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Congresso straordinario, media "ordinari"

Gentile redazione, solo poche righe per complimentarmi con l'Associazione tutta per l'ottimo livello scientifico- politico e per la straordinaria ricchezza dei contenuti del vostro VI Congresso, i cui lavori, ancora una volta purtroppo ampiamente trascurati dai mass-media nazionali, ho potuto in gran parte seguire grazie a RadioRadicale. Claudio Pestarino

L'Associazione degli "altri", la nostra Associazione

Gentile redazione, ciao a tutti, in questi giorni sto seguendo il dibattito e gli interventi del congresso dell'Associazione Coscioni, alla quale sono iscritta fin dalla sua nascita. mi avrebbe fatto piacere venire, ma non mi è stato possibile per motivi logistici, perché ho due bambini di 4 e 1 anno che non so a chi lasciare e che non vogliono lasciare me. Probabilmente quando saranno più grandi me li porterò dietro. Non si tratta di motivi fondamentali come i tanti malati gravi che non sono potuti venire perché impossibilitati a spostarsi a causa dei loro problemi di salute. e questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che, quando si parla di Associazione Coscioni si tende a pensare che dalla libertà di ricerca scientifica che con tanta forza promuove l'Associazione, possano trarre giovamento solo persone con gravissimi problemi, come erano Luca, Piergiorgio, Giovanni...come tante, tantissime persone oggi in Italia. C'è chi potrebbe pensare (chi, cioè, pensa che gli "altri" sono gli altri e non saremmo mai "noi", "queste sono cose, problemi che succedono agli altri"), quindi, che l'Associazione Coscioni, con i tanti problemi italiani, che riguardano la maggioranza degli italiani, non sia prioritaria. Io sono "solo" diabetica insulino- dipendente. Da 15 anni vivo con una pompa da insulina sempre con me (certo, nulla a confronto dei respiratori artificiali dei pc per parlare e di quanto altro si deve portare dietro chi ha problemi ben più importanti, ma non per questo non importante). La ricerca sulle staminali potrebbe portare la soluzione al diabete in breve, potrebbe portare almeno un sensibile miglioramento alla loro qualità di vita. di diabete (di tipo 1 e 2) soffrono circa 2 milioni di italiani. il che significa che 2 milioni di persone potrebbero guarire o quanto meno stare meglio . si stima che in Italia oltre il 6% della spesa sanitaria nazionale sia assorbita dai diabetici, il che significa che almeno parte di essa potrebbe andare altrove. si tratta di cifre enormi. tutti in italia dovrebbero sostenere l'Associazione Coscioni, perché la libertà di ricerca scientifica che promuove è per i malati gravissimi ma anche per quelli meno gravi e perché non bisogna mai dimenticare che gli altri, per gli altri, siamo noi. Vi saluto e vi ringrazio, Luisa M.V.

Mi iscrivo in diretta

Gentile redazione, Durante la diretta da Salerno ho dato seguito alla decisione di iscrivermi all'associazione, soprattutto spinta dalle toccanti parole della moglie di Nuvoli. Ma sono con voi. grazie, Cinzia Zungolo

Emozione radicale

Ho appena terminato di sfogliare Agenda Coscioni, recapitatomi oggi. Io sono Roberto, un trent'enne che segue i radicali da sempre, e solo da quest'anno e' iscritto all'Associazione. Non c'e' niente da fare, Agenda Coscioni lo aspetto come aspetto poche cose nel mio mese...si porta dentro la forza di tutte le persone che non solo cercano speranza, ma cercano pietà, l'amore, comprensione. che mi verrebbe da dire, che non serve un dio per cercare queste cose...o per trovarle. Ma non era questo che volevo dirvi. volevo dire agli amici radicali questo: che la politica radicale e' l'unica che mi emoziona davvero. E' l'unica che sento vicina, l'unica che da le parole ai malati e ce le scolpisce dentro... l'unica che può vantare di chiamarsi davvero "politica"; il mezzo amorevole per cambiare. Io non ci sarò, ma a voi voglio augurare un "buon congresso". Ne abbiamo bisogno. Salutatemi Emma, Antonietta, Marco 1 e 2, Rita e tutti gli altri. Vi abbraccio, Roberto Marzialetti

Niente di trascendentale: una politica nuova e diversa

Gentile redazione, sono a casa, non ho soldi per venire a Salerno e sto ascoltandovi anche se la radio sembra una friggitrice. Ho sentito Maddalena, Emma e tutti gli altri ieri e stamattina. Sembra qualcosa di meraviglioso e sembra impossibile che questo congresso non possa essere il simbolo di una politica nuova e diversa. Ora c'è Prodi a radio Radicale che sta parlando della pazienza e del suo esaurimento. Scusate, parlo della fisicità, in nome del corpo anche dei non malati fisicamente: sembra volgare, io dovevo fare la pipì e non riuscivo ad andare in bagno perché non ce la facevo a staccarmi dall'ascolto. Tutto mi sembrava talmente importante... Dal piccolo ma non ultimo messaggio del mio corpo di donna, uguale e sensibile al corpo di altre donne che in questi giorni strani che si vivono in questo paese sente l'incapacità e la chiusura nel comprendere i problemi veri che ci stringono e ci soffocano da ogni parte, chiedo che il PD non sbatta queste persone che si impegnano davvero nel combattere battaglie di realtà sofferta, all'angolo di una lista isolata, silenziata e senza quel potere che sembra essere indispensabile per essere ascoltati. La mia piccola vita di cittadino normale, che non vive sotto un ponte e non è così disperato come altri, giustamente non fa e non chiede notizia. Vuole solo che il suo proprio diritto di individuo,di persona (purtroppo non sono più un embrione quindi attualmente non conto più di tanto) sia rispettato nel suo silenzioso esistere.

Chiede, questo sì, di poter avere in parlamento anche la sua istanza politica grande o piccola che sia per essere uguale e non meno uguale di altri già più che rappresentati e sponsorizzati dall'Alto. Niente di trascendentale. Scusate, non so a chi rivolgermi se non a voi. Vi voglio bene. Grazie. Ivana Piovesan

Studenti per la libertà di ricerca

Gentile redazione, Sono Marco, un giovane studente e sto per terminare il quinto anno del liceo Classico, purtroppo sono affetto da Sla2 (ovvero Sclerosi Laterale Amiotrofica Famigliare). Ho scritto all'Associazione Coscioni il 16/01/'08, proprio perché amo la politica, difatti, finito il quinquennio penso di iscrivermi a scienze politiche. Ho seguito fin dall' inizio le lotte portate avanti con grande caparbietà da Luca Coscioni e da Piergiorgio Welby, seguo tuttora l' associazione e tutti i partiti che l' appoggiano, mi definisco un portavoce e un esponente delle loro idee. Dopo l' incontro con giovani militanti dell'Associazione Coscioni, ho preso contatti per immettermi ancora di più, nel ramo della politica prendendo fra le mani anche il pensiero politico-liberale che, Luca e Piergiorgio, ci hanno lasciato. Scrivendo in un momento un po' delicato, quando, Papa Ratzinger era alle prese con le proteste di 67 docenti e degli universitari, contro la sua visita presso la Sapienza di Roma, del 17 gennaio '08, che avrebbe dovuto aprire l' anno accademico vi comunico il mio pensiero.

Puntualizzando di non essere laico, ma miscredente, per quanto riguarda la gestione della fede, e della religione cristiana, sia come potere economico, sia assoluto, e come parte decisionale in una stato laico, vi comunico personalmente, il mio punto di vista etico e liberale riguardante la visita del Papa. La sua visita, in occasione dell' inaugurazione dell' anno accademico, mi suona alquanto strana, mi ricorda la lotta per le investiture o l' incoronazione di Carlo Magno! Cosa avrebbe detto a quei giovani, che in maggioranza sono già universitari "poco credenti" e futuri medici-scienziati, cosa gli avrebbe voluto insegnare, cosa gli avrebbe voluto imporre? Non vedo il motivo, né la situazione che veda Benedetto XVI di insegnarli qualcosa, visto e considerato che la sua parola non si basa su fatti concreti e scientifici, ma su testimonianze religiose, tramandate da secoli. Sua Santità con le sue parole e le sue critiche cristiane, proprio perché la chiesa glielo impone, si "atteggia" da uomo antico e medioevale, fondando il suo sapere su astrazioni. Sappiamo tutti che, noi liberali, siamo su due rette opposte che si estendono all' infinito, sappiamo che le nostre strade opposte, non potranno mai andare avanti insieme, a patto che fra le due forze non nasca un dialogo a 360°, aperto a tutti.

Se questo avvenisse, io potrei benissimo aprire le porte, e dare l' opportunità a Ratzinger di esporre il suo pensiero. Anche se non ritengo che, in una Università scientifica, possa prendere parola chi la scienza la esclude e umilia. Da liberale, è lì, che io, mi sarei battuto, ma visto il luogo scelto e i presupposti riguardanti il Santo Padre, ritengo saggio e innegabile lo sciopero e le proteste dei 67 docenti universitari. Io, liberale e non esponente politico, ma simpatizzante per le battaglie di Luca e Piergiorgio, non avrei nessun problema, a sedermi intorno un tavolo con il Papa e il clero, come me penso che i due nomi citati sopra, abbiano avuto problemi a dialogare con sua Santità, anzi penso che, immaginando che ci sia un paradiso, Piergiorgio e Luca, siano proprio insieme a Dio, a bersi un caffè. Saluti liberali, sempre in prima linea, Marco Gentili Solidarietà ai professori della black-list Quando i nazisti sono venuti a prelevare i comunisti,non ho detto niente,non ero comunista.

Quando sono venuti a prelevare i sindacalisti,non ho detto niente,non ero sindacalista.Quando sono venuti a prelevare gli ebrei,non ho detto niente,non ero ebreo ... Poi sono venuti a prelevare anche me,ma non rimaneva più nessuno per dire qualcosa (M. Niemoller - deportato - 1942). Enio De Marzo Prima delle libertà individuali, nulla Egr. avvocata Gallo, mi chiamo Armida Mancino, sono nata a Napoli e vivo in un piccolo paese della costa flegrea, Monte di Procida, fortunatamente sottratto alla vergogna delle montagne di rifiuti grazie alla lungimiranza ed alla caparbietà di un ex sindaco; sono anche un praticante avvocato e parteciperò al Congresso di Salerno. E' la prima volta che partecipo ad un evento del genere, non so bene cosa mi aspetta ma voglio esserci. Da anni sono iscritta all'Associazione, con meno costanza mi iscrivo al Partito radicale (non sempre ho soldi a sufficienza per permettermi entrambe le iscrizioni), seguo la famiglia radicale da quando ho deciso che nulla viene prima dei diritti civili e delle libertà individuali. Credo che anche tra i soggetti radicali si possa fare di più, con coraggio bisogna cominciare a dire che la legge 194 è un buon compromesso, ma va rivista al rialzo, egualmente, con riguardo alla legge 40, vorrei che chiaramente si affermasse la legalità, la legittimità e la libertà del ricorso alle tecniche di fecondazione assistita per le donne non sposate. Uno Stato in cui tornano a sovrapporsi peccato e reato non può essere il mio stato. Ed ho il serio timore che l'Italia stia percorrendo la strada dell'integralismo, inteso come affermazione dogmatica del sentimento maggioritario in totale ed assoluto dispregio delle minoranze. Spero vivamente di incontrarLa a Salerno, anche per conoscere meglio l'altra associazione di cui fa parte, sia come donna che come giurista. Ad ogni buon conto, La ringrazio per la sua attenzione e, nella speranza di non averLa tediata, colgo l'occasione per porgerLe i miei migliori auguri di buon lavoro per il Congresso. Distinti saluti, Armida Mancino

Cara Armida, leggo con piacere ciò che mi scrivi, sorridendo un po', perché hai sintetizzato in poche righe il sentimento e il disagio che le persone come noi stanno vivendo.A volte sembra che siamo dei marziani, solo perché sosteniamo che peccato e reato sono cose diverse. Che vi sono leggi come la 40/04 da riscrivere ed è superfluo sottolineare cosa pensiamo sulla 194.Siamo sulla stessa linea. E' arrivato il momento che persone come noi,che pensano con la propria testa, che se credono in un dio rispettano i diritti degli altri. Persone determinate, che credono ancora che una giustizia esista, scendano in campo, per cambiare la realtà che stiamo vivendo e che come il passo del gambero ci riporta indietro nel tempo facendoci perdere diritti acquisiti e portandoci all'epoca degli eretici e delle streghe. Ci vediamo a Salerno. Saluti, Filomena Gallo

Lettera al Ministro Turco: riceviamo & pubblichiamo

Gentile Ministro, Le scrivo scandalizzato ed amareggiato da quanto accaduto presso l'ospedale Federico II di Napoli. So bene che Lei ha già espresso la Sua solidarietà alle persone coinvolte e che sono in arrivo inchieste; so bene che Lei ha compreso a fondo la gravità di quanto accaduto. Non riesco tuttavia ad esimermi dal contattarLa; l'accaduto mi dà la misura di quanto siano difficili, e violenti specialmente nei confronti delle donne, i tempi che viviamo. L'accaduto ha coinvolto istituzioni (Polizia di