L'Istat - a seguito delle leggi sulla privacy ed in particolare di quelle volte a proteggere i "dati sensibili" - ha smesso da molti anni di censire la religione degli italiani, per cui non ci sono più dati aggiornati ufficiali sulla percentuale dei cattolici nel nostro paese, e si dà per scontato che in Italia siamo ancora pressoché tutti cattolici. Tuttavia, esistono numerose indagini demoscopiche degli ultimi anni che dimostrano la crescente secolarizzazione della società italiana.
La ricerca più recente é il "Rapporto Italia" 2008 dell'EURISPES, che dedica un importante capitolo alla crescente sfiducia degli italiani nelle istituzioni. Anche per la Chiesa i risultati sono negativi: essa raggiunge il 49,7% di fiduciosi, meno della metà, con una flessione notevole della fiducia rispetto al 2007 (60,7%). Ma vi sono molti precedenti, che ricordo sinteticamente e in ordine cronologico. Secondo una indagine CENSIS realizzata per la CEI nel novembre 2004 i cattolici in Italia sono l'86,5%. Sul totale di chi si dice cattolico, i praticanti sono solo il 57,8%. Da un sondaggio EURISPES del gennaio 2006 risulta che quasi il 90 % della popolazione della Penisola si definisce "cattolica", ma solo un terzo anche "praticante".
Credenti ma poco praticanti. La percentuale, infatti, si abbassa decisamente al 36,8% per coloro che vanno a messa la domenica. Particolarmente significativi i dati relativi all'etica familiare. Oltre i 2/3 degli italiani sono favorevoli ai Pacs e difendono la legge sul divorzio. Secondo una inchiesta realizzata da "Il Mulino" nel dicembre del 2006, sugli italiani che si dicono genericamente cattolici (circa l'80%) i praticanti si fermano al 17% dei credenti. Un'altra indagine é stata realizzata dalla SWG nel gennaio 2007 per i Cristiano Sociali.
Il risultato di maggiore interesse é che il 53% dei cattolici italiani definisce gli interventi delle autorità ecclesiastiche nel dibattito politico, "non corretti" (il 71% dei cattolici elettori del centrosinistra, il 39% per i cattolici di centrodestra). La Chiesa - scrive la SWG a commento dei dati - rischia se si pone in modo "troppo secolare" ed "entra in un gioco che non viene molto apprezzato". Infine è da segnalare il "terzo rapporto sulla secolarizzazione" in Italia, curato da "Critica Liberale". Questi i dati principali. Nel decennio 1994-2004 c'è stato, nei battesimi, un calo di circa 12 punti percentuali: nel 1994 furono amministrati all'89,41 dei bambini nati in quell'anno; nel 2004, al 77,46%. Una costante diminuzione - benché più lieve rispetto ai battesimi - si riscontra anche nelle prime comunioni e nelle cresime. La percentuale delle nozze celebrate solo civilmente sul totale dei matrimoni è in crescita continua: dal 17,5% del 1991 al 31,2% del 2004. Cresce anche il numero assoluto delle unioni di fatto (207.000 nel 1993; 556.000 nel 2003). Tendono progressivamente a diminuire i preti ordinati per le diocesi italiane: nel 1991 furono 547, nel 2004 sono stati 454.
E' crisi anche per gli istituti scolastici cattolici di ogni ordine e grado: erano, complessivamente, 11.121 nel 1991 e sono scesi a 8.472 nel 2004; il numero delle iscrizioni diminuisce, così come la percentuale degli alunni rispetto al totale degli iscritti in tutte le scuole italiane: nel 1992 il rapporto era pari al 9,14%, nel 2004 al 6,87%. Le inchieste e i sondaggi citati si riferiscono ad un numero esiguo di anni, i più recenti. Per questo, mi sembra di eccezionale interesse una serie storica di dati (ufficiali, perché di fonte ISTAT) relativi alla percentuale, sul totale dei matrimoni, di quelli celebrati con rito civile: 1936: 1,4; 1946: non disponibile a causa della guerra; 1956: 2,2; 1966: 5,2; 1976: 9,4: 1986: 14,2; 1996:20,4; 1997 (ultimo dato disponibile): 20.8.
