La legge 40 mi ha distrutta

di Romina

Al referendum del 2005 per abrogare la legge 40 sulla procreazione assistita ho votato sì perché ho lottato a lungo per avere un bimbo, da quando ho conosciuto mio marito e ci siamo sposati. Avevo 19 anni. Dopo un anno di tentativi negativi ci decidiamo ad andare in un centro pubblico. Iniziano gli esami. Passano gli anni, tre, quattro, e non si sa il motivo per il quale non rimango incinta. Prenotiamo all'ospedale e ci sono talmente tante persone come noi... dopo anni il personale medico non si ricorda nemmeno chi siamo. Dopo cinque anni si scopre che mio marito ha avuto un'infezione che è la causa della sterilità. Decidiamo di andare da uno specialista privato. Altri soldi: lavora solo mio marito perché io per fare queste cure ormonali, con effetti collaterali, non posso lavorare. Inseminazione dopo inseminazione, milioni dopo milioni, mai niente di niente. Allora scegliamo di andare fuori città. Altre inseminazioni ma ancora niente. Per un anno dobbiamo fermarci perché non ce la facciamo economicamente. Siamo costretti a richiedere prestiti su prestiti. Siamo sull'orlo della disperazione. Dopo sette anni andiamo in un altro centro privato. Tutto bene: si fa la fecondazione in vitro. Io e mio marito siamo religiosi ma era l'unica cosa da fare e con coraggio ci siamo lasciati convincere. Certo, siamo cattolici, ma avere un bimbo in questo modo non significa non esserlo ma solo mettersi nelle mani, oltre che di Dio, dei medici. Altre brutte avventure. Altri milioni buttati al vento. Allora dico: l'unico rimedio è farlo con l'inseminazione eterologa. Dopo tanti anni e dopo averne parlato tanto io e mio marito arriviamo a questa conclusione: è sempre un bimbo che nasce da me, che vive con mio marito fin da piccolo, lo si vede nascere, non è adulterio. Ma ecco che non si può più. Come, e tutti i soldi che abbiamo dovuto pagare, tutti i prestiti che abbiamo ancora da pagare! C'è chi gioca con la salute della gente. Non si può decidere così, da un momento all'altro, di rovinare la vita a persone che cercavano di fare i conti con essa. Nel gennaio del 2007, dopo tanti anni, io e mio marito decidiamo che così non si poteva continuare, ormai non riuscivamo più a capire se stavamo insieme solo per rincorrere questo sogno e se anche questo era diventato solo routine. Purtroppo tutto era diventato più difficile perché eravamo arrivati al limite delle nostre possibilità finanziarie e non potevamo permetterci nessun tipo di viaggio all'estero. Quindi, con grande dolore e di comune accordo, abbiamo deciso di separarci, forse per scappare da tutto questo, per chiudere gli occhi e cancellare tutto questo dolore. Ho tanta rabbia dentro, perché penso a tutto quello che ho passato senza aver ottenuto nessun risultato.

 

Martedì, 6 novembre, 2007 - 14:32
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