Il sol (stonato) dell'Avvenire. Una vera cacofonia.


Tiziano Barberi è un biologo cellulare che lavora al Memorial Sloan Kettering Center. Cioè in quello stesso istituto di ricerca dove la pasionaria dell’ateismo devoto Oriana Fallaci è andata a curarsi e a guarire dai suoi tumori. Tiziano Barberi è uno staminalista, cioè un ricercatore che lavora sulle cellule staminali embrionali. Suppongo che sia uno dei tanti cervelli che l’Italia ha fatto fuggire all’estero, ma non ne conosco la biografia. So però per certo che è di madrelingua italiana, perché l’ho sentito parlare a “Ballarò” di ieri sera (7 giugno), dove ha dato una notizia preziosa di cui non possiamo che gioire: ovvero che negli USA esistono gruppi di ricerca che stanno già effettuando sperimentazioni cliniche a base di staminali embrionali. Sì, signori miei: con le staminali embrionali si stanno già sperimentando delle cure. Da scienziato onesto ha detto di non conoscerne i risultati. Ma la madre di un bambino affetto da cecità ha dichiarato di aver visto negli USA cartelle cliniche che dimostravano miglioramenti in pazienti con la stessa patologia del figlio. Ciò, capirete, fa cadere il fondamento primo della propaganda astensionista, che è quello che le staminali embrionali, allo stato attuale dell’arte, non hanno dato nessun tipo di risultato. E lasciamo stare qui il discorso, pur pertinentissimo, che le staminali embrionali (descritte per la prima volta nel 1998) si stanno seriamente studiando solo da 3-4 anni, come riferiva a “Ballarò” lo stesso ricercatore.

A fronte di ciò, l’on. Mantovano ha continuato a sostenere in trasmissione il cavallo di battaglia dei nostri cari amici astensionisti. E cioè, che le staminali adulte curerebbero già con successo 58 diverse patologie. E lasciamo stare anche qui, come affermava sensatamente lo stesso Barberi, ma anche molti scienziati che operano in Italia, e anche, più modestamente, noi, che le due strade di ricerca non sono assolutamente alternative l’una all’altra, ma che vanno intraprese entrambe con eguale impegno.

Ciò che però mi preme dire è che grazie a uno degli utenti di questo sito, che è anche moderatore del sito degli spondilitici, abbiamo appreso già da qualche tempo che per almeno di 5 di quelle 58 malattie di cui essi tanto parlano non esiste, purtroppo, nessuna cura a base di staminali adulte. Non esistono a oggi, anzi, nemmeno sperimentazioni cliniche. Ci sono a oggi, purtroppo, e dico davvero purtroppo, solo sperimentazioni in vitro. Si tratta precisamente delle seguenti malattie: ARTRITE REUMATOIDE, ARTRITE GIOVANILE, MORBO DI CROHN, SINDROME DI SJOGREN, MORBO DI BEHCET. L’utente cui mi riferisco ne è ben al corrente perché è affetto da una di esse e le altre sono co-patologiche, perché gestisce un sito di un’associazione di malati, perché è in contatto sia per motivi personali che di gestione del sito con vari esperti, e perché è abbonato a diverse riviste specialistiche del settore. Perché, infine, comunica attraverso il sito con quasi 300 malati e nessuno di loro, ma proprio nessuno, è in cura con terapie a base di staminali. E se così è per 5 malattie, mi vengono fondati sospetti che sia lo stesso per molte altre. Siamo stati spesso accusati, noi referendari, di diffondere false speranze e di illudere i malati. Alla faccia.

Ma da dove nasce questa colossale bufala? Provate un po’ a indovinare? Ma sì: proprio dal nostro più grande quotidiano cattolico. L’Avvenire, nell’Inserto E' VITA, n. 38, 24 maggio 2005, p. 1, titolava con enfasi: “Adulte 58, embrionali 0: tra staminali non c'è partita”. Manco fosse davvero una competizione sportiva, nella quale si gioca una coppa e non la pelle di milioni di malati. Naturalmente l’articolo cominciava dandoci sonore bacchettate, declamando di voler pesare l’efficacia delle staminali “sulla bilancia dei fatti e non su quella della propaganda”, e chiedendosi quale fosse l’effettiva utilità delle “cellule tratte da embrione, quelle che – prevalessero i «sì» ai referendum – ci farebbero guarire da infermità di ogni tipo, stando ai suggestivi ma ingannevoli slogan della campagna pro-referendum”.

Passava poi a commentare l’esperimento di Seul, sul quale sorvolare, vi assicuro, può far solo bene alla salute. Vi si incontravano affermazioni del tenore: “Questi ovuli così ‘fecondati’ sono diventati veri e propri embrioni (capaci di evolversi in feti, se trasferiti nell’utero) [...] Cloni umani, insomma”; “nell’esperimento sono stati sacrificati più di centro embrioni”. Ma il punto era anche, si può capire, un altro: “Lasciando da parte le considerazioni etiche sulla clonazione umana, resta un punto dolentissimo, vista la necessità di dare un’informazione corretta ai cittadini che devono decidere cosa fare il 12 giugno”.

E quindi arriva l’informazione corretta, quella veritiera, quella che non dà fallaci speranze ma si affida a fatti documentati. Eccola: “Per aiutare a capire pubblichiamo un documento divulgato da un’importante associazione di bioetica americana con sede a Washington, Do no harm. The Coalition of Americans for Research Ethics, in cui sono affiancate, appunto, le malattie per le quali sono stati ottenuti fino a oggi risultati terapeutici, più o meno rilevanti, attraverso le cellule staminali: adulte per il primo elenco, embrionali per il secondo. La fonte del documento è il testo Monitoring Stem Cell Research, elaborato dall’autorevole Comitato di bioetica del presidente Bush e pubblicato nel gennaio 2004”. E per aiutare a capire ancor meglio, si pubblica un bel disegnino, con tanto di vignetta raffigurante medico in camiche bianco, provette e alambicchi, e provette, divisa su due colonne: la prima riporta un elenco di patologie (con sovraimpresso il numero 58), la seconda tre provette (con sovraimpresso il numero 0).

Ora, sappiamo che il presidente Bush e i suoi neocons sono contrari a questa ricerca, e il suo autorevole comitato di bioetica non credo possa essere ritenuto propriamente super partes. Sappiamo anche che, negli USA, ciò che è in questione non è la libertà della ricerca, ma unicamente l’erogazione dei fondi federali. La ricerca tuttavia si fa, con finanziamenti privati e in alcuni stati con finanziamenti pubblici: come in California, dove il finanziamento statale è stato approvato in seguito a referendum popolare. Sappiamo anche che la questione dei finanziamenti federali è stata riaperta di recente e il Congresso ha votato a favore con una larghissima maggioranza (non tale, però, da scongiurare il rischio di veto).

Ma si noti che, dall’astrusa formulazione del testo, sembra intuirsi che la fonte dell’Avvenire non sia il documento elaborato dal comitato di bioetica di Bush Monitoring Stem Cell Research, ma che sia piuttosto “un documento divulgato da un’importante associazione di bioetica americana con sede a Washington, Do no harm. The Coalition of Americans for Research Ethics ...”. A questo punto non mi ci raccapezzo più: non so quale sia il nome dell’associazione, quale il nome del documento, quale l’autore sconsiderato della doppia lista che compare nel disegno. Il quale ultimo, sia detto per inciso, non mi parrebbe assolutamente adatto a comparire in un documento governativo.

Se avessi tempo da perdere e sufficiente curiosità potrei trovare il modo di fare le opportune verifiche. Ma sinceramente non mi pare utile. Basti solo notare che, come che sia, questo è quanto si definisce ricorso a fonti di seconda mano. Cosa che nessuno studioso serio, ma credo nemmeno nessun serio giornalista, specie quando ambisce a scrivere su temi scientifici, si sognerebbe di fare.

Resta aperta la questione delle 58 patologie. Non me la sono dimenticata. Perché ci resta ovviamente la curiosità di come possa nascere e propagarsi una bufala di tal fatta. L’Avvenire prosegue con una citazione, scupolosamente tra virgolette: «Abbiamo monitorato – scrive nell’introduzione Leon Kass, presidente del Comitato – i recenti sviluppi della ricerca con le cellule staminali adulte ed embrionali, ricerca sia applicata sia di base. Obiettivo del nostro rapporto è aiutare i lettori (in particolare i non specialisti) ad apprezzare le ragioni dell’entusiasmo sulle cellule staminali e a prendere coscienza della difficile strada che dev’essere ancora percorsa». Rileggiamo con più attenzione: “Abbiamo monitorato i recenti sviluppi della ricerca con le cellule staminali adulte ed embrionali, ricerca sia applicata sia di base”.

Ecco dove casca l’asino. Ricerca sia “applicata” sia “di base”. Quindi, mettendo nello stesso indistinto calderone (ma questo credo che l’abbia fatto indubbiamente la solerte associazione di bioetica washingtoniana) sperimentazioni cliniche, sperimentazioni in vitro e ricerca pura, è stato stilato l'elenco dei presunti 58 protocolli di cura. Resta da dire che le conclusioni del testo citato (per quello che può valere la conclusione tratta da un unico brano estrapolato da un più ampio contesto) sono entusiastiche e volte senz’altro a incoraggiare lo studio delle staminali: adulte ed embrionali, senza far distinzione.

Mercoledì, 8 giugno, 2005 - 04:11

commenti

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I feel saitsfied after reading that one.

ah è così?

Allora rileggilo meglio. A meno che tu non sia una blastocisti ho fiducia che sia in grado di capire cosa c'è scritto. http://www.impegnoreferendum.it/NR/exeres/50D1D7C6-4C40-4B40-BB18-EBF1A8...

Non è vero

Mi è capitato di leggere l'Avvenire e non diceva che con le staminali adulte si curano 60 malattie. Diceva che sono infase avanzata di sperimentazione. E' diverso.

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