Un'urgenza di libertà religiosa

La parola ai cattolici

di Marco Pannella

Nel momento
in cui la Chiesa
sembrava in
Francia spogliata
di potere, dalle
leggi Combes in
poi, si è vissuto
uno straordinario
momento di
religiosità e di
grandi conversioni.

Apriamo dunque, il nostro colloquio su Laicità e Religioni nell'Unione Europea, con le emergenze Francia, Italia, Spagna. Mi sono reso conto che un'urgenza premeva nella laicità. L'ho appreso, ne ho avuto la conferma da tanti di voi, ma vivo da molti decenni come connotato essenziale della religiosità quale in e delle religiosità, ma preferisco dire della religiosità quale si manifesta in questo momento di storia, di storia delle culture, direi anche di antropologia culturale e politica; cioè che dove non vi è libertà di espressione o questa libertà di espressione è formalistica ma non corrisponde alla possibilità di ascolto degli altri, quando quindi le voci sono soffocate occorre che ciascuno di noi, sia come potenziale uditore, sia come potenziale oratore o scrittore, ritenga non inutile intervenire subito.

Paradossalmente quindi, io che con Emma Bonino, con tutti i compagni che sono qui, appartengo ad una storia che molto spesso, quando diventa pubblica, politica, nel momento in cui diventa pubblica diventa in realtà, clandestina. Per di più, ho sentito l'urgenza di onorare quello che abbiamo sempre pensato e che la ricchezza e le ricchezze delle religiosità, delle religioni, la ricchezza ad esempio della teologia e della storia teologica, la ricchezza del pensiero, anche di questa forma del pensiero, è ricchezza ineliminabile, senza ferire anche gli altri aspetti della religiosità, ma anche della vita umana nel suo assieme. Quindi mi sono detto, ci siamo detti, la parola soprattutto ai cattolici, perché ho anche avuto di recente modo di dirlo in polemica con il cardinale Ratzinger (nel 2004 ancora non era papa, ndr), noi sappiamo che molto spesso, nella vita delle comunità, quando diventano chiuse, o tendono ad essere molto chiuse, si eleggono degli avversari esterni, si promuovono a barbari, ad anticiviltà nemico mortale, per potere poi meglio, in realtà, effettuare una sorta di terrorismo ideologico ed umano al proprio interno.

Annibale è alle porte, la Repubblica o la Città non può avere una vita secondo le leggi che le sono proprie, ma deve sospenderle, perché Annibale, il demonio, quello che sia è alle porte e rischia anche di essere anche dentro di noi. E mi sembra che una costante della storia anche moderna, contemporanea, in questo momento rischiamo di viverla di nuovo. Mi sono chiesto quante voci cattoliche, quanti scrittori cattolici e di ogni tipo di connotazione, di presenza artistica anche, letteraria, oltre che filosofica, teologica, culturale, oggi noi conosciamo e la convinzione è che se non la conosciamo non è perché non vi sia ma perché non ci è consentito di conoscerla. Abbiamo, d'altra parte, nell'altro secolo spesso, credo in molti, sottolineato lo straordinario momento di religiosità e di grandi conversioni che ha vissuto la Francia dalle leggi Combes in poi e qui compio una piccola violenza, dall'inizio del 900 in poi, sicuramente nel momento in cui la Chiesa sembrava in Francia spogliata di potere, spogliata anche di forza, abbiamo conosciuto per i primi 50 anni, straordinarie voci francesi che hanno rappresentato la Francia per molti versi, che erano appunto di convertiti al cattolicesimo e alla manifestazione cattolica, come manifestazione di libertà per tutti e non come richiesta di privilegi corporativi.

I valori, gli obiettivi, la politica Io non credo che il compito laico sia quello di perseguire come obiettivi i valori, non credo che i valori debbano divenire obiettivi laici della politica. Credo che l'intimità e la potenzialità rivoluzionante dell'essere laico è quello di scegliere obiettivi della città, obiettivi di leggi, di regolamenti; obiettivi di città che possano essere condivisi anche da coloro che perseguono e nascono da valori altri dai nostri. La coincidenza tra valore e obiettivo, a mio avviso, ripropone discorsi come: la religione è anche etica, l'etica è anche religione, la religione è anche dottrina sociale.

C'è quel determinismo tra i distinti dello spirito dal quale bisogna guardarsi e che non è proprio del Positivismo ma semmai dello Spiritualismo e in qualche misura dell'Idealismo. Credo, quindi, che noi dobbiamo laicamente tentare di perseguire obiettivi che costituiscano, diano, conferiscano, seminino valore lì dove inizialmente vi è il perseguimento di valori diversi. In qualche misura, c'è il perseguire, il concepimento, la concezione quanto più immacolata possibile del nuovo del pensiero, mettere alla luce con amore il nuovo possibile in quell'angolo della città, in quell'angolo del territorio e delle coscienze. Io non parlo dell'Italia dei valori, dell'Europa dei valori, dell'Occidente dei valori; i valori ci sono, ma sappiamo anche che, sepolti, sono i valori immensi dell'Estremo Oriente; ci si smarrisce se ci si riavvicina alla storia del mondo, a quanto noi abbiamo rappresentato con la nostra splendida e terrorizzante storia, anche un'apparente sepoltura per civiltà, cultura e umanità pari almeno alla nostra. Nella consapevolezza di questa ricchezza, io sono convinto che quando ragionevolmente e scandalosamente si scoprono delle leggi umili, nuove, che regolino il nostro stare insieme nella città, nel mondo, nel secolo, allora probabilmente crescono dei valori sempre più "universali", sempre più "eterni", cioè sempre più duraturi e certo più duraturi della finitezza

Èmile Combes, è stato il Primo Ministro della Francia dal giugno 1902 al gennaio 1905. Combes, che prima di dedicarsi alla medicina aveva studiato teologia in seminario e insegnato filosofia nelle scuole cattoliche dopo avere pubblicato alcuni saggi sulla filosofia di Sant'Agostino, fu un accanito anticlericale ed è considerato il padre della legge che in Francia ha sancito, nel 1905, la definitiva separazione di Chiesa e Stato e il carattere laico dello Stato francese.

Martedì, 8 luglio, 2008 - 15:58
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