La Chiesa è consapevole da tempo della riduzione del numero dei "veri" cattolici. Lo dimostra, tra le diverse inchieste commissionate da fonti ecclesiastiche, quella promossa nel 1998 dalla CEI, condotta tra i parroci italiani. Il fatto più significativo é che i ragazzini che vanno a Messa sono pochi, malpreparati e "qualcuno non sa farsi il segno della croce". "I piccoli di oggi - dice un parroco di Udine - sono i figli dei genitori del '68. Pochi di loro vengono alla Messa e tantomeno spingono i figli a farlo. Una volta avevamo 70 o 80 chierichetti, oggi arriviamo a 4 o 5 a malapena". Sullo stesso tema riprendo i dati e le considerazioni di un articolo di Marco Politi ("In Itala i cattolici sono già minoranza") apparso su "La Repubblica" del 27- 7-1997. "L'evento più rivoluzionario - scrive Politi - a cui pochi prestano attenzione, è la fine della trasmissione della cultura religiosa tradizionale all'interno delle pareti domestiche. La famiglia mononucleare (tranne eccezioni) non insegna più a pregare, non spiega il decalogo, non trasmette racconti, fatti e leggende religiose. Affida tutto alla scuola, ma a sua volta l'ora di religione si è trasformata in tuttologia".
Quanto ai dati, Politi riprende una indagine che Franco Garelli, insieme ad altri sociologi, ha curato per la Conferenza Episcopale: "I credenti militanti, cioè coloro che fanno parte di gruppi, associazioni, movimenti e danno grande rilevanza all'esperienza comunitaria della fede, sono circa un 10%. I praticanti assidui, che però non avvertono l'esigenza di una vita religiosa collettiva e di una visibilità, sono un altro 15-20 %. Sommando entrambi i gruppi si arriva ad un massimo del 30% di credenti regolari". Una spiegazione interessante dell'enorme divario tra quanti si dicono genericamente cattolici ed i pochi "cattolici veri" é quella data da Sergio Romano sul "Corriere della Sera" del 18 gennaio: "Temo che per molti europei il cristianesimo, riformato o cattolico, abbia smesso di essere una fede e sia diventato semplicemente la manifestazione della propria differenza. "Siamo cristiani", in altre parole, è un altro modo per dire "non siamo musulmani". Non credo che questa rivendicazione identitaria possa piacere alla Chiesa". Infine, c'è da chiedersi perché i partiti, con pochissime eccezioni, sono così preoccupati di perdere il voto cattolico, viste le ridotte percentuali dei "cattolici veri" sul totale egli italiani ed anche l'insofferenza di molti di loro per le ingerenze della Chiesa nella vita politica italiana. Lo ha spiegato bene Ezio Mauro in un editoriale de "La Repubblica" del 16 gennaio.
"I partiti - scrive Mauro - hanno una responsabilità primaria. La destra, incapace di formulare una moderna cultura conservatrice in un Paese che non l'ha mai avuta, prende a prestito dal deposito di tradizione della Chiesa la parte scelta della precettistica, cercando così di procurare un'architrave ad un pensiero inesistente... Per la sinistra, è ancora peggio. Non avendo coscienza di sé e della propria identità.... chiede soltanto - in ordine sparso di conversione, o almeno di gregarietà - di poter occupare uno strapuntino dentro il senso comune dominante... In mezzo si muovono felici gli atei devoti, a cui nessuno chiede di credere in Dio... ma a cui nessuno impedisce di selezionare a piacere nel pensiero cristiano, nei Vangeli e persino nelle parole degli ultimi Papi i precetti, i divieti, le norme, rinunciando a tutto il resto: che è molto". In conclusione, possiamo affermare che i "cattolici veri", cioè quelli praticanti ed osservanti, sono ormai una minoranza nel Paese.
Servirebbe però una inchiesta approfondita, realizzata su un campione ampio e ben assortito, che consenta di trasformare in certezza questa sensazione ed i cui risultati aiutino quanti intendono contrastare la invadenza del Vaticano e "facciano ragionare" più lucidamente quelle forze politiche che ne seguono le direttive per il timore di perdere il voto cattolico. In prima approssimazione, vedrei tre quesiti principali, da formulare con la necessaria "tecnicalità": quanti sono i cattolici praticanti (che vanno a messa, si sposano in Chiesa, battezzano i figli, si confessano e si comunicano con regolarità): in che misura essi sono anche osservanti (un quesito specifico potrebbe riguardare l'osservanza del divieto di fare ricorso a sistemi di contraccezione); se e quanto incidono, nelle loro scelte elettorali, le dichiarazioni programmatiche ed i concreti comportamenti politici dei diversi partiti sui temi "eticamente sensibili". Il problema é quello di trovare un soggetto - un quotidiano, un settimanale, una rete televisiva, un centro studi di notoria indipendenza politica e culturale - che sia disposto a stanziare i 20/30 mila euro necessari per sostenere il costo di una seria e approfondita ricerca. Si cercano finanziatori per una buona causa.
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mah