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Intervento di Silvio Viale: RU 486 e dintorni...la "Coscioni" deve far politica


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Intervenendo a questo congresso on-line voglio subito centrare il punto se l’Associazione coscioni ha senso di esistere oppure no. Secondo me si e probabilmente deve evolvere per trovare nuovi stimoli perché i contenuti sono definiti. Le battaglie di questi anni per la libertà di ricerca scientifica e tutti temi di attualità: dal testamento biologico,all’eutanasia che è un discorso molto complesso e non si limita soltanto al dibattito di legge e dibattito parlamentare ma a tutto il tema della saluta riproduttiva quindi i temi della riproduzione, aborto, la contraccezione d’emergenza la salute sessuale nel vero senso della parola , i temi della malattia e delle malattie croniche e della battaglia che tutti i malati devono condurre per sopravvivere in un ambiente ostile e di una indifferenza di cui si fa una demagogia esagerata, ma alla fine si è soli e con i problemi. Il fatto è capire che cosa possiamo fare noi di diverso e capisco che una situazione che è radicale nel senso di galassia radicale abbia un pregio come storia radicale e abbia d’altra parte un limite dell’etichetta radicale che può avvicinare, allontanare o mantenere una posizione di stand by di molti. Non so se Corbellini abbia questo in testa quando pone questo problema, ma sicuramente esiste perché noi dobbiamo in questo paese rompere dei tabù, cioè degli argomenti di cui non si parla, dobbiamo riuscire a porre dei temi al centro dell’attenzione e creare delle alleanze con la politica e svilupparle. Se io dovessi pensare all’associazione Luca coscioni, è un’Associazione di storia radicale che però ha la capacità di attivare nei vari partiti, i nuclei di rappresentati di quei partiti che aderiscono e riuscire a valorizzarli e a porre lo stesso tema in tutti i partiti. Mi piacerebbe se affrontiamo un tema o una iniziativa e che questa sia condotta dentro Forza Italia, dentro Pd, dentro Italia dei valori, oltre Radicali, ma dai gruppi che fanno riferimento all’associazione. Non so forse è difficile per coloro che si inscrivono alla Ass. Coscioni dare il loro contributo e utilizzare meno questa iscrizione nell’attività politica preferendo privilegiare poi altri aspetti e questo potrebbe essere scomodo ed è naturale e normale che sia così, ma credo che possa essere utile. Credo che la battaglia debba essere una, quella di portare il criterio scientifico dei problemi della lettura dei documenti per quanto riguarda tutti i temi connessi tra l’individuo e la persona nella sua autodeterminazione in senso lato. Perché oggi vedo che la polemica, soprattutto quella pubblica, si gioca sulle battute, più che sulla documentazione per dimostrare che ci sia un fondo di verità. Lo vedo nella discussione sulla questione del testamento biologico, tralasciando gli altri argomenti, dove credo che pochissimi di coloro che ne discutono all’interno del parlamento, abbiano mai letto i cinque articoli della legge olandese, ma anzi ne deformano i contenuti. Non conoscono nemmeno il contenuto della legge tedesca o il percorso iniziato nel Regno Unito su questi temi; si parla su slogan e su principi astratti. L’altra questione che invece conosco meglio è quella della RU486, che è evidente che non solo il Ministro Sacconi e tutti coloro che intervengono sulla materia si sono dimenticati o hanno fatto finta di dimenticare la 194. Ormai ci sono una raffica di agenzie del Pdl che ognuno rilancia nella propria regione le frasi copiate da altri comunicati nazionali in cui vengono dette cose completamente sbagliate non avendo nemmeno la possibilità di contestarle; per esempio guardate che la tutela della salute della donna che voi dite che deve essere rispettata in Italia è tutelata negli altri paesi dove la RU486 c’è. E non si capisce perché un paese come l’Italia solleva una questione interna di un farmaco di una procedura e non abbia il coraggio di sollevarlo in sede dell’Agenzia Europea del farmaco o nei confronti di altri ministeri; come il Ministro Citi e la direttiva 83 del 2001 che gli impone di segnalare agli altri paesi della comunità europea eventuali pericoli dei farmaci. Dopo questo non vado oltre perché l’impegno con il quale tutti ci muoviamo porterebbe molti esempi, credo che questo congresso sia utile per capire su dove dobbiamo andare e come marciare su questi temi sapendo che le battaglie sono lunghe. Io credo che il filone dell’autodeterminazione sia importante se non lo si fa diventare fine a se stesso, perché è una traduzione in pratica con cui tantissima gente riesce a capire il problema. Io vedo che quando sono fermo a firmare pillole del giorno dopo in posti come la festa dei democratici o l’evento del 20 settembre dove ci sono solo associazioni laiche, dove quelli che vengono a dirti che sono d’accordo con te confondono la pillola abortiva, la pillola del giorno dopo, la pillola anticoncezionale sono in buona fede, sono favorevoli, ma non avendone bisogno non si documentano ; e quindi avere delle parole d’ordine chiare dalle quali far discendere i propri filoni è importante. Farei l’esempio in conclusione del referendum sulla legge 40. All’inizio avevamo tutti un po’ di dubbi sapevamo che il rischio di perderlo era altissimo e a posteriori vedo che molti iniziano a dire, in maniera ingenerosa, che è stato un errore, ma non è stato un errore perché il referendum ha riportato la discussione su questi temi in diverse forze politiche del centro sinistra e anche nel centro destra. Se oggi la posizione di Fini, è la più disponibile del centro destra e in forze insospettabili fino a qualche anno fa ,sono dovute al referendum sulla legge 40, perso, ma per ignava indifferenza dei cittadini non per contrarietà ha comunque sollevato alcuni temi e l’effetto lo vediamo ancora adesso. Riguardo il caso Englaro, Welby si sa che quando c è il caso specifico la gente si schiera a favore, anche li non ci sarebbe stata un’attenzione cosi alta se non ci fosse già qualcosa che avesse mobilitato una parte dei cittadini. Il fatto che una parte significativa è andata a votare e che tutti ne hanno parlato anche se dicevano: ”Non mi tocca”, perché la gente non si muove sulle cose che non lo toccano, vale anche per la 194 e vale per il vergognoso silenzio che il movimento femminista d’Italia ha mantenuto sul tema dell’aborto negli ultimi venti anni. C’è una disinformazione totale ecco perché credo che l’associazione Coscioni necessita di esistere e debba testardamente continuare a mantenere un filone di conoscenza scientifica e anche nella politica, cioè non soltanto affidarsi alla retorica ma deve far politica cioè deve toccare delle leve sentimentali su cui si possano unire la maggior parte dei cittadini anche su posizioni che non sono correttissime, ma che mandano il giusto e sbagliato. E dovrebbe proprio riflettere sul rischio di essere un’associazione legata alla galassia radicale legata all’esperienza radicale, con il rischio di limitarsi in questa sua connotazione o mantenendo le proprie origini e penetrare maggiormente in tutto lo schieramento politico e quindi essere presente a 360 gradi nella politica. Questa è un po’ una scommessa, già importante, che all’interno ci siano molti di noi che nei propri campi non distinguono tra aspetto pubblico e politico e tra cosa fanno nel weekend e aspetto professionale. Io credo che nella vita bisogna avere la coerenza di affrontare tutte queste cose assieme, infondo siamo la stessa persona. Io ho sempre detestato quelle persone che la sera con gli amici facevano i progressisti e a lavoro nessuno se ne accorge perché alla fine sono conformisti e purtroppo tutti quanti dobbiamo accettare i compromessi. In questa associazione, invece, ho trovato molte persone che ci mettono la faccia, e credo che sia un buon motivo per proseguire e arrivare alla conclusione di questo congresso online con il nuovo rilancio che tutti noi auspichiamo.

 

1 commento

L'importanza dell'accento sull'autodeterminazione

 

Condivido i contenuti dell'intervento di Silvio Viale.
 
Sono anch'io dell'avviso di porre l'accento, sottolineare e richiamare costantemente il concetto di AUTODETERMINAZIONE (oltre naturalmente ad occuparsi anche dei concetti specifici legati a questo o quell'argomento), concetto che mi pare sostanzialmente sotteso e che costituisce l'elemento caratterizzante ed il tratto comune dell'approccio utilizzato per affrontare le varie tematiche.
 
Lo trovo cioè il terreno comune su cui vengono coltivati i diversi argomenti e, per quanto mi riguarda, una delle motivazioni principali che mi legano all'Associazione Coscioni.
 
Intendo riferirmi cioè al diritto soggettivo di ciascuno di poter operare da se le proprie scelte di vita e di fine vita e che per ciò stesso è un diritto comunque rispettoso delle scelte, anche diverse, che possono essere operate dagli altri e che a loro volta sono garantite proprio da tale diritto.
 
Rammento per esempio che nei colloqui che ho avuto con varie e disparate persone (ed ho talvolta tuttora) per esempio a proposito dei casi di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro, ha sempre prodotto un effetto disarmante la seguente semplice domanda: secondo te, decidere cosa desideri e cosa non desideri che ti venga praticato devi essere tu o i tuoi cari (se tu non puoi) a farlo o preferiresti affidare a scatola chiusa questa scelta a questo o quest'altro ministro, sottosegretario, cardinale o dottore?
 
E poi, mentre con la mia formula non ti viene negato di poterti affidare, se lo desideri, a quel tale ministro, perchè contemporaneamente trovi giustificato che la medesima facoltà di scelta si negata ad altri ed anzi divenga così una non-scelta obbligatoria?
 
Il modello dell’autodeterminazione ci assicura di poter vedere rispettati i nostri orientamenti nei nostri propri confronti, il modello della predeterminazione invece non è capace di assicurarcelo ed anzi tendenzialmente ed assai probabilmente può negarcelo.
 
Questo richiamo all'autodeterminazione la ho trovata sempre di facile comprensione anche da parte di coloro i quali magari dei temi specifici si dichiaravano inizialmente non interessati e/o informati e, forse, una delle ragioni (oltre a quelle di merito) per cui giustamente viene affermato che queste battaglie erano "appoggiate" dalla maggioranza (silenziosa) dei cittadini italiani.
 
Quindi è senz’altro da condividere il concetto che la trasversalità dei temi trattati dall’Associazione Coscioni debba trovare riscontro in un’analoga trasversalità sul fronte della politica (anche di quella partitica, per la situazione di fatto esistente).
 
Il richiamo all’autodeterminazione, la sua agevole comprensione e, come è già stato verificato, la percezione che anche politicamente si ha della “popolarità” delle posizioni che la sottendono potrebbe così costituire un elemento di forte sostegno proprio verso quelle alleanze trasversali in campo politico che sui temi cosiddetti “etici” sono auspicabili e, anzi, necessarie.
 
Nel pieno solco di un movimento di opinione (così potrebbe venire definita l’Associazione in base al mero dato numerico) e che tuttavia si prefigga di orientare e rivolgersi efficacemente alla vasta e variegata platea dei cittadini di questo nostro vituperato paese.
 
Una proposta pubblica in grado di incidere nella maggioranza silenziosa e che sua volta incida nella ricerca di popolarità e consenso della politica (magari auspicando che si possa incidere anche nella sua etica).
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