La nostra Associazione come l' American Civil Liberties Union

di Furio Colombo

Oggi tocca ai laici proteggere i malati, tutelare il diritto a vivere o a morire e garantire l’autodeterminazione delle donne.

Per dare un'idea dell'emergenza nella quale stiamo vivendo in Italia in questi giorni, in questi mesi, in questi anni, credo di potervi dire questo: nessuno che fosse giovane, all'inizio della propria carriera, e fosse qui al posto mio a dirvi le cose che sto per dirvi, potrebbe diventare primario se medico, potrebbe diventare redattore capo se giornalista, potrebbe diventare responsabile di una delle tante aziende i cui organi dirigenti dipendono dalle nomine governative. Non in questo momento, non contro il Vaticano. Questa è la situazione nella quale stiamo vivendo, la situazione - fatemelo dire con un po' di apparente esagerazione - di un paese occupato, un paese occupato dal clericalismo e dal Vaticano, un paese occupato dalla pretesa di dettare legge, di raggiungere ciascun deputato, ciascun senatore, ciascun eletto locale nei consigli comunali, nei consigli regionali. Di raggiungerli in modo che non passi nulla se non ciò che - indipendentemente dall'insegnamento teologico, dall'accumulo di cultura formato nel mondo cattolico e dunque nel mondo italiano, indipendentemente da tutto ciò - si fonda invece su prescrizioni che potremmo chiamare di "neo-teologia", formatesi soprattutto con questo papato.

Pretendono di imporre al paese i percorsi e i dettagli dei percorsi che il processo legislativo, il processo giuridico, il processo politico devono compiere. Un episodio come quello della Sapienza, un episodio come quello della opposizione di alcune decine - e poi alcune centinaia - di professori che hanno obiettato alla lectio magistralis del capo di una religione nel paese in cui è il più ascoltato di tutti i leader di tutte le denominazioni, ha creato una reazione francamente cattiva e violenta, che ha avuto una sua parte ufficiale. Non è stata neanche nascosta, non c'è stata traccia di benevola carità o di tolleranza, di collaborazione fra paesi; sappiamo dalla politica internazionale che si possono evitare incidenti anche gravi smussando gli angoli, ma niente affatto, l'angolo in questo caso è stato limato con cura, affinché fosse il più tagliente possibile. E abbiamo assistito ai giovani che gridavano "libertà!" sotto le finestre dell'uomo che parla 18 volte al giorno in tutti i telegiornali e in tutti i giornali radio della televisione italiana! "Libertà!", gridavano "libertà!" alla chiesa che ha inventato l'obiezione di coscienza come atto di sabotaggio delle leggi della Repubblica, perchè questa è l'obiezione di coscienza, un atto di sabotaggio. Nel senso che rende impossibile l'attuazione delle leggi della Repubblica, oltre all'infinita crudeltà che comporta per le persone che da sole si devono confrontare con tale obiezione di coscienza.

La violazione del dovere d'ufficio e dell'atto dovuto è un fatto molto grave che viene risolto come se si trattasse di rifiutarsi di fronte ad un atto di immoralità, di crudeltà o di grave mancanza morale. Questo è un fatto gravissimo: è l'organizzazione del sabotaggio delle leggi della Repubblica. La scena, che sarà indimenticata in Europa, della polizia che accorre in un ospedale di Napoli. Sette poliziotti intorno a una donna che è stata appena sottoposta al più drammatico degli eventi medici che possano accadere a una donna, l'aborto, è uno degli episodi che rimarrà impresso nella nostra memoria e direi che ci sarà "un prima" e "un dopo" rispetto a quell'evento. "Prima" c'era una Repubblica più decorosa e più rispettabile; "dopo", invece, quella Repubblica decorosa e rispettabile bisognerà ricostruirla, perchè per il momento quel gesto l'ha sospesa! Quel giorno abbiamo visto a Napoli, in attività, la polizia vaticana. Alcuni, come me, esagerando un po' forse per enfasi retorica ma non per deformazione della realtà, hanno parlato di una occupazione pensando a quanto sia diventato impossibile avere funzioni direttive in questo paese se non si è graditi al Vaticano; e questo si è verificato. La polizia vaticana si è recata intorno al capezzale di una donna che aveva appena subito quel tipo di intervento. Badate che è un atto di crudeltà incredibile e questo ci porta a riflettere su qualcosa che ho già avuto occasione di dire proprio qui, grazie all'Associazione Luca Coscioni, il cui legame per me è davvero un onore ed è davvero un impegno di vita ed impegno irrinunciabile: ci troviamo di fronte al più curioso dei rovesciamenti. La chiesa cattolica manda la polizia al letto di una donna che ha appena subito una simile prova e i laici sono qui a discutere del come proteggere i malati, del come proteggere il diritto a vivere, del come proteggere il diritto a morire. E' un rovesciamento pauroso, praticamente incomprensibile negli altri paesi, incomprensibile al di fuori dei confini del nostro paese.

