I perché della nostra battaglia

La battaglia per la libertà di ricerca scientifica non è a favore dei ricercatori e dei loro laboratori. Non riguarda soltanto i milioni di malati che potrebbero un giorno essere curati grazie all'avanzamento delle conoscenze scientifiche.
La campagna per la libertà di ricerca è una battaglia di libertà. Riguarda la laicità dello stato e la libertà del pensiero. E' la stessa battaglia condotta a suo tempo da Galileo Galilei, o ancora oggi contro chi vieta ricerche che rappresentano la speranza di cura per milioni di malati, o contro chi vorrebbe espellere Darwin dai programmi scolastici.
La libertà di ricerca scientifica non è soltanto un motore dello sviluppo economico. E' il migliore strumento a disposizione della conoscenza, per distinguere il vero dal falso e liberare l'uomo attraverso il sapere.
Il sapere scientifico è sempre stato il principale nemico di ogni fondamentalismo religioso, ma non si oppone alla religione in quanto tale. La religione ha anzi tratto giovamento dal progresso della scienza. Grazie ad essa, la religione si è potuta liberare della credulità, della superstizione e di chi ha tentato di ridurla a strumento di manipolazione delle persone.
La difesa della libertà di ricerca rappresenta il proseguimento della battaglia per i diritti civili e la laicità, a difesa dell'autonomia individuale e contro la pretesa di imporre attraverso le leggi una morale di stato o i dogmi di una confessione religiosa.
-->Luca Coscioni: i perché della mia battaglia
-->Scienza, diritti e sacralità

La ricerca sulle cellule staminali
Oggi in Italia è vietata la ricerca sulle cellule staminali embrionali, considerata una delle più promettenti. Medici e ricercatori ritengono che la ricerca sulle cellule staminali embrionali rappresenti una speranza di cura per malattie che colpiscono milioni di persone, come diabete, infarto, morbo di Parkinson, alcune forme di cancro, lesioni del midollo spinale, Alzheimer, sclerosi.
Secondo il Rapporto stilato dalla commissione di studio nominata nel 2000 dal ministro Umberto Veronesi e presieduta dal premio Nobel Renato Dulbecco: «E’ possibile stimare, sebbene in via del tutto preliminare, che... l’utilizzo di cellule staminali di varia origine possa portare a sviluppare metodiche cliniche per il trattamento di un numero di pazienti che, comprendendo le patologie di origine cardiovascolare, si avvicina ai 10 milioni di individui».
-->Informazioni sulle cellule staminali

Lunedì, 12 settembre, 2005 - 16:03
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689791, Fax. +39 06.68805396, Email info [at] lucacoscioni.it