L’intero paese si “tassa” per salvare Lisa e Delia


Il Messaggero
di Elena Castagni

Gli abitanti di Uzzano, in Toscana, hanno raccolto i 30 mila euro necessari per eseguire all’estero l’impianto di embrioni selezionati. Cure in Turchia per dare un fratello sano alle gemelline talassemiche: guariranno con le staminali.

ROMA - Uzzano è un paese di cinquemila anime. Provincia di Pistoia, ma cuore della Valdinievole, con Pescia e Montecatini. Un paese dove la gente si conosce e che un paio di anni fa aveva accolto con amicizia quella giovane coppia che arrivava dalla città più vicina. Stefano D’Errico, 37 anni, fotografo pubblicista e sua moglie Giulia Zuccaro, 28, parrucchiera, erano in attesa del lieto evento. Erano nate due gemelline Lisa e Delia il 24 agosto del 2004. E la favola era continuata fino a quando il pallore sul volto delle piccole era diventato troppo intenso, rivelatore di una malattia purtroppo seria, la talassemia major, la forma peggiore di anemia mediterranea. La storia aveva preso il verso sbagliato. Papà e mamma soffrivano quanto e più delle bambine quando, una volta ogni due settimane, le portavano all’ospedale per le trasfusioni. C’era una sola speranza, il trapianto di midollo. Ma tutto andava nel verso peggiore, non si trovava il donatore adatto. Serviva un fratellino, ma come si faceva, si rischiava un altro figlio talassemico. Il referendum, il quorum non raggiunto era stata la mazzata finale. Servivano soldi, tanti soldi per andare all’estero a fare quello che in Italia era ormai vietato. Soldi che che la giovane coppia con le due bambine a carico non aveva, ma che sono arrivati, piovuti dal cielo di Uzzano e della Valdinievole. Già, perchè l’intero paese e i comuni vicini si sono autotassati per consentire a Stefano e a Giulia di dare una speranza di vita sana a Lisa e Delia, le gemelline. Trentamila euro raccolti per iniziativa di tutto il paese. Salvadanai nei negozi e nelle farmacie. Cene di beneficenza nei ristoranti e persino in piazza. Sindaci, amministratori e dipendenti comunali che si sono autotassati. Da giugno a ottobre erano bigliettoni che volavano nelle casse di famiglia. Un sito (www.lisadelia.it) raccontava passo passo la tragedia e la speranza della famiglia D’Errico. Poi il viaggio in Turchia, al memorial Hospital di Istanbul. L’impianto dei due embrioni dei quattro selezionati e concepiti in vitro. L’attesa, fino a pochi giorni fa quando l’ecografia ha confermato che uno dei due ha attecchito: diventerà il bambino della speranza, il figlio di una comunità che l’ha voluto fortemente quanto i suoi giovani genitori. «La generosità dei nostri concittadini è inarrestabile - racconta papà Stefano, emozionato dalla bella notizia che ha solo 48 ore - vogliono continuare a raccogliere soldi anche se non ce n’è più bisogno: la cifra a cui siamo arrivati ci ha permesso di fare l’intervento e ci consente di andare fino in fondo senza bisogno che mia moglie lavori. Perché questi mesi sono a rischio. Non ci possiamo permettere di perdere il figlio. Poi ci sarà il trapianto delle staminali. Dove? A Pavia, probabilmente. Ma dovrà passare del tempo le bambine sono ancora troppo piccole». Piccole, ma già conoscono il dolore. «E’ una pena accompagnarle alle trasfusioni. Loro piangono, ma di nascosto piangiamo anche io e mio marito», racconta mamma Giulia, finalmente risollevata. «Certo passerà del tempo prima di vederle sane - continua - tra poco dovranno iniziare la terapia per eliminare il ferro accumulato nel sangue dalle trasfusioni. Saranno collegate a un apparecchio 12 ore al giorno per cinque giorni a settimana. Una tortura. Speriamo vada tutto bene. Speriamo che la rotta si inverta. Da quando si sono sbagliati e mi hanno detto che io non ero portatrice sana di talassemia...Meglio non pensarci. Meglio ricordare tutti quelli che ancora non si stancano di aiutarci, a partire dall’associazione “il mondo dei gemelli” che ci ha dato una bella lezione: ci ha insegnato a chiedere aiuto».

Lunedì, 7 novembre, 2005 - 12:35

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