Io, che come sapete non sono un praticante del credo berlusconiano, ho sempre detto che trovavo molto difficile spiegare quel che succedeva in Italia ed il conflitto d'interessi fuori dei confini. Adesso trovo più difficile spiegare questo, trovo più difficile far capire che cosa diavolo sta succedendo ad amici cattolici come Ted Kennedy, Mario Cuomo, John Kerry, ad amici cattolici come coloro che hanno partecipato alla vita americana senza mai violare, da buoni cattolici e da osservanti, gli impegni presi con la legge del proprio paese, presi con la militanza politica, quando sono diventati senatori, deputati o governatori eletti nel loro paese. Mi ricordo con quale dignità e forza un uomo come Mario Cuomo, che è più un teologo che un avvocato, che ha insegnato teologia alla Saint John's University prima di diventare Governatore dello stato di New York, ricordo con quale dignità e fermezza ha tenuto testa al cardinale di New York che gli chiedeva di schierarsi contro l'aborto. Lo fece dichiarando: "Io non ho il diritto, in nome della mia persuasione personale, di schierarmi contro la legge del mio paese, anzi ho il dovere di difendere la legge del mio paese". E diciamo pure che il cardinale O'- Connor ha rivolto sì l'invito, ma non ha mai perseguitato il sindaco di New York per il fatto che si opponesse a rendere l'aborto una questione politica e a rivoltare la sua posizione solo per obbedire al cardinale. Il governatore sapeva benissimo che un atto di obbedienza al cardinale avrebbe significato la squalifica politica di un uomo la cui dignità invece era molto alta e che è stato rieletto governatore tre volte da una massa di cittadini prevalentemente cattolici che apprezzavano il rispetto della legge nei confronti di qualunque altra cosa, perchè questo è il dovere del politico. Non ho avuto questa fortuna nei quasi due anni passati nel Senato. Ho visto sciogliersi i Pacs come se fossero un progetto di avvinazzati; ho visto scomparire i Dico come se fossero un'idea mal riposta di qualcuno che aveva azzardato una trovata goliardica; ho visto rendere impossibile il lavoro di Ignazio Marino quando si è impegnato sulla questione del testamento biologico, l'ho visto assediato dalla corsa a "chi è più cattolico" e a chi rappresenta di più - da destra e da sinistra - la chiesa cattolica, la chiesa di Roma, le benemerenze da andare a incassare presso vescovi e arcivescovi. La legislatura non è continuata. Ma fatemi dire che dubito profondamente che saremmo mai riusciti a approvare il testamento biologico nel modo limpido, sereno, cauto e competente con cui quel grande medico che è Ignazio Marino stava tentando di realizzarlo.

Come avviene con i paesi occupati ci sono poi i governi di Vichy; questo tipo di Vichy adesso è realizzato da coloro che se ne vengono fuori con la "moratoria". Pensate, rubare questa nobile parola al Partito Radicale che l'ha inventata per la pena di morte, pensate all'ignobiltà del furto! Rubare la parola "moratoria della pena di morte" che è uno dei gesti più nobili e che è l'unica bandiera che abbiamo regalato nel mondo a questo paese durante questi due anni. La moratoria contro la pena di morte, adottata dalle Nazioni Unite, votata per merito di questa associazione e dei Radicali Italiani. Rubare quella parola e trasformarla in "moratoria dell'aborto", facendone - freddamente, con un calcolo assolutamente non religioso - una questione di divisione. Che è come dire: cosa potremmo pensare per spaccare per bene questa Repubblica? Ma è semplice: buttiamo dentro le donne, le donne con i loro dolori, i loro problemi, le loro ansie, il loro dramma più grande che è quello dell'aborto. Il dramma estremo di solitudine di una donna, perchè neppure il suo compagno può essere davvero con lei nel momento in cui deve prendere questa decisione e deve affrontare tale prova. Questa è davvero una delle prove, forse la sola tra la vita e la morte, che si sperimenta veramente da sole, perchè non c'è verso di essere davvero vicini a qualcuno, alla donna che si sta per sottoporre a quel dramma. (A parte che adesso provvedono mettendoci vicino la polizia; in questo modo, hanno trovato un modo molto affettuoso e cristiano!). Ma l'idea di usare l'aborto come grimaldello per spaccare la Repubblica, dovremmo notarlo e fare in modo che non vada a finire nelle note a pie' di pagina dei capitoli di storia che riguarderanno l'Italia in questo suo momento tormentato.

