Testamento per tutti

L'esempio di Paolo Ravasin

di Gianfranco Spadaccia

Il testamento biologico è utile proprio a chi volesse compiere, in caso di coma irreversibile o di accanimento terapeutico, scelte diverse da quella di Eluana o di Piergiorgio

Mentre si annuncia una nuova offensiva contro il diritto di autoderminazione del malato nello scegliere la propria cura e il modo più dignitoso e meno doloroso per affrontare la fine della propria vita, da una parte alcuni giudici, basandosi sulle leggi esistenti, e dall'altra molti malati - appellandosi alle stesse norme - hanno individuato la strada per impossessarsi di quel testamento biologico che finora il Parlamento ha loro negato.
A migliaia, utilizzando il sito della Associazione Luca Coscioni e avvalendosi dei consigli e delle indicazioni del portale del sito lucacoscioni.it "Soccorso civile" o dei moduli forniti da altre associazioni, hanno sottoscritto in pochi giorni le proprie "direttive anticipate" in caso di infortuni imprevisti che producano un coma irreversibile o in caso di prevedibilissime evoluzioni della loro malattia, designando contemporaneamente una persona di fiducia per assicurarsi che siano rispettate. Il nostro compagno Paolo Ravasin ha ritenuto di affidare a un video - trasmesso anche dal sito di Repubblica e ripreso dalla stampa nazionale - la propria volontà di non essere sottoposto a interventi di alimentazione artificiale nel momento in cui la sua SLA gli impedirà di alimentarsi naturalmente. Va dato atto al notariato di aver messo a disposizione gli studi notarili per attestare e raccogliere queste dichiarazioni di volontà.
Noi ci auguriamo che questo esempio sia seguito dal maggior numero possibile di persone e non soltanto dai malati. Negli Stati Uniti d'America, come ci ha ricordato più volte Ignazio Marino, le direttive anticipate sono contenute nella tessera sanitaria magnetizzata insieme al proprio gruppo sanguigno.
E' un consiglio che rivolgiamo a tutti. Non solo perché ciascuno di noi è soggetto al rischio di gravi incidenti imprevisti. Non solo per mettere le forze politiche davanti ad un sentimento diffuso e a una vasta gamma di manifestazioni di volontà. Ma perché è l'unico modo di impedire che siano altri a decidere per noi, contro la nostra volontà.
A tutti. E quindi anche a coloro che ritenessero di dover manifestare volontà diverse od opposte rispetto a quelle manifestate da Piergiorgio Welby, da Giovanni Nuvoli, di Eluana Englaro. Nella nostra associazione ci sono altre persone che hanno compiuto scelte diverse ed optato consapevolmente e liberamente per l'alimentazione artificiale o per l'ausilio delle macchine.
Solo una campagna condotta all'insegna del fanatismo, dell'intolleranza, della mancanza di carità può infatti far ritenere che siano a confronto su questi temi un partito della vita contrapposto a un partito della morte. Ciò che è in gioco è la libertà della persona e il suo diritto di autodeterminazione che non possono venire negati proprio nel momento più delicato della nostra vita, quello che ci avvicina alla sua fine.
Libertà della persona (uso volutamente questa espressione cara al personalismo cristiano) e diritto di autoderminazione non valgono a senso unico, sono tali proprio per assicurare la possibilità di consapevoli scelte diverse. E proprio a coloro che volessero compiere, in caso di coma irreversibile o di accanimento terapeutico determinato dal funzionamento di una macchina, scelte diverse da quella di Eluana o di Piergiorgio, proprio ad essi diciamo: mettete per iscritto le vostre volontà, e affidatele al controllo di una persona di vostra fiducia, non affidatevi alle scelte delle strutture sanitarie, non lasciate che le decisioni siano prese sopra la vostra testa. Quella dei trattamenti di fine vita è infatti una zona opaca, sulla quale non a caso la maggioranza del Parlamento non ha voluto compiere alcuna inchiesta, nonostante indagini demoscopiche condotte in forma ovviamente anonima ma con criteri scientifici abbiano autorizzato il sospetto del ricorso a forme di eutanasia clandestina, più diffuse di quanto si possa pensare, in quella vasta zona d'ombra che è caratterizzata dalla solitudine, dal disinteresse e dall'anonimato. Uno Stato che scelga di imporsi con violenza contro la libertà della persona e il suo diritto di autodeterminazione non può costituire una garanzia per nessuno. La violenza non è mai a senso unico esattamente come non lo è la libertà di scelta.

Martedì, 5 agosto, 2008 - 11:19
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