Appunti per il Neoministro Gelmini

Lauree finte ed atenei in declino

di Mario Pirani (da La Repubblica, 2 giugno 2008)

[...] Non starò, comunque, ad esporre il quaderno delle doglianze che affliggono il nostro sistema educativo limitandomi questa volta a riepilogare qualche punto che traggo dalla recentissima "Indagine sul declino dell'Università" curata dal prof. Alessandro Monti (Cangemi editore), già autore nel 2002 del "Rapporto sull'istruzione universitaria in Italia" (Franco Angeli ed.). Una lettura utile per il neoministro.

Tra gli altri mi ha colpito il punto sul permanere delle "lauree precoci", che avevo denunciato su queste colonne all'inizio della passata legislatura. Smisi di occuparmene quando l'allora Ministro Mussi emanò un decreto che sembrava porre termine agli aspetti più clamorosi del fenomeno. Si trattava - come qualche lettore ricorderà - della possibilità dei più svariati enti - dal ministero dell'Interno all'Ordine dei giornalisti, dal Collegio dei ragionieri alla Guardia di Finanza - di firmare convenzioni, a favore dei propri dipendenti o associati, con una università che in cambio della quota di iscrizione avrebbe riconosciuto un alto numero di crediti d'ingresso (con una media di 90 e punte fino a 180, pari a quelli occorrenti per conseguire la laurea) sia come corrispettivo dell'attività lavorativa svolta (con lo slogan "laureare l'esperienza") sia anche come equivalenti ai corsi interni di formazione. Furono coinvolti oltre 40 atenei privati e pubblici, alla caccia di nuove iscrizioni e relative quote; centinaia di convenzioni vennero firmate; migliaia di aspiranti laureandi ne profittarono. I già laureati (specie nei ministeri) e gli studenti regolari protestarono invano fino a quando intervenne il ministro Mussi togliendo il riconoscimento a numerose università più o meno fasulle, in ispecie quelle telematiche e fissando ad un massimo di 60 i crediti d'ingresso fruibili, corrispondenti ad esperienze e corsi di lavoro, sulla base di criteri predeterminati.

Il corposo e documentato lavoro del prof. Monti, però, non solo fornisce i dati disaggregati per facoltà delle "lauree precoci" ma rivela che il fenomeno non si è arrestato. Sulla base del falso principio che i diritti acquisiti prevarrebbero anche sui decreti ministeriali (e, cioè, sulla legge) molti atenei hanno seguitato ad applicare l'inconsulta pratica, tanto che il ministro nel 2007 ha presentato un esposto alla Procura di Roma per accertare le responsabilità penali di chi insiste nel rilasciare titoli di studio, ormai non riconosciuti.

Se questa è una magagna abnorme, se pur macroscopica, l'"Indagine sul declino" ne elenca bel altre di ordinaria "normalità" che non posso neppure elencare. Cito a caso: il tourbillon burocratico e didattico derivante dalle varie riforme sovrapposte per cui oggi siamo in presenza di ben quattro modelli diversi di corsi di laurea; i sotterfugi per sfuggire al limite di 20 esami per corso di laurea che hanno portato a concentrarne alcuni sotto un'unica dizione; l'incertezza normativa tra autonomia dei rettori e il centralismo dell'ultima Finanziaria 2008 che ha cercato di stringere i freni di fronte a 19 università con i bilanci dissestati, di cui 4 ai limiti del fallimento. Compiango la Gelmini che, peraltro, non potrà attendersi un grande apporto tecnico dal suo sottosegretario, Giuseppe Pizza, quel vecchio dc, titolare del marchio dello Scudo crociato, che ottenne da Berlusconi la promessa di un incarico di governo a titolo di riconoscenza per la sua rinuncia a ricorrere dopo l´esclusione dalle liste elettorali.

Venerdì, 4 luglio, 2008 - 11:04
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