Lettera di Lucia Santacroce alla Cellula Coscioni di Bologna


15/10/2007
Lucia Santacroce

Lettera di Lucia Santacroce

Firmataria della Petizione Eutanasia

Dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Spett. le Presidente

mi chiamo Lucia e l’altra sera uscendo dal lavoro ho visto un banchetto della vostra associazione per la raccolta delle firme per l’eutanasia. Io sono pienamente favorevole dato che anche la mia famiglia è stata colpita da una sciagura.

Ho una sorella, Angela, di 39 anni, affetta da sclerosi multipla. Sedici anni fa ebbe i primi sintomi con un calo improvviso della vista e perdita del ciclo mestruale, ma i medici non capirono cosa potesse essere e la rimandarono a casa. Tre anni fa cominciò il vero calvario. Con dei dolori atroci al basso ventre. Il dottore di Angela diceva che non era nulla di grave, che era una cosa psicosomatica, che era lei che si faceva venire questi dolori. Laura, l’altra mia sorella, aveva partorito una bambina: il medico disse ad Angela “tua sorella ha partorito e tu hai i dolori”; intanto Angela continuava a stare male e a peggiorare. Le chiedeva di fare gli esami e alla fine la mandò da un ginecologo. Dalla visita logicamente non risultò nulla ma le chiesero di fare l’endometriosi. Fece anche quell’esame ma niente, non risultò assolutamente nulla e il suo medico continuava a dirle: “vedi, te l’ho detto io che non c’è nulla”. Tutto questo andò avanti per due anni e mezzo circa, dopo di che mia mamma insistette perché cambiasse medico. Il nuovo medico capì che la situazione era grave e la fece subito ricoverare nell’ospedale di San Giovanni Rotondo. Dopo vari esami il verdetto: sclerosi multipla degenerativa.

Da allora sono passati cinque mesi, Angela continua a peggiorare, non ha più la sensibilità nelle mani quindi ha perso il lavoro, fatica a camminare, le dita dei piedi le si stanno deformando, perde l’equilibrio e cade all’indietro ed inizia ad avere perdite urinarie. Quando si è resa conto della malattia per lei è stata dura psicologicamente. Ha passato dei periodi in cui piangeva, non voleva più uscire di casa, si è sentita persa, finita. Poi piano piano ha conosciuto altre persone affette dalla stessa malattia e fra di loro si raccontano, si parlano, si danno forza a vicenda. Mia sorella è assisitita da mia mamma, lei non fa più niente. E’ mia mamma che le fa il letto, cucina, la porta in giro in macchina, perché Angela non riesce più a guidare. Ultimamente ha iniziato a fare fisioterapia ed un fisioterapista ha preso a cuore la sua situazione. Ha fatto in modo che il Comune le mettesse a disposizione un mezzo di trasporto con autista per accompagnarla alle terapie, perché il luogo più vicino dista 25 km da dove abita Angela. Le ha fatto fare la domanda di pensione, dato che lavorava come ricamatrice e da quando è peggiorata non è più riuscita a tenere in mano l’ago. Tutto ciò non dà nessuna consolazione, Angela, giorno dopo giorno, mese dopo mese, peggiorerà sempre di più.

A me sembra una condanna a morte: sai esattamente come andrà a finire. Per questo sono favorevole all’eutanasia: se dovessi trovarmi, un domani, nella stessa situazione di Welby, voglio poter decidere, in autonomia, della mia vita.

Non ha senso vivere, se è una macchina a farti respirare o a darti da mangiare, se tu sei in un letto ed hai bisogno degli altri per qualsiasi cosa.

Vivere vuol dire VIVERE, non vegetare.

E non mi vengano a dire che Dio ha dato la vita e Dio la deve togliere perché a volte sembra che di alcune persone si sia completamente dimenticato. Sa qual è il problema? Finche queste cose non ci colpiscono personalmente, si, ci dispiace, ma è un problema lontano da noi e dalla nostra famiglia. Quando invece capitano a noi si vedono le cose in modo diverso, con un occhio più attento.

Io vi ringrazio tantissimo di avermi dato la possibilità di raccontare la storia di mia sorella e vi auguro davvero tanta fortuna nel vostro lavoro.

Ai familiari e alle persone affette da questi mali terribili un caloroso in bocca al lupo.

Con affetto Lucia Santacroce.

Domenica, 14 ottobre 2007

Lunedì, 15 ottobre, 2007 - 20:13

commenti

lettera di Lucia

Cara Angela, non arrenderti, so che sei in grandi difficoltà. Cogliere ancora le piccole cose che si possono avere della vita ti aiuta a non deprimerti troppo. Riesci a distrarti, a leggere cose che ti piacciono. Sono contenta che hai reagito. Un computer, non molto costoso, se hai la possibilità, ti potrebbe essere di grande aiuto. Troveresti sicuramente persone che ti aiuterebbero ad usarlo. Pensa solo a vivere meglio che puoi, alla morte siamo condannati tutti. Il brutto è essere condannati ad una vita con mille impedimenti e barriere. Le parole sono sempre povere e spesso fanno più male che bene. Posso solo dirti che la strada giusta la puoi trovare solo tu in mezzo a tutti gli ostacoli e io spero per te che trovi tanti amici che se ne accorgano di te, ti stimino, ti vogliano bene e ti facciano sentir bene nonostante tutto. Ti abbraccio con affetto Mina

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • tags HTML permessi: <a> <p> <span> <div> <h3> <img> <br> <br /> <ul> <ol> <li> <em> <b> <u> <i> <strong> <blockquote> <embed> <object> <param> <div>
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente

Maggiori informazioni sulle opzioni di formattazione.

CAPTCHA

Ti chiediamo di rispondere al seguente quesito per evitare invii automatici di spam.

Se dovessi riscontrare problemi o difficoltà ti preghiamo di scrivere alla mail info@lucacoscioni.it.

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it