Il Vaticano oggi

La creazione della "cristianofobia"

di Sandro Magister

Nelle risoluzioni delle Nazioni Unite è entrata da un anno una nuova parola: "cristianofobia". È entrata all'interno della triade: "islamofobia, cristianofobia, antisemitismo", e da allora ha fatto un certo cammino. Attualmente in una sezione dell'Onu, la commissione per i diritti umani, è in corso una indagine sulla intolleranza nel mondo, e l'indagine riguarda anche la cristianofobia. L'elemento che qui ci interessa è questo: a introdurre questa parola nei testi dell'Onu è stata una iniziativa della Santa Sede. Lo ha attestato pochi giorni fa, pubblicamente, il ministro degli esteri vaticano, l'arcivescovo Giovanni Laiolo, in una conferenza tenuta alla Pontrificia Università Gregoriana nel corso di un convegno promosso dal dipartimento di stato americano, ufficio libertà religiose. Che cosa intende la Santa Sede con la parola "cristianofobia"? Intende due ordini di fatti.

Il primo è quello che può essere sintetizzato sotto la voce persecuzioni. Basta scorrere l'atlante geografico, dal Sudan alla Nigeria, dall'India al Vietnam con i Montagnard, dall'Indonesia alla Cina e si ha una visione abbastanza intuitiva di una serie di oppressioni, di persecuzioni, anche di uccisioni, in certi casi anche di uccisioni in grande numero, con molte vittime, che costellano queste nazioni e anche altre, e che hanno come vittime precisamente i cristiani, di qualsiasi confessioni essi siano. Un altro eccidio di cristiani abbastanza recente è stato quello di Beslan, passato per questo aspetto sotto silenzio o comunque sfuggito all'attenzione generale. La totalità delle vittime erano cristiani e la totalità degli aggressori erano islamici. Sulla realtà di questi fatti non si discute. Casomai c'è discussione sui modi con cui far fronte a questi fatti, ed effettivamente va detto che c'è una certa reticenza, magari dettata anche da ragioni diplomatiche, da parte delle stesse alte gerarchie della Chiesa a prendere di punta queste questioni. Ma c'è un altro ordine di cose che spiega la sensibilità delle gerarchie della Chiesa nei confronti della "cristianofobia", ed è ciò che esse percepiscono come un'offensiva laicista e secolarista Per individuare quali sono le letture e le reazioni delle alte gerarchie della Chiesa di fronte a questo fenomeno prendo ad esempio alcune dichiarazioni di alti esponenti ecclesiastici. Parto da una dichiarazione fatta in ottobre dal cardinale Renato Martino, che è il presidente del pontificio consiglio per la giustizia e la pace. Egli, presentando un libro che raccoglieva interventi di Giovanni Paolo II in materia di politiche internazionali, ha definito così il nemico laicista: "potenti lobby culturali, economiche e politiche, mosse prevalentemente dal pregiudizio verso tutto quello che è cristiano". E per chiarire aggiungeva: "Basta pensare alla disinvolta e allegra maniera con cui queste lobby promuovono tenacemente la confusione dei ruoli sessuali nell'identità di genere, sbeffeggiano il matrimonio tra uomo e donna, sparano addosso alla vita fatta oggetto delle più strampalate sperimentazioni".

La seconda dichiarazione che voglio citare è molto più misurata. È del cardinale Joseph Ratzinger, in una intervista del 19 novembre a "la Repubblica": "Siamo di fronte a un secolarismo aggressivo e a tratti persino intollerante. In Svezia un pastore protestante che aveva predicato sulla omosessualità in base a un brano della Scrittura è andato in carcere per un mese. Il laicismo non è più quell'elemento di neutralità che apre spazi di libertà per tutti, comincia a trasformarsi in una ideologia che si impone tramite la politica e non concede spazio pubblico alla visione cattolica e cristiana, la quale rischia così di diventare una cosa puramente privata e in fondo mutilata. Noi dobbiamo difendere la libertà religiosa contro l'imposizione di una ideologia che si presenta come fosse l'unica voce della razionalità".

La terza citazione è di Giovanni Paolo II, del 20 novembre scorso, un giorno dopo l'intervista di Ratzinger. Parlando al pontificio consiglio per la famiglia Giovanni Paolo II ha detto: "La famiglia come società fondata sul matrimonio è una istituzione naturale insostituibile e un elemento fondamentale del bene comune di ogni società. Chi distrugge questo tessuto fondamentale dell'umana convivenza causa una ferita profonda alla società e provoca danni spesso irreparabili"

Martedì, 8 luglio, 2008 - 16:34
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it