La diffusione della disabilità

Negli ultimi decenni i sistemi sanitari dei paesi industrializzati sono stati investiti in maniera crescente da fenomeni legati alla diffusione e gestione della disabilità, con rilevanti conseguenze in termini di organizzazione, gestione, composizione qualitativa e spesa.
Intorno al concetto di disabilità risulta esserci ancora oggi molta confusione; l’Organizzazione Mondiale della Sanità propone di distinguere tra Menomazione, Disabilità ed Handicap:

• Menomazione: danno biologico che una persona riporta a seguito di una malattia (congenita o meno) o di un incidente.

• Disabilità: incapacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana a seguito della menomazione.

• Handicap: svantaggio sociale che deriva dall’ avere una disabilità.

Nell’esaminare dati statistici sul numero dei disabili, bisogna essere consapevoli di due grandi difficoltà:
1. la prima deriva dal tipo di disabilità che si vuole considerare, in quanto da una parte risulta difficile individuare idonei strumenti di misura e rilevazione (quanto meno in particolari casi, ad esempio disabilità mentale) dall’altra esistono ragioni di tipo "culturale"? (permangono ancora forti pregiudizi soprattutto da parte di chi risulta a stretto contatto con il disabile).
2. la seconda è dovuta all’esistenza di alcune categorie "speciali"? di disabili, quali bambini o ospiti di strutture residenziali o forme di disabilità gravi dal punto di vista della relazione sociale. Infatti in molti casi il numero è sicuramente sottostimato, non esistendo certificazioni per la fascia prescolare e dati realmente attendibili per i disabili ospitati in presidi socio-assistenziali così come per disabilità gravi da determinati punti di vista.
In base all’ Indagine ISTAT sulle condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari 1999-2000, in Italia i disabili sono circa 2.615.000, pari a circa il 5% della popolazione di sei anni e più che vive in famiglia.

La disabilità incide maggiormente sul sesso femminile (1.721.000 disabili donne, contro i 894.000 uomini) e soprattutto in fasce di età avanzate (è notevole il gap tra la fascia di disabili donne tra 65-74 anni e quella con più di 75 anni).
Anche se si tratta di valori di gran lunga inferiori a quelli appena visti, non è possibile trascurare il numero di disabili e anziani non autosufficienti ospiti in presidi residenziali socio-assistenziali .

Anche in questo caso le donne vedono un totale di disabili superiore a quello degli uomini (120.977 contro 44.561) e continua a permanere un incidenza maggiore tra le fasce di età superiori.
Sommando il numero di disabili che vivono in famiglia (2.615.000), con il numero di disabili e anziani non autosufficienti ospiti in presidi residenziali socio- assistenziali (165.539) e con la stima di disabili di età inferiore ai sei anni (43.600), è possibile definire il numero totale di disabili italiani: 2.824.139.

In generale è possibile comunque affermare che:

1. La presenza di disabilità è correlata all’ età (il 47,7% della popolazione con più di 80 anni è disabile).
2. Esiste una differenza di genere a svantaggio di quello femminile (il 66% dei disabili è donna).
3. La differenza di genere è correlata all’età più anziane (il 79% delle donne disabili ha più di 65 anni, mentre per gli uomini si scende al 66%).

Questo andamento risulta giustificabile da un forte invecchiamento della popolazione, accompagnato da un notevole aumento delle speranza di vita alla nascita che caratterizza in misura maggiore le donne.

Per quanto riguarda l’andamento territoriale della percentuale di disabilità (la stessa distribuzione si osserva sia per gli uomini che per le donne) si ha:

• Italia insulare 6,0%
• Italia meridionale 5,2%
• Italia centrale 4,8%
• Italia nord-orientale 4,4%
• Italia nord-occidentale 4,3%

In base ai dati disponibili è inoltre possibile distinguere quattro tipologie di disabilità, cui corrispondono diversi livelli di gravità; partendo dalla più grave si ha:

1. confinamento individuale: implica la costrizione permanente in un letto o su di una sedia, comportando livelli di autonomia nel movimento pressoché nulli; a questi si può aggiungere il più generico confinamento in casa, dovuto ad impedimento fisico o psichico.
2. disabilità nelle funzioni: comporta difficoltà nel vestirsi, nel lavarsi, nel fare il bagno, nel mangiare.
3. disabilità nel movimento: porta a difficoltà nel camminare, nel salire le scale, nel chinarsi, nel sedersi.
4. disabilità sensoriali: si manifestano problemi nel sentire, vedere o parlare.

E’ bene osservare che la somma dei disabili secondo il tipo di disabilità può essere superiore al numero complessivo dei disabili, in quanto una stessa persona può essere portatrice di più disabilità contemporaneamente.

Sono le difficoltà nelle funzioni, cioè quelle relative al normale svolgimento delle attività quotidiane, ad incidere maggiormente sulla popolazione totale. Seguono la difficoltà nel movimento, il confinamento individuale e infine, la difficoltà nella vista, udito, parola . Le percentuali più eclatanti si presentano nelle fasce alte d’età: il 24,97% delle persone con più di 80 anni risulta confinato, il 35,24% presenta difficoltà nelle funzioni, il 22,5 % difficoltà nel movimento, mentre il 12,89% manifesta difficoltà nella vista, udito, parola . Ben 725.944 disabili con età superiore agli 80 anni, hanno problemi ad espletare le principali attività di cura delle propria persona .

Venerdì, 21 gennaio, 2005 - 03:02
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