La “zattera” di Luca e Piero

di Maria Antonietta Farina Coscioni

“Fue el màs especial de los polìticos italianos. En realidad, fue màs que un polìtico. Ejerciò come conciencia y sìmbolo por encima de las refriegas sectarias”. “È stato il più speciale dei politici italiani. In realtà è stato più di un politico. È stato un simbolo al di sopra delle schermaglie settarie”. Così El Pais ricordava Luca Coscioni, il giorno in cui ci ha lasciato. E proseguiva ricordando come fosse malato di sclerosi laterale amiotrofica, “que le confinaba en una silla de ruedas y le obligaba a depender de un respirador, y sus dificultades fìsicas hacìan de él un personaje especial, empenado en una carrera contra la muerte para conseguir que se liberalizara la investigaciòn con células embrionarias...": personaggio speciale, "impegnato in una corsa contro la morte per ottenere la liberalizzazione degli studi con le cellule embrionali". El Pais poi ricorda come Luca abbia avuto un ruolo da protagonista "en todad las campanas por los derechos civiles y se ganò el respeto de sus companeros y de sus rivales...". Di ritagli come questo di El Pais ne possono citare mille, alla memoria. I "rivali" (e anche qualche "compagno") di Luca, del suo esser "speciale" se ne sono accorti l'indomani del 20 febbraio 2006, con un ritardo di "solo" sei anni. Parlo di ritardo perché ci si poteva accorgere di Luca fin dall'agosto del 2000: quando i radicali organizzarono le prime elezioni on-line, attraverso internet, dei componenti del Comitato di Coordinamento, e risultò tra gli eletti. Qualche mese dopo, nel dicembre dello stesso anno, Luca partecipò al Comitato, e attraverso il sintetizzatore vocale che gli permetteva di esprimersi, poté esporre le sue proposte contro i proibizionismi sulla scienza. Marco Pannella, Emma Bonino, i radicali, le accolsero con entusiasmo e al termine dei lavori venne approvata una mozione che iscriveva tra le priorità politiche appunto l'impegno sulle tematiche della libertà di ricerca scientifica. Ci si poteva accorgere di Luca quando pronunciò un altro discorso importante, nella Commissione Temporanea del Parlamento Europeo sulla Genetica Umana e le Biotecnologie, istituita proprio per dare voce su questo tema a chi ne è toccato personalmente, i malati appunto. Oppure in occasione delle elezioni politiche del 2001, quando oltre cinquanta premi Nobel di tutto il mondo, e oltre 500 tra scienziati e ricercatori, sostennero la sua candidatura e auspicarono la sua elezione. Così come ci si poteva accorgere di Piergiorgio Welby molto prima degli 88 giorni di lotta prima di morire e prima che un Vaticano senza misericordia negasse il conforto dei funerali religiosi alla sua famiglia. Ve lo ricordate? Era il primo maggio del 2002, ore 21:02, quando nel sito di Radicali italiani comparve il thread "Eutanasia", con un messaggio breve e denso: "Tutto fermo? Altro che deserto dei Tartari... mentre si scruta l'orizzonte... i terminali come me... invidiano gli Olandesi... SVEGLIAAAAA". A quel messaggio ne seguirono migliaia di altri, oltre ventimila, e quasi centomila accessi. Fu così che Piergiorgio cominciò a condurre - da autentico leader politico - la battaglia per la legalizzazione dell'eutanasia e per una vita, fino al suo ultimo istante, dignitosa. Bisognerebbe ripercorrerlo con attenzione, quel thread, è un documento politico eccezionale: Piergiorgio dialogava con i forumisti, seguiva e commentava gli orientamenti del Comitato di Bioetica, le prese di posizione del ministro della Salute, gli anatemi del Vaticano e le reazioni genuflesse della classe politica italiana, i sondaggi d'opinione e le notizie che provenivano dall'estero. Dialoghi firmati "Il Calibano", come il personaggio della "Tempesta" di Shakeaspeare . Come Luca anche Piergiorgio, con la sua "zattera telematica" che navigava nel mare magnum di Internet, divenne leader politico; ha fatto quello che gli stessi radicali chiedono di fare: li ha usati, "strumentalizzati". Grazie a Luca e a Piergiorgio i radicali presero coscienza e conoscenza di una realtà esistente e negata, sommersa, ignorata: quella di migliaia di persone vive, lucide, capaci di amore per la vita e per il diritto che ancora una volta, con l'Associazione Coscioni, si potranno ritrovare su questi obiettivi a Salerno dal 15 al 17 febbraio 2008 per il VI Congresso nazionale. I mille Luca e Piergiorgio che lottano contro malattie crudeli che li hanno aggrediti; e devono patire, in più, l'aggressione crudele di uno Stato, di politici, di leggi e di "morali" che negano loro quel diritto alla libertà, che un giorno forse li potrebbe salvare o comunque aiutare, a vivere con dignità e morire con meno sofferenza. In uno dei suoi interventi, Piergiorgio ha citato un brano degli Essais di Michel de Montaigne: "Dopo tutto è mettere le proprie congetture a ben alto prezzo, il voler, per esse, far arrostire vivo un uomo". Parlava, Montaigne, delle torture inflitte agli eretici e alle streghe dall'Inquisizione. Gli eretici e le streghe di oggi sono i tanti Luca e Piergiorgio di cui non abbiamo conoscenza, e che forse vivono nella porta accanto alla nostra; e in base a congetture cui viene attribuita straordinaria e arbitraria considerazione, vengono torturati, "arrostiti vivi". La "zattera telematica" era dunque il mezzo di navigazione di Luca e Piergiorgio. Grazie alla conoscenza, alla tecnologia informatica, attraverso internet, per mezzo di un sintetizzatore vocale hanno potuto vivere, comunicare, fare politica, scongiurando il pericolo della prigionia del silenzio dopo quella della malattia. Quanti, come Luca e Piergiorgio possono scongiurare quel pericolo? E' la domanda che non devono mai dimenticare di porsi il ministro della Salute, i governatori e gli assessori alla sanità regionale. Non è questione marginale, garantire e difendere la libertà della persona, perché i tanti Luca e Piergiorgio di questo paese possano essere cittadini protagonisti del loro destino e della loro vita, oltre la malattia

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:07
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