INTERVISTA A PAOLO BIANCO

La ricerca costretta a negoziare con il potere

Il problema della
ricerca è certo
l’indipendenza
della scienza,
ma non solo
dalle
interferenze
delle confessioni
religiose ma
anche
l’indipendenza
dalla politica

[...] In occasione dell'ennesima dichiarazione di Benedetto XVI secondo cui ottenere cellule staminali da embrioni umani rappresenterebbe un attentato alla vita umana e gli scienziati andrebbero contro la stessa "presunta intenzione di promuovere la salute umana", come ti poni rispetto al rapporto religione scienza?

Da scienziato preferisco fare commenti sulla scienza. Quest'ultima indica una speranza nella ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ovviamente su questo fatto esistono dei problemi etici. In Italia se ne discute, ma assai male: si parla di ricerca su embrioni in termini religiosi, etici e quasi mai in termini tecnici. I ricercatori non devono essere chiamati a parlare di religione, o partecipare a dibattiti impropri, di questioni teologiche o della parola del Papa.

Quale - allora - il ruolo più appropriato per gli scienziati?

Gli scienziati vanno chiamati ad informare il pubblico, i giornalisti ed i politici in un modo che sia il più scientificamente corretto. E' chiaro che per i problemi che toccano sensibilità etiche profonde e diverse, esiste una risonanza per il grande pubblico che per altre questioni scientifiche non esiste. Questo è il caso delle cellule staminali embrionali. Decidere quando inizi la vita, per fare un esempio, non è compito dello scienziato.

L'Associazione ha ricevuto alcuni scambi di missive che denunciano quelle che il settimanale Left ha definito "vie carsiche dei fondi pubblici alla ricerca". Un suo scambio di email con il prof.Garaci in cui si mette a fuoco la denuncia di finanziamenti assegnati in modo del tutto arbitrario ai centri di ricerca in Italia.Quale il suo parere sulla vicenda?

Il mio parere è un parere molto desolato e desolante. Insieme ai miei colleghi ho firmato una lettera al Ministro Turco per ottenere chiarimenti sul finanziamento, per sapere come sia stata svolta l'istruttoria. Questo è un caso che esemplifica un problema generale della ricerca nel nostro paese: quello dell'assegnazione dei fondi. Non è tanto un problema di scandali o di illegalità: il problema è che solo in Italia è consentito che i finanziamenti della ricerca siano negoziati. L'Italia è l'unico paese occidentale in cui è ammesso che singoli ricercatori o istituzioni scientifiche negozino con la pubblica amministrazione l'apertura di finanziamenti. Questa è la situazione per combattere la quale, nel 1879 per la prima volta, nel mondo occidentale si introdusse il sistema della peer-review, una pratica secondo la quale nessun finanziamento pubblico per la ricerca può mai essere erogato se non dopo essere passato attraverso il vaglio di revisori che siano, nell'ordine: anonimi, competenti, terzi ed indipendenti e che valutino i progetti di ricerca in maniera competente ed in un'ottica competitiva. Basta conoscere un po' di storia della scienza occidentale. Nel 1879 il governo americano si pose il problema di debellare la febbre gialla in Louisiana e a questo scopo, in modo del tutto innovativo, stabilì di mettere a concorso la somma di 30.0000 dollari dell'epoca sollecitando dalla comunità scientifica l'invio di proposte. Questo di fatto portò all'eradicazione della febbre gialla in Louisiana e quindi il governo americano ripeté l'esperienza almeno due volte, per trovare un antidoto ai gas tossici nel corso della Prima guerra mondiale e per produrre su scala industriale la penicillina. Visto che il sistema funzionò egregiamente in entrambi i casi, dopo la II Guerra Mondiale il governo USA creò un organo dello stato, il National Institute of Health, attraverso il quale passano tutte le richieste di finanziamento per la ricerca nel continente nordamericano, il 100%. In Europa, secondo dati dello stesso NIH, solo una cifra compresa tra il 4 e 10% dei finanziamenti viene assegnato in base a un sistema di peer-review. La nostra è una comunità scientifica che è repleta di personaggi che considerano se stessi i migliori; si ricordano il sistema della peer-review solo quando pubblicano un articolo su Nature ma nessuno si ricorda mai di dire che la peer-review è anche, fondamentalmente, il sistema con cui si danno i soldi. Ed è così perché è interesse pubblico, è interesse dello Stato, e non del singolo ricercatore, che i che i fondi per la ricerca siano dati alla ricerca migliore e più promettente. Un interesse pubblico che in Italia non ha cittadinanza. Ma è un problema cruciale. Provate a immaginale lo scenario in cui la ricerca sulle cellule staminali embrionali fosse permessa in Italia. Quello che seguirebbe sarebbe una situazione tale e quale a quella che riguarda le cellule staminali adulte: i finanziamenti non vengono dati alla ricerca migliore. Nel Regno Unito, per lavorare sulle staminali, ci vuole una licenza. Queste licenze sono data in base ad un attento scrutinio che riguarda pure la personalità dei singoli che propongono questo tipo di ricerca. Provate a tradurre questo sistema nel sistema italiano di attribuzione dei fondi della ricerca. Perfino l'attribuzione delle licenze sarebbe fatta in modo clientelare e politico. Questo è sconsolante. Il problema della ricerca è certo l'indipendenza della scienza, ma non solo dalle interferenze delle confessioni religiose - necessariamente storiche e soggettive - ma anche l'indipendenza dalla politica.

Lunedì, 5 novembre, 2007 - 16:49
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