Italia, ultima della classe

di ANTONINO FORABOSCO

L’università e la ricerca in Italia arrancano. Lo dimostrano i ranking delle università del mondo redatti dalle agenzie internazionali, che collocano il primo ateneo italiano solo al 173esimo posto. Lo dimostrano i meccanismi di assegnazione dei fondi alla ricerca: come insegnano gli scandali che in queste settimane abbiamo contribuito – come associazione – a far venire alla luce, i soldi sono attribuiti in maniera totalmente discrezionale, con criteri politici più che scientifici. Gli studenti ed i ricercatori sono le prime vittime del corporativismo, del nepotismo e dell’illegalità imperanti. Ma tale situazione è più in generale alla radice del degrado economico, civile e culturale di un paese intero. Agenda Coscioni torna con questo speciale ad occuparsi del mondo della ricerca, a partire dalle esperienze e dalle battaglie quotidiane di docenti e ricercatori iscritti all’Associazione: in vista del Congresso di Salerno

La qualità delle performance delle Università del mondo è, da alcuni anni, valutata da agenzie internazionali ed i risultati di queste valutazioni sono poi annualmente sintetizzati in classifiche (o rankings) relative alle migliori fra queste università.

 Queste classifiche sono così divenute una specie di borsino del valore delle università dei vari Paesi del mondo, considerato anche ai fini dell'allocazione di fondi privati per la ricerca. Ad esse guardano anche gli studenti internazionali per scegliere la loro sede di formazione superiore. Le valutazioni più note e seguite in sede internazionale sono due: quella commissionata dal governo cinese alla Università Jiao Tong di Shangai e redatta dall'Academic Ranking of World Universities (ARWU) e quella inglese redatta congiuntamente da Thes (Times Higher Education) e Qs Top MBA.

Il Ministro dell'Università e della Ricerca, partecipando ad un recente dibattito televisivo dal titolo "L'università a pezzi" - quasi a voler smentire questo titolo - ha affermato che vi sono decine di università italiane tra le 500 migliori al mondo. Purtroppo non è così! Se il ministro faceva riferimento alla classifica dell'Università di Shangai - che è poi l'unico che certifica le migliori 500 università al mondo e che è stato reso noto nel luglio scorso - tra le prime 500 università del mondo solo 17 sono italiane. Prima fra queste l'Università Statale di Milano al 138 posto, seguita da Pisa al 141 posto, da Roma-La Sapienza al 143, Padova al 191 e Torino al 198 posto.

Lo scorso giovedì 8 novembre è uscito - nell'inserto del Times Higher Education Supplement, redatto da Thes - anche il ranking 2007 relativo alle 200 migliori università al mondo. Scorrendo questo documento, presentato nella tabella 1 per le prime 20, si constata il permanere al suo primo posto dell'Università americana di Harvard seguita dalle due università inglesi di Cambridge e di Oxford, quest'anno seconde a pari punteggio. Ai primi 10 posti ci sono solo università americane o inglesi, la prima università di un Paese diverso è la canadese McGill di Toronto, al 12 posto.

Fra le prime 20 università c'è, al 16 posto la Australian National University, al 17 posto l'Università di Tokyo, seguita dalla Università di Hong Kong. Diverse università europee avanzano nella classifica rispetto all'anno precedente, fra tutte l'Università di Amsterdam - quest'anno al 48° posto - rispetto al 69 posto del 2006. Le università di Uppsala, di Helsinki e quella di Copenhagen si posizionano fra le prime 100.

Quest'anno, prima fra le università italiana è risultata l'Università di Bologna - al 173 esimo posto - seguita da Roma- La Sapienza al 183 esimo posto. Nel 2006 era invece prima La Sapienza, al 197 esimo posto, mentre l'Università di Bologna era al 207 esimo posto. Come si vede uno scambio di posizione fra le due maggiori università italiane, con un lieve miglioramento. Ma sempre agli ultimi posti della classifica! Non ci sono altre università italiane nel ranking 2007 del Times Higher Education Supplement, mente la piccola Irlanda mette le due sue università di Dublino fra le 200 migliori università al mondo. La CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) - nata come associazione privata ma che ha oggi acquisito un riconosciuto ruolo istituzionale e di rappresentanza - ha criticato le valutazioni che queste agenzie hanno dato alle università italiane, nel 2006.

Ritiene, la CRUI, che le performance ottenute dalle singole università siano penalizzate se valutate in un contesto di scambio e di confronto globale ed anche che gli indicatori utilizzati non sono rappresentativi della realtà istituzionale e organizzativa adottata in ciascun Paese. Secondo la CRUI, di diverso spessore e validità sono invece gli studi condotti sulle performance della ricerca svolta nelle università europee e pubblicati come parte degli indicatori scientifici e tecnologici dalla Commissione Europea (Science and Technology Indicators for the European Research Area - STI-ERA). Purtroppo, la CRUI stessa ha dovuto riconoscere che anche le conclusioni da questi studi non sono poi così radicalmente più positive, per le università italiane, rispetto a quelle pubblicate dalle due agenzie internazionali sopra citate. Nel 2004, ad esempio, nessuna di queste figurava nella classifica delle 22 università europee che presentano un fattore di impatto misurato per citazioni più alto della media mondiale.

 Da tutto questo si deve ricavare una morale : le classifiche fornite dalle agenzie di valutazione internazionali possono anche non essere perfettamente coincidenti con la reale situazione del sistema universitario italiano, ciononostante il loro lavoro può rappresentare un importante punto di partenza per un'autoanalisi da parte del sistema stesso. Un concreto approfondimento critico su questo sistema è del resto improcrastinabile. L'immagine della sua grande debolezza che emerge da queste valutazioni - in particolare sul piano della competitività internazionale, ma anche su quello della produttività - non è che una conseguenza diretta dalla desolante condizione di degrado sul piano etico civile nel quale essa versa. Non passa, infatti, quasi giorno senza che notizie o inchieste giornalistiche portino a conoscenza dell'opinione pubblica suoi pesanti aspetti negativi, spesso non compatibili con un Paese democratico. Sarebbe qui troppo lungo richiamarli tutti, anche perché ai vecchi mali del corporativismo e del nepotismo si sono aggiunte nuove illegalità. Un esempio per tutte : l'ingresso nelle facoltà a numero chiuso, imposto dalla Comunità Europea quale mezzo per selezionare i giovani più capaci, in diverse università si è trasformato in una lucrosa barriera a favore di alcuni loro componenti. Non vi è dubbio tuttavia che il ristabilimento della legalità e la necessaria pulizia morale del sistema universitario italiano debba necessariamente iniziare dalla testa del sistema, dai Rettori stessi. Non è infatti accettabile che molti di essi non abbiano esitato a sfruttare l'autonomia universitaria, appena acquisita, per modificare ripetutamente gli statuti delle loro Università ed assicurarsi così il mantenimento della loro posizione di potere.

 @pprofondisci La classifica del Times Higher Education sui 200 migliori atenei nel mondo www.thes.co.uk/worldrankings/ Le università al top della ricerca in Europa http://cordis.europa.eu/indicators/ third_report.htm  

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:25
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