LA “MORATORIA” DI FERRARA

L’aborto, opera della natura ogni giorno

di ANTONINO FORABOSCO

Galimberti su l’Espresso imposta le sue valutazioni sulle condizioni psicologiche della donna che interrompe la gravidanza sull’affermazione che “la natura quasi sempre rifiuta l'aborto”. Questo non è assolutamente vero

La recente approvazione all'ONU della moratoria sulla pena di morte è stata sfruttata per avviare una campagna per sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sulla necessità di mettere in discussione la legge 194/1978 sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza (IVG). La strategia che viene adottata in questa campagna è la stessa che era stata utilizzata, con successo, in occasione del referendum sulla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Un grande battage mediatico per frastornare la gente con concetti teologico-filosofici di grande impatto etico ma difficilmente definibili sul piano medico-biologico - come quello sull'inizio della vita umana - e distoglierla dalla vera questione: il diritto della donna a essere soggetto di libere scelte in ambito riproduttivo. Su L'Espresso dell'11 gennaio 2008, in un articolo dal titolo "Aborto diritto delle donne", Umberto Galimberti imposta le sue valutazioni sulle condizioni psicologiche della donna che interrompe la gravidanza sull'affermazione che "la natura quasi sempre rifiuta l'aborto". Questo non è assolutamente vero, mentre è vero invece il contrario. Ciò dimostra quanto i numeri delle perdite naturali dei prodotti del concepimento umano siano poco conosciuti. Vediamoli pertanto questi numeri, perché io credo che se l'opinione pubblica li conoscesse nella loro crudezza, la strategia impostata contro la 194 perderebbe molta della sua carica di empatia.

Le perdite preimpianto

Già sul finire degli anni ‘70 si era acquisito che il tasso di fecondità della specie umana è molto basso e che solo metà di tutti i concepiti si impiantano in utero, dando così inizio alla gravidanza. Le recenti indagini citogenetiche preimpianto hanno pienamente confermato questi valori, chiarendo anche che questa grande perdita avviene per l'anormale costituzione genomica dei concepiti umani che non consente loro il sia pur minimo processo di sviluppo. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ogni giorno nel mondo, a fronte di una media di cento milioni di coppie che fanno sesso, solo circa 900.000 iniziano la gravidanza. Nel mondo, perciò, almeno altrettanti 900.000 embrioni umani muoiono - ogni giorno - per cause naturali senza che le donne ne abbiano la minima conoscenza, se si eccettua a volte un lieve ritardo mestruale. In questo enorme numero di morti embrionali non vi è, perché non vi può essere, alcun intervento diretto o indiretto dell'uomo. Viene fatto tutto dalla natura!

Le perdite prenatali

Secondo una stima dell'Ufficio del Censimento americano, solo 350.000 delle 900.000 gravidanze giornaliere sopra ricordate portano alla nascita di un bambino ( HYPERLINK "http://www.census. gov" www.census.gov). Constatiamo così che nel mondo, tutti i giorni, si interrompono 60 gravidanze per ogni 100 che iniziano. Stabilire quante di queste interruzioni sono spontanee o quante sono invece volontariamente provocate è molto difficile per le diverse condizioni sanitarie, sociali o economiche dei vari Paesi del mondo ed anche la mancata rilevazione della gravidanza in molti di questi. Non è invece il caso dell'Italia dove, in attuazione alla 194, le IVG sono monitorate e dove, grazie a questa legge, le IVG clandestine si sono di molto ridotte. Secondo la relazione del Ministro della Salute (4 ottobre 2007), nel 2006 a fronte di 550.000 nati vivi, le IVG sono state circa 130.000, 2.7% delle quali dopo i 90 giorni. Il rapporto di abortività volontaria e cioè il numero delle IVG per 1˙000 nati vivi, è così risultato pari a 234,7 per 1.000. Il valore di questo rapporto di abortività volontaria non si discosta di molto da quello della abortività spontanea che si ha nei Paesi che, come il nostro, registrano una mortalità di 6 neonati per 1˙000 nati vivi. In questi Paesi, infatti, il tasso di abortività spontanea è stimato intorno al 15-20 % nel 1° trimestre di gravidanza, del 5% nel 2° trimestre ed è sul 1% quello della nati-mortalità (morte fetale nel 3° trimestre di gravidanza). In una percentuale di aborti spontanei del 1° trimestre che arriva al 60%, l'embrione presenta anomalie cromosomiche incompatibili con la vita. Gli aborti del 2o trimestre hanno più frequentemente delle cause materne come le anomalie congenite o acquisite della cavità uterina, le infezioni, ecc. Nel nostro Paese, quindi, il 50% dei concepiti viene perso prima dell'impianto e, del restante 50%, il 25% giunge alla nascita, il 12,5% viene perso prima della nascita per cause naturali ed il 12,5% viene perso nei primi 90 giorni per IVG. Gli stessi rapporti possono valere anche per gli altri Paesi a bassa mortalità neonatale, mentre per quelli dove le condizioni sanitarie , sociali o economiche non aiutano la messa al mondo di bambini e nei quali la perdita prenatale è del 60%, possono aumentare i rapporti di abortività volontaria del 1° e 2° trimestre e soprattutto quelli di abortività spontanea del 2° trimestre, nonché della natimortalità.

IVG: un evento innaturale e un disastro morale?

I numeri delle perdite naturali dei prodotti del concepimento umano sono chiari: il mancato impianto, la successiva abortività spontanea e la nati-mortalità sono eventi naturali della riproduzione umana, prevalenti sulla nascita e sono il naturale rigetto di un prodotto del concepimento anormale e che non ha possibilità di vita autonoma. Viene perciò da chiederci se vi sia differenza fra l'eliminazione dei prodotti del concepimento difettosi fatta dalla natura e il rifiuto della donna a proseguire, oltre i 90 giorni, una gravidanza quando, come recita l'art.4 della 194, sua la prosecuzione, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e' avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito. Io credo che fra le due situazioni non vi sia alcuna differenza.

Conclusione

Stando così le cose, non si vede come possa essere sostenuta la proposta per una moratoria internazionale sulle IVG che impedisca alla donna di essere libera nelle scelte di maternità. Nemmeno molto senso ha, secondo me, conoscendo l'alto numero di perdite naturali nelle prime fasi dello sviluppo umano, la richiesta inserire l'inciso "dal concepimento fino alla morte naturale" nell'articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Queste richieste hanno tutta l'aria di un'operazione per mettere in cattiva luce l'Italia dopo il successo ottenuto con l'approvazione all'ONU della moratoria sulla pena di morte e punire quanti non hanno voluto inserire in essa la moratoria sull'aborto.

Lunedì, 4 Febbraio, 2008 - 14:09
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