E' uno dei gesti più ignobili con cui si poteva contribuire a scassare, a scardinare, il difficile, drammatico, controverso ordine politico nel quale la Repubblica sta cercando di ritrovare un equilibrio. E' come una martellata su qualcuno che cerca di rialzarsi e rimettersi insieme e di trovare un contatto con il resto della realtà e con gli altri paesi. Io credo che si debba prima di tutto reclamare un diritto che è stato alla base di tutta la rivoluzione dei diritti civili americani. I diritti civili americani sono basati su questo assunto fondamentale: "non sei tu che mi definisci, altrimenti si interrompe il processo democratico, se continui a essere tu che dici di me che cosa sono, non ci siamo. Possiamo parlare, possiamo trattare, possiamo dire quello che vogliamo: ma sono io che mi definisco laico e tu non mi vieni a insegnare che cos'è la "sana" laicità e la "malata" laicità! Laico è laico! Laico è libero, laico è dignitoso, laico è privo di infantilismi e di sottomissioni, laico non riconosce delle autorità soltanto perchè sono - e noi lo rispettiamo - considerate importanti da altri. Il laico si riferisce alle leggi della Repubblica e si riferisce alle leggi delle organizzazioni e delle strutture internazionali; si riferisce a quei diritti fondamentali dell'individuo che sono conquista della democrazia e del mondo moderno, che non possono essere violati in nome di nessun papa Ratzinger. E non si permetta, né a Ratzinger né ai suoi, di venirsene fuori - lo dico soprattutto ai miei colleghi politici - di venirci a dire: "questa è una questione laicista". Non esiste il laicismo, esiste il laico ed esiste il religioso. "Laicismo" è una specie di parolaccia, inventata come strumento di intimidazione. Questo non lo possiamo permettere: noi siamo laici e siamo noi a dare la definizione di noi stessi. Dunque ogni volta che una questione viene liquidata parlando di "laicismo", come se fosse pedofilia, come se fosse una brutta parola, qualcosa da tenere lontano, qualcosa di un po' schifosetto, ogni volta dovete rifiutarlo, dobbiamo rifiutarlo, specialmente quelli di noi che sono immersi nella discussione politica. Voglio ribadire infine di sentirmi veramente onorato di essere qui a parlarvi, onorato e grato, perchè ogni volta che sento la voce di Marco Cappato, la voce di Coscioni, che dicono e rappresentano la passione, l'impegno con il quale stanno lavorando, so che la civiltà è al lavoro, so che alcune cose buone stanno accadendo, so che non mi devo vergognare del mio paese, so che c'è una speranza. E questo vorrei confermarlo qui con forza. Ma io vorrei fare due o tre proposte pratiche che credo dovremmo mettere allo studio e considerare, perchè ogni volta che si crea un problema occorre che ci sia, oltre ad un "livello alto" a cui dobbiamo tenere testa tutto il tempo - quello della libertà e della dignità laica e civile del nostro paese -, anche un "livello quotidiano" al quale dobbiamo essere in condizioni di far fronte. Io propongo che si cerchi di creare in ogni città, piccola e grande, un registro di medici, di avvocati, di parlamentari e di eletti locali che siano disposti, in qualunque momento, a intervenire in favore di donne e di malati le cui condizioni vengono ignorate o violate in nome dell'obiezione di coscienza. In modo che la persona sola, che si trova priva della cura che ha diritto di avere, o dell'intervento che ha diritto di avere, o dell'ascolto che ha diritto di avere, sappia che c'è un punto al quale rivolgersi, dove persone di qualche competenza siano in grado di intervenire. Il fatto di non lasciare sole le persone che si trovano in queste condizioni di difficoltà è estremamente importante. Vorrei trasformarlo, è il mio secondo punto, in qualcosa che sia simile a quella grandiosa e volontaria organizzazione americana che è l'American Civil Liberty Union, un'organizzazione di avvocati pronta ad intervenire a sostegno di coloro che altrimenti non avrebbero alcuna difesa e che lo fa in tutti i campi. Io credo che quel modello dovrebbe diventare un modello per la nostra attività; dovremmo avere un prontuario, una sorta di manifestino che lasciamo dovunque, negli ospedali, negli ambulatori, nei consultori, con i numeri di telefono e i nomi, le indicazioni di che cosa deve fare la persona a cui viene negato il diritto che ritiene di avere. Allo stesso modo dovremmo fare in modo di avere, all'interno delle grandi istituzioni sanitarie, almeno una persona, se esiste. E avete visto che esiste, perché come esiste l'infermiere che denuncia quella povera signora di Napoli, l'infermiere che chiama, fa scuotere il magistrato e fa accorrere sette agenti di polizia - Roberto Saviano nel suo Gomorra se li sogna sette agenti di polizia che accorrono in una situazione di camorra! -, se esistono infermieri come quello, deve esistere anche l'infermiere che telefona a noi! Deve esistere anche il medico che si mette in contatto con noi, deve esistere anche la persona che stabilisce un contatto civile e democratico per far sapere che qualcosa sta accadendo, o sul versante della vita o della morte, o sul versante dell'assistenza a coloro a cui altrimenti sarebbe negata. Poi io credo che dobbiamo esigere che ci sia, e sia pubblico, un registro degli obiettori di coscienza. Chi fa obiezione di coscienza si iscriva a un albo che deve essere noto a tutti i cittadini: per cui io devo sapere che non vado al San Giacomo, che non vado al Fatebenefratelli, devo sapere che se voglio quel tipo di assistenza non devo andare lì perchè verrei soltanto sgridata e umiliata se sono donna! Non si può permettere che l'obiezione di coscienza si faccia furtivamente e furbescamente in attesa della nomina che deve arrivare e allora non puoi spiacere al Vaticano facendogli lo scherzo di non fare l'obiezione di coscienza. Lo devi fare perchè fa parte del curriculum: più obiezioni di coscienza fai, più è facile che tu diventi primario - attraverso il politico di turno, si intende - che tu lo meriti o meno. Il registro degli obiettori di coscienza sia pubblico, lo scrivano il loro nome, dicano: "io medico tal-deitali non accetterò di curare in questo e quest'altro caso". Benissimo, le cose pubbliche sono sempre più pulite delle cose che si fanno sottobanco o che si fanno sussurrandolo alla persona che va al Pronto Soccorso, nel cuore della notte, senza sostegno e senza protezione, magari lavandosene le mani ed andando via, approfittando di quell'atteggiamento tipicamente italiano che è l'anonimato. Il nostro è un paese di anonimi, in cui nessuno dichiara mai il proprio nome; il bello di altri paesi - me lo insegna la mia esperienza americana - è che se entrate in un luogo pubblico, prima di tutto la persona ti dice chi è, poi magari ti tratta malissimo e succedono le cose meno desiderabili, ma sai chi è. Quindi anche questa battaglia contro "l'anonimato" è un impegno da prendere, ma nel caso specifico l'impegno è che chi fa obiezione di coscienza sia iscritto, si iscriva, lo dica in un albo consultabile in ogni ospedale. E lo stesso vale per i farmacisti. Voglio saperlo perchè altrimenti si determina una discriminazione subdola, silenziosa, non dichiarata, nei confronti dei cittadini, i quali vengono a sapere dell'ostacolo che gli viene frapposto solo al momento del bisogno. Infine credo che dal momento che quel governo di Vichy, che sta laicamente e da miscredente creando la colonia della chiesa al di fuori dei confini della chiesa, poiché ha spostato il confine "dall'origine del concepimento" alla "morte naturale", non c'è dubbio, confermo e sostengo quanto detto da Marco Cappato: la questione va portata davvero alle Nazioni Unite, la questione va portata davvero nel luogo in cui si può definire che cosa vuol dire "morte naturale". C'è una tale implicita, disinvolta crudeltà in quella frase e in quello slogan dove "naturale" fa un pochino come "mancanza di ingredienti artificiali nella marmellata". Ci hanno abituato all'idea che la parola "naturale" sia una parola buona perchè in antagonismo ad "artificiale", mentre quello che ci stanno dicendo è il contrario esatto.

E' una vera storia orwelliana! E' il mantenimento di tutti gli artifici, non importa quanto crudeli, per proseguire la vita chiamandola "morte naturale". Questo non è accettabile. Non è accettabile perché vergognoso, perchè è insultante, non è accettabile dalla nostra intelligenza, dalla nostra integrità, prima ancora che per la nostra responsabilità politica. Quindi, su questo, dal momento che ci deve essere - sarebbe stato bello dire "confronto" - ma ci deve essere scontro, bene, facciamolo con energia, a testa alta, con impegno e pazienza se non diventeremo primari!

Martedì, 4 marzo, 2008 - 14:35
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