Lettera non pubblicata, di Rocco Berardo, al Direttore del Foglio, in risposta a Luca Volontè


Il Foglio
04/08/2006

Al direttore - Si fa molto rumore sulla nomina di Maura Cossutta. Sia chiaro: ogni nomina può piacere o meno. Ma quando si evoca lo “schiaffo al referendum” (come fa nella lettera a Lei rivolta Luca Volonté), bisogna saper dimostrare quantomeno la mano e il volto. Si teorizza da tempo di una legge 40 intoccabile per via dei risultati referendari. Non è così: il referendum non ha avuto quorum ed è nullo nei suoi risultati, quindi il Parlamento è libero di decidere. Si dice che modificando le linee guida si snaturerebbe la legge. Per carità: le fonti gerarchicamente inferiori non possono contraddire le superiori. Dunque, per questi motivi, lo schiaffo non sussiste.

Rocco Berardo, vice segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

La nomina della Cossutta è uno schiaffo al referendum sulla legge 40

Al direttore - Che luglio e che agosto! Dopo la “querelle” sugli embrioni europei e distinte posizioni prima di Fabio Mussi, poi di Francesco Rutelli, poi di Massimo D’Alema e Romano Prodi ci siamo ritrovati con un deliberato del Consiglio sulla competitività talmente schizofrenico che non accontenta nessuno. Né i pannelliani, trombati nel referendum dello scorso anno, né i laici credenti, né i cattolici che quel referendum sulla vita lo vinsero. Scopriamo con alcuni amici di diversi partiti e schieramenti che la signora Maura Cossutta è al ministero della Salute. Mamma la Turco ci vien da sussurrare, infatti la pasionaria Maura, una delle più dure nell’intero dibattito decennale sulla fecondazione, sta al ministero per aggiornare le linee guida sulla legge 40. Ormai la notizia è di dominio pubblico, tuttavia non per questo la cosa preoccupa meno, anzi. Scoperta con la mela in bocca, la dea Cossutta eliminata chirurgicamente dalle liste del Pdci, con ragioni del tutto condivisibili, si trova al centro delle polemiche e nulla fa per attenuarle. In due brevi interviste si prodiga a cercare lo scontro, “le linee guida andranno comunque aggiornate e corrette…”, quel “comunque” non è previsto dalla legge che invece dà la possibilità al ministero di aggiornare le linee guida, mica lo obbliga. L’obbligo invece deriva, a sentire la signora Maura Cossutta, dalla “coerenza che non rinnego”, appunto, è un vincolo morale che lei ritiene assolutamente fondamentale. D’altronde lo aveva già affermato nel suo intervento all’Associazione Luca Coscioni, nel mese di luglio, riscuotendo gli applausi dei presenti. Una rivincita nei confronti del popolo italiano, un terzo tempo rispetto a quei tanti passaggi del provvedimento alla Camera e al Senato che in dieci anni hanno sempre confermato la volontà del legislatore. Questioni tra laici e cattolici? Mi spiace non ci casco. Giuliano Ferrara, per citare il direttore di questo giornale, si è speso alla grande, prima per il “no” e poi per l’astensione. Come lui tanti, tantissimi laici, anche mangia preti, combattenti per la ragione prima ancora che per la fede. Certo c’erano anche i cattolici, allora? Chi l’ha detto che laici e cattolici non possono combattere insieme? “La laicità deve essere un valore del legislatore”, lo dice la Cossutta, non ho problemi a sottoscriverlo in toto. Appunto la laicità vorrebbe che il volere del Parlamento e del popolo fossero sovrani, così come prevede la stessa democrazia, invece quel “comunque” lede proprio e profondamente la laicità dello stato e del legislatore. Quasi che chiunque vinca le elezioni sia impegnato a modificare per via amministrativa una legge che ha subito, il ribaltamento della stessa volontà popolare è chiaro. Certo il ministro Livia Turco dimostra la sua inaffidabilità e così rischia di dimostrare l’intero governo sui temi di bioetica. Si rischia il “replay” del caso Fabio Mussi, chi ha perso quel referendum si vendica su chi ha vinto con l’inganno degli atti propri e amministrativi del ministero che governa, nel silenzio di Prodi si intende. L’ho scritto su Libero di sabato, l’hanno depositato con un atto parlamentare Mantovano, Buttiglione, Bianconi e altri, lo chiederemo in diversi alla Camera con un’interpellanza simile giovedì o venerdì prossimi. Ci si potrebbe accusare di essere prevenuti, di avere un pregiudizio verso la Cossutta. Per il principio di ragionevolezza, fosse solo per quello, non ho ancora trovato un pastore che affidi le sue pecore a un lupo. Chiamatela come volete, ma sulla nomina della Cossutta non c’è in gioco né la fede né il pregiudizio. Piuttosto, la democrazia e la ragione. Principi laici, proprio come dice la “pasionaria” Maura e la sua sodale Turcomanna.

Luca Volontè, capogruppo Udc Camera

Venerdì, 4 agosto, 2006 - 10:47

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E' da un po' che seguo con sconcerto il turpe balletto del post-referendum. Qualcuno di voi ricorda, quando ci arrabbattavamo per dare un po' di informazione sui temi referendari, come tutti, in un sol coro, da destra e da sinistra, favorevoli e contrari alla legge, dichiaravano a gola spiegata: questa legge sarà cambiata in Parlamento! Ricordo quella bella figliola della Santanché che, nell'ennesimo inutile programma di disinformazione della Rai, facendo boccucce, scoprendo le cosce, diceva convinta: cambieremo la legge! E a chi le chiese: è un impegno? Rispose: sì! è un impegno! Ora si è passati senza colpo ferire alla tesi dell'intoccabilità della legge, consacrata dal Magistero, dalla Cei, e da una presunta e fasulla vittoria referendaria. Ma che schifo di paese!

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