La vicenda, sollevata dal segretario dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, è di quelle che suscitano sconcerto. Viene da chiedersi come sia stato possibile che per circa un decennio - in violazione della legge 194- un'organizzazione con un chiaro indirizzo ideologico e religioso abbia potuto svolgere all'interno dell'Ospedale regionale di Potenza un'azione di sostanziale pressione e condizionamento su scelte che la legge affida in ultima istanza alla libertà delle donne. Infatti, la legge 194 prevede la possibilità di stipulare convenzioni tra il pubblico e organizzazioni private ma a livello di consultori, dove dovrebbe essere praticata l'opera di prevenzione, e non negli ospedali. Che questa situazione fosse ignorata dai principali esponenti delle istituzioni e dalle stesse organizzazioni femminili, che nessuno nel corso di questi dieci anni abbia mai sollevato un problema - e sia toccato di farlo al solo segretario regionale radicale - appare invero stupefacente. E induce a interrogarsi su una sorta di impermeabilità delle classi dirigenti lucane, nonostante la regione sia stata protagonista di un positiva e prolungata esperienza di governo di centrosinistra, e del complesso della sua opinione pubblica a questioni eticamente sensibili. Di tale impermeabilità, o sordità che dirsi si voglia, si erano avuti segnali nel corso della campagna referendaria sulla fecondazione assistita. Ma anche l'indifferenza con cui l'opinione pubblica ha accolto di volta in volta le clamorose vicende giudiziarie sollevate dalla Procura di Potenza, indipendentemente dal loro esito, non costituisce un buon segnale sul radicamento di un forte senso civico. Che questo non sia un segnale positivo in un momento in cui la politica è chiamata a misurarsi con temi eticamente sensibili quali i caratteri della convivenza tra le persone e il rapporto tra la vita e la morte è del tutto evidente. Dietro lo smarrimento di una concezione laica dei rapporti tra valori e politica credo che vi sia soprattutto questa indifferenza. E il fanatismo, che spesso per reazione si produce, è solo l'altra faccia di questo stato delle cose. A testimoniare la fondatezza di queste mie osservazioni vi è la clamorosa regressione degli orientamenti dei cattolici impegnati in politica in Basilicata. La discesa in campo a difesa del ruolo del Cav nell'ospedale S. Carlo da parte di autorevoli esponenti della Margherita può sembrare ovvia solo a chi non conosce la particolare vocazione sturziana della tradizione della Dc lucana che ha sempre tenuto a distinguere l'impegno dei cattolici in politica e l'affermazione dei valori cristiani. E stupisce anche che i dirigenti della maggioranza dei Ds non siano riusciti in questo caso a profferire una parola chiara, cioè non siano riusciti a dire che il rapporto tra Cav e S. Carlo debba essere interrotto, limitandosi ad affermare che (bontà loro!) la legge 194 deve essere applicata. Da chi e come non è dato sapere. Comunque l'iniziativa di Bolognetti ha scosso le acque. Sulla questione del S. Carlo si è costituito un comitato che si è denominato "Donne Insieme" e che può riaccendere l'attenzione e la discussione su questioni da troppo tempo trascurate. E c'è da augurarsi che in Basilicata dalla "forza delle donne", come un tempo si diceva, possa venire un contributo a elevare il confronto civile.