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Islam e laicità: i lettori ne discutono

Gentile redazione,

la risposta di Angiolo Bandinelli al sig.Fattah mi conferma ancora una volta che davvero non c'è limite al peggio. Allora, passi l'ignorare costantemente e pervicacemente gli orrori dell'integralismo islamista ed il concentrare tutte le proprie forze su un presunto, ferocissimo e pericolosissimo integralismo cattolico, qui si fa invece un passo deciso nella direzione già imboccata da tempo dalla parte più impresentabile della sinistra italiana ed europea, quella della complicità aperta e compiaciuta. [...] Il sig. Fattah è palesemente - secondo qualsiasi criterio di buon senso e sopratutto secondo i criteri che voi stessi applichereste a qualsiasi fedele di qualsiasi altra religione - un integralista (...). Il sig. Fattah asserisce: "Sono musulmano e perciò credo che si debba obbedienza solo a Dio ed alle sue leggi": l'assunto classico dell'integralismo e dell'anti-laicità!: se ogni credente ritiene di dovere obbedienza solo al proprio Dio e a quelle che lui ritiene essere leggi divine, è chiaro che è impossibile ogni accordo sul principio democratico di leggi votate a maggioranza ed ovviamente sempre ridiscutibili (...). "L'uomo che usa la ragione non può non vedere la presenza di Dio nella realtà che lo circonda". Dunque, chi non la vede, non usa la ragione! Proseguendo nella lettera si impara che è "l'illusione di bastare a se stessi" - ossia il non credere in Dio - a generare violenza e terrorismo! (...) Ma l'affermazione davvero agghiacciante è la seguente: "Trovo che delle tre religioni monoteiste oggi solo l'Islam, rimasto fedele alla parola di Dio senza fraintendimenti, garantisca il rispetto nei confronti di tutte le persone". Considerando quanto avviene nella maggioranza dei paesi musulmani nei confronti delle donne, degli atei, dei fedeli di altre religioni, per non parlare della sorte riservata agli omosessuali, si può avere un'idea più precisa di cosa si intenda per "rispetto". E di fronte a questo violento attacco in perfetto stile integralista Bandinelli non trova di meglio che ringraziare, esprimere il suo accordo, ricordare il grande, anzi grandissimo, contributo dato dall'islam alla scienza [ ...] Credo non ci sia bisogno di altri commenti (...).

Francesco Capeggia

Caro Capeggia,per ragioni di spazio ho dovuto ridurre la sua lettera. Credo di aver lasciato l'essenziale, le chiedo comunque scusa per eventuali gravi omissioni,occasioni di fraintendimento del suo pensiero, ecc. Ma veniamo al sodo.Mi pare che la sua lettera sia anch'essa intrisa di un greve fondamentalismo, o quanto meno di un buon quoziente di intolleranza. Lei può facilmente immaginare che anche io sia abbastanza edotto delle difficoltà serissime che si affrontano,in molti paesi islamici, per affermare e fare affermare i principi della tolleranza civile e religiosa.Vi sono però paesi islamici dove questa convivenza è assicurata in maniera sufficiente se non adeguatissima. Mentre io ritengo che si debba lavorare - pazientemente anche se fermamente - perché tale condizione sia raggiunta in tutta l'area dell'Islam, lei è persuasissimo che lo sforzo non vada tentato,e che sia piuttosto necessario radere dalle fondamenta ogni traccia di Maometto e dei suoi seguaci.Sarebbe un'impresa difficile e - temo - persino insensata,visto che oltre un miliardo di persone venerano quel Profeta,anche in Europa peraltro, e convivendo con cristiani d'ogni confessione (i quali, anche loro, hanno impiegato un bel po' di tempo per accogliere e fare proprio, guarda un po', il laico principio della tolleranza). Cordialmente,

Angiolo Bandinelli

Gentile redazione, (...) 1) Trovo che, da parte sua, il lettore Sa'adawi, insista arbitrariamente nell'attribuire ai "non credenti" o atei che dir si voglia "l'illusione di bastare a sé stessi" (...). Si tratta, a mio parere, di una conclusione gratuita abbastanza comprensibile in chi ha una fede, ma non per questo necessariamente corretta. Un non credente è una persona che non trova che la soluzione di tutto ciò che lo angustia, sia perché non sa dargli spiegazione, sia perché non vede prospettive oltre il suo orizzonte di vita, debba essere in un Dio. (...) Non per questo il non credente ritiene di aver risolto i suoi problemi (tantomeno tutti!) attraverso la ragione. La ragione gli serve solo per poter concludere socraticamente che sa di non sapere. E si tratta di una posizione tutt'altro che comoda. Specie in una società sempre pronta ad adottare con entusiasmo le soluzioni "prète à porter" fra cui quelle proposte dalla religione. 2) Circa la risposta di Angiolo Bandinelli, non capisco perché il pluralismo laico dovrebbe esigere "non il diritto di non credere", ma il "diritto di credere". Mi sembra ovvio che la laicità implichi ed esiga entrambi i diritti con la stessa dignità. Cordialmente.

Renato Pani

Caro Pani, non è comoda la posizione di chi confida nella ragione,ma non è comoda neanche la posizione del credente:Dio può essere un difficilissimo ed esigente interlocutore della ragione.Comoda è, molto spesso, la posizione delle Chiese (quelle religiose e quelle "razionali") che,ovviamente, preferiscono il "pret à porter" gradito ai frequentatori della domenica (o del sabato sera). Ovviamente,il "diritto di credere"cui faccio riferimento è comprensivo del "diritto di non credere",che è un'altra formulazione del primo. Cordialmente,

Angiolo Bandinelli

Martedì, 6 novembre, 2007 - 14:50
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