La PMA ha trent’anni, ma in Italia si ritorna indietro

di Anna Pia Ferraretti

Mentre in Europa sono sempre più efficaci i trattamenti per la fecondazionen assistita, in Italia i dati vanno in direzione opposta senza possibilità di smentita

Sono trascorsi 30 anni dalla nascita della prima bambina da fecondazione assistita ed oggi nel mondo vengono eseguiti quasi un milione di cicli Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) all'anno; si stima inoltre che siano nati oltre 3 milioni e mezzo di bambini ( dati del Registro Mondiale ICMART). Se nei primi anni il successo della PMA è stato misurato solo come percentuale di gravidanza, il continuo monitoraggio dei risultati e degli effetti, la discussione ed una autocritica costruttiva hanno giustamente imposto una rivalutazione del successo in senso più lato. Il vero beneficio per i pazienti è un giusto equilibrio tra efficacia, rischi e costi. Dai dati del registro europeo EIM, che monitorizza dal 1997 la tendenza espressa dall'Europa, si rileva un lento ma costante aumento della efficacia dei trattamenti e, parallelamente, la grande attenzione per la riduzione di una delle complicanze più frequenti e severe della PMA: la gravidanza plurigemellare. Nel 2004, in Europa, le gravidanze trigemine non sono state più dell'1% delle gravidanze totali. Questo equilibrio è stato raggiunto riducendo da un lato il numero di embrioni trasferiti, dall'altro permettendo alle coppie di avere (con un unico ciclo di trattamento) più possibilità di trasferimento di embrioni grazie alla loro crioconservazione. Dall'entrata in vigore della Legge 40, l'Italia è esattamente in controtendenza rispetto l'Europa. Non è più solo una sensazione, ma i dati ufficiali del Registro Italiano relativi alla attività del 2005 lo dimostrano chiaramente, senza possibilità di smentita. I dati sono a disposizione di tutti e non sono più accettabili interpretazioni ideologiche. I dati del 2005 confrontati con quelli del 2003, ultimo anno prima della entrata in vigore della legge, parlano chiaro. La possibilità di ottenere una gravidanza si è ridotta di quasi il 15%, la percentuale di aborti è aumentata e le gravidanze trigemini non sono diminuite ma hanno invece registrato un ulteriore, se pur lieve, incremento come diretta conseguenza dell'obbligo di trasferire tutti gli embrioni. Potendo poi crioconservare solo ovociti e non più embrioni, la possibilità di gravidanza dopo scongelamento si è ridotta della metà ( dal 18.3% al 9.5%) Risultato finale : la possibilità di un avere un " bambino in braccio" per ogni singolo ciclo di trattamento che richiede alla paziente di sottoporsi ad una stimolazione ovarica ed ad una manovra chirurgica per il prelievo di ovociti, si è ridotta di quasi il 20%. Oltretutto, con un rischio aumentato di parti multipli e, quindi, di effetti negativi sulla salute dei nascituri. Per chi è amante della statistica, tutte le differenze riportate hanno un valore altamente significativo ( p<0.001) e quindi non possono essere giudicate minime, come qualcuno vuole far credere. Per chi finalmente vuole capire che la PMA è un trattamento medico per chi soffre di infertilità ed ha come unico obiettivo fare nascere dei bambini , le differenze riportate significano centinaia di bambini "non nati". In sostanza, la legge 40 ha ridotto la efficacia ed aumentato i rischi dei trattamenti PMA , con un conseguente incremento dei costi sociali ed individuali. Oggi l'Italia registra quindi una tendenza che è esattamente il contrario di quanto una corretta pratica medica dovrebbe perseguire per il beneficio dei pazienti e dei futuri nascituri, ed in "perfetta" controcorrente rispetto al resto dell'Europa. Il pieno rispetto della dignità di tutti i soggetti coinvolti ( come recita l'art 1 della Legge 40) , viene quotidianamente violato proprio dai limiti che la stessa legge impone. Nelle due tavole allegate sono riassunte le differenze salienti tra Italia pre e post- Legge ed Europa.

Lunedì, 5 novembre, 2007 - 16:55
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