Cellule staminali

La libera ricerca è un obbligo morale

di Giulio Cossu

Inoltre vorrei fare una specificazione, da embriologo, che è importante, non è un sofisma ma è un fatto reale: la forma di vita che si forma per trasferimento nucleare non è un embrione, perché un embrione è una struttura che si forma per la fusione di uno spermatozoo e di un uovo. Nessun'altra struttura che cresce ha la definizione di embrione. Per esempio, in molte specie animali l'uovo, se sottoposto a uno stimolo, inizia a svilupparsi anche senza spermatozoo e - non nei mammiferi ma in altre specie - questi organismi sono vitali. Ma questa struttura non si chiama embrione, si chiama partenogenone, partenogenone; e, nella fattispecie, la struttura che si forma per trasferimento nucleare è morfologicamente simile ad un embrione, ma intanto ha un menoma diverso, ha un menoma che è stato riprogrammato: in termini pratici, ha una probabilità di dare origine ad un organismo vivo di molto inferiore all'1% nel topo e, probabilmente, ancora più basso - seppure questa possibilità esiste - nei primati, cosa che sin qui non è mai stata dimostrata.

Quindi questo non è un sofisma, questa struttura è qualcosa che vive come vive una cellula del mio fegato che non per questo è un individuo, non per questo ha un'anima, ma può donare cellule per terapie, senza che questo implichi l'idea - che ovviamente passa per chi non segue queste cose in dettaglio - che un piccolo embrioncino con le mani, i piedi e le unghie, venga fatto a pezzi per curare qualcuno. Qui si tratta di un gruppo di circa 64-128 cellule, alcune delle quali hanno la possibilità di differenziarsi in tessuti. L'insieme di queste cellule ha una probabilità remota di formare un organismo e gli studi negli animali hanno dimostrato che nella maggior parte dei casi questi organismi non sono sani e hanno una ridotta probabilità di vita.

Vi lascio con tre concetti per cui è, secondo me, lecito e giusto proseguire la ricerca sulle cellule staminali, anche nei Paesi dove questa è di fatto proibita. Esiste un obbligo morale, per il medico, a ricercare la migliore cura possibile per malattie che, al momento non ne hanno. La storia ha insegnato che idee precostituite non hanno mai fermato il progresso della ricerca ma, al contrario, le ricerche si modificano quando la scienza dimostra che una certa terapia, una certa procedura è efficace. La polemica - da parte della Chiesa cattolica - che accompagnò la fecondazione assistita, svanì o, per lo meno, si ridusse drammaticamente nel momento in cui i fatti dimostrarono che quella pratica funzionava e poteva soddisfare un naturale bisogno dell'essere umano. E infine, vorrei ricordare che l'equilibrio - tra vantaggi possibili per la salute umana e una serie di problemi tecnici di cui non vi ho parlato - che la ricerca con le cellule staminali embrionali presenta, è, nella mia opinione e credo non solo nella mia, chiaramente a favore dell'idea di continuare questa ricerca.

*Membro del Consiglio Generale dell'Associazione Coscioni Ordinario di Embriologia ed Istologia medica presso l'Università di Milano


Martedì, 8 luglio, 2008 - 16:48
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