Lettera al futuro. Welby spiegato a mio figlio

Caro Riccardo, scrivo a te per scrivere al mondo, per scrivere forse al futuro, per dirti oggi tutto quello che io materialmente non posso dirti. Perché sei troppo piccolo per capire oggi, e forse questa lettera leggendola quando sarai più grande ti farà capire, avere una risposta mia, ai tuoi dubbi di oggi, che sono dubbi da bambino ed ai quali io non posso che risponderti bonariamente per non deviare il tuo pensiero su di una rotta assolutamente mia. Ti sei quasi commosso nel vedere quelle immagini di Piergiorgio Welby steso su quel letto di ospedale, che se pure non conosci, ti ha destato una immensa compassione di bambino sensibile quale sei, mi hai chiesto chi fosse ed ascoltando il tele giornale mi hai chiesto: "Perché non lo lasciano morire se lui vuole? Non lo vedono che soffre?", ed il telegiornale ha continuato con le dichiarazioni del Papa, io ti ho risposto quindi che è lui a non volerlo ed allora ho spento il televisore perché volevo che tu formassi spontaneamente un'opinione dentro di te, ti ho detto che secondo la morale cattolica, è Dio ad averci dato la vita, e morire per propria volontà sarebbe quindi un'offesa a Dio, perché quello è un dono ed uccidersi o lasciarsi uccidere sarebbe rifiutare quel dono bellissimo e prezioso che Dio ci ha offerto. Poi ti ho spiegato quale fosse la condizione di Welby: "E' gravemente malato e le medicine che gli danno non lo faranno mai guarire, ma lo faranno rimanere in quello stato di sofferenza come lo hai visto tu in televisione fino a quando non morirà, e lui vorrebbe morire subito, senza soffrire ancora: secondo te, cosa si dovrebbe fare?". Tu hai risposto che lo avrebbero dovuto fare comunque morire e che non deve essere il Papa a decidere. Questa tua risposta mi ha lasciato sbalordito ed io ho interrotto immediatamente la discussione perché avevo capito che dentro di te avevi già formato un'opinione. Sei in un momento delicato della tua esistenza, perché hai cominciato da poco il catechismo per la Comunione ed io quindi non volevo influenzare minimamente il tuo pensiero, perché nella mia vita e nella mia cultura personale, ha influito moltissimo il messaggio di Cristo, che parla di Pace, di Amore, di carità, di aiuto reciproco, prima ancora di diventare un Socratico, un Marxista, un Ghandiano, un Gramsciano o qualsiasi cosa io sia adesso, sono stato e porto ancora dentro di me la mia appartenenza alla filosofia Cristiana (non più alla religione), perché nella mia personale storia, la prima figura di "Bene" e se vogliamo di Super Eroe, e' stata quella di Gesù, che poteva da solo mobilitare grandi folle, curare i malati, e dare tutto senza volere nulla indietro e soprattutto la figura di un grande rivoluzionario, che ad un certo punto della sua vita di Ebreo, dice che non ci devono essere 10 regole scritte, ne basta solo una: "Ama il prossimo tuo come te stesso". E qual'è il più grande atto di amore, se non eseguire la volontà del tuo prossimo? Il più grande atto di eutanasia della storia infatti è proprio il suo, non e' stato forse lui a voler essere crocifisso? Non e' stato forse lui a farsi uccidere per far capire l'immenso messaggio di amore verso l'umanità tutta? Io Riccardo, non credo che Gesù Cristo fosse il figlio di Dio, io credo però che con il suo atto abbia fatto capire a tutta la gente, che l'unica vittoria possibile e' quella dell'amore, e quel messaggio e' potuto passare, solo attraverso la sua morte, perché come ogni grande rivoluzionario "si e' utili da vivi come da morti", solo che da morti il proprio messaggio assume una forza infinitamente più grande: la forza della libertà: la forza delle idee: la forza dell'immortalità del pensiero. - .

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:10
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