Lettere@agendacoscioni

Una voce senza paura

Io sono o meglio dovrei essere semiparalizzato dal Morbo di Parkinson. Potrei rimanere tutto il giorno senza fare nulla perché ogni movimento mi costa una fatica inenarrabile. Eppure mi alzo tutte le mattine alle sette, mi vesto, mi lavo, mi preparo la colazione, violentando il mio corpo che non ne vuole sapere di funzionare, mi impongo di vestirmi in modo decente sebbene sarebbe molto più semplice mettermi una toga da antico romano. La malattia mi sta consumando, mi sta scavando l'anima ma io mi rifiuto di perdere la dignità. E continuerò senz'altro,anche se mi costa fatiche incredibili, a stare in piedi, curato nell'aspetto, fiero e sereno, consapevole della mia forza. Per questi motivi sono irritato dal lassismo, dall'inedia, dalla scarsa volontà, dall'indecisionismo della nostra classe politica, incapace di conservare un minimo di dignità. Sembrano impauriti da chissà cosa, Ruini alza la voce e tutti abbassano le orecchie, come un branco di pecore. Ma se non ho paura io, di fronte alla possibilità di trovarmi a quarant'anni sulla sedia a rotelle, se non aveva paura Welby di fronte alla morte, ma di cosa devono avere paura, questi qua? Di un prete? Ma diamogli la sveglia, rottamiamo le cariatidi ferme al medioevo, diamo voce a CHI NON HA PIU' PAURA! Luca R.

Lettera aperta a Benedetto XVI

Con la speranza di alleviare il suo rincrescimento per aver trovato chiuso il portone della Sapienza, dopo aver trascorso una vita a sbarrarne ogni porta, invito il papa al congresso dell'Associazione Coscioni che si terrà a Salerno dal 15 al 17 febbraio. Spero in questo modo di riparare, almeno parzialmente, all'ennesima intollerabile ingiustizia italiana, tesa a soffocare la libertà di espressione della chiesa, che pure è da sempre esempio per tutti, di cristallina moralità e di spartana sobrietà. Se il papa, seguendo il monito di Gesù, si è allontanato dall'ateneo scrollandosi la polvere dalle babbucce di Prada, a Salerno gli sarà finalmente garantita quell'occasione di confronto e di dialogo, di ascolto e di rispetto, di libertà e di fratellanza, che così instancabilmente ci ricorda di costruire. A Salerno Benedetto XVI potrà guardare negli occhi le persone da lui condannate a morte, a malattia o a tortura; potrà decidere se porgere loro l'anello da baciare, o baciare lui stesso le loro mani rattrappite dalla paralisi. Potrà spiegare loro che devono serenamente rassegnarsi, e che la morte, la malattia e la sofferenza, non sono nulla, in confronto alla salvezza dell'anima. potrà provare, per una volta, l'ebbrezza insolita di sentirsi davvero l'ultimo, come il suo vangelo lo esorterebbe a essere: l'ultimo a poter dare lezioni in materia di dolore, di morale, di morte. Lo aspetto con gioia.Andrea Pessarelli

L'enciclica sotto la lente

Gentile redazione, "Sì, dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità, semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e perché nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che -lo vediamo - è continuamente fonte di sofferenza." Spe salvi, Par. 36. Per secoli assiomi di questi tipo, riguardanti la finitezza degli uomini, hanno decretato l'aborto di ogni tentativo vero di conoscenza, della conoscenza scientifica, della ricerca scientifica. Cioè la possibilità, per l'uomo, di utilizzare appieno le proprie capacità intellettive per infrangere le barriere dell'accettazione e dell'ignoranza. Agli inizi del seicento, Galileo osò interporre alla logica sterile dell'accettazione quella dell'amore per la conoscenza (amore tutto cattolico, cioè universale), ma venne decretato con queste parole malvagie il suo possente errore: "Diciamo, pronuntiamo, sentenziamo e dichiariamo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo Santissimo Uffizio veementemente sospetto d'heresia, cioè di aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e Divine scritture, ch'il sole sia centro della Terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la Terra si muova e non sia centro del mondo...". Quasi 400 anni dopo, il Cardinale Joseph Ratzinger, in una lectio magistralis tenuta all'Università di Parma, sanciva: "Il processo a Galilei fu ragionevole e giusto". Ma la Terra, ora come allora, gira intorno al sole, e non è al centro del mondo; e l'immensa, inestimabile offesa di pensare che l'amore stia nascosto solo dentro una sacra scrittura o che sia appannaggio solo di un dio o di una religione, continua a percorrere senza pudicizia alcuna le vie della comunicazione. Quando capiremo le radici vere dell'ignoranza, saremo pronti per il futuro.Stefano Faraoni

Lettera aperta a Fabio Mussi

Caro Ministro Mussi, sono Massimo Grossi, professore associato di Analisi Matematica dell'Università di Roma "La Sapienza", e le scrivo a titolo personale come membro della comunità scientifica dell'università. Non sono tra i firmatari del famoso appello contro la visita del Papa all'inaugurazione dell'anno accademico perché purtroppo non ne ero a conoscenza (lo avrei sicuramente sottoscritto). Caro ministro, le scrivo non per aggiungere altre parole a una vicenda nota, ma per trascriverle una dichiarazione di agenzia di M. Gasparri (AN): "Dopo lo sconcio della Sapienza di Roma ci attendiamo che vengano assunte iniziative per allontanare dall'ateneo i professori ancora in servizio che hanno firmato quel vergognoso manifesto. Questa dimostrazione di intolleranza non può restare priva di conseguenze". Caro ministro, difenda i miei colleghi da questi indegni attacchi. In questo modo Difenderà un po' anche me. Grazie in anticipo, Massimo Grossi (professore iscritto all'Associazione Luca Coscioni)

Martedì, 5 Febbraio, 2008 - 18:20
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it