei disabili e contemporaneamente un’associazione di cittadini che non amano rimuovere i problemi della malattia, i problemi della drammaticità della vita e della morte. Io credo che da questo mix di partecipazione e da questa originalità d’impostazione nasce la caratteristica e la forza dell’associazione, una forza che bisogna mantenere soprattutto in un momento di difficoltà come quello nel quale ci troviamo. Perché indiscutibilmente, lo abbiamo sperimentato nella battaglia sulla fecondazione assistita , sugli episodi più recenti del testamento biologico; lo misuriamo ogni giorno sulla mancanza di intervento dello stato per favorire l’autonomia disabili e nelle difficoltà che scienziati incontrano per un ordinamento efficace e non burocratico e non clientelare della ricerca scientifica e per la sua libertà, sappiamo che su queste cose incontriamo una ripresa del potere e dell’influenza della chiesa cattolica, un’influenza politica a cui non corrisponde affatto una presa culturale sul complesso della società italiana. Quindi viviamo una situazione di oggettiva difficoltà nelle campagne liberali che stiamo facendo, l’Associazione Coscioni è dunque importante perche deve organizzare una lotta di resistenza attiva, come siamo riusciti a fare in molte circostanze in questi ultimi anni. Capriccioli ha ragione quando dice che bisogna alzare il livello dello scontro, cioè riuscire ad animare la nostra politica con efficaci azioni di disobbedienza civile e di lotta politica. Questo è il terreno su cui dobbiamo confrontarci consapevoli delle difficoltà che comporta. Questa associazione, che parte dalle situazione di malati e di disabili è un’associazione politica a tutto tondo che investe e coinvolge grandi questioni etiche e ideali ed è per questo che la difficoltà è maggiore. Credo che questo sia il problema che abbiamo di fronte: come superare queste difficoltà che incontriamo in questo particolare momento storico. Il rapporto fra associazione Coscioni e partito radicale transnazionale è un fattore di resistenza assai importante, un patrimonio che dobbiamo salvaguardare. Infine Corbellini, il cui contributo in questi anni è stato importante, ha detto che quella sul testamento biologico è stata una battaglia astratta e che bisognerebbe andare sui problemi concreti, cose giustissime, però io devo dire che il filtro principale di questi problemi passa attraverso la difesa della libertà individuale, la nostra posizione non ha difeso solo i diritti di Welby o del padre di Eluana Englaro ma ha riguardato anche la tutela e la difesa di diverse opzioni, anche di nostri compagni che si sono trovati e si trovano nella stessa posizione di Welby e la cui scelta opposta a quella di Piergiorgio o opposta a quella del padre di Eluana è ugualmente legittima. Io sono favorevole all’eutanasia, è l’esercizi, regolato per legge, di una libertà su una condizione particolare e su una scelta di fine vita, lo stato dà questo diritto di suicidio assistito solo a coloro che sono in una situazione di non ritorno. Al centro di tutto ciò c’è la libertà e l’autodeterminazione dell’individuo e questo è il grosso elemento di conflitto intorno cui si connota livello di civiltà di un paese. Questo è motivo di scontro con la Chiesa cattolica che tende a difendere l’astratta vita nell’embrione o la non vita di chi ormai è come Eluana, mentre poi la vita reale della gente è abbandonata alla solitudine e alla sofferenza. Questa posizione ha portato al passaggio all’unanimità alla camera e al senato della legge per la terapia del dolore che tenterà di far uscire l’Italia da quella situazione incivile nella quale era rispettosa altri paesi. Io credo che ci sia bisogno dell’associazione Coscioni e delle sue battaglie che sono essenziali, perché lo stato sia richiamato alle sue responsabilità di rispettare la dignità e l’autonomia dei malati e dei disabili e di assicurare ai ricercatori condizioni diverse che non taglino fuori il paese dall’innovazione. Credo che questi siano i motivi fondanti di quest’associazione, viva l’Associazione e vivano le idee e gli obiettivi che con essa Luca Coscioni ha voluto affermare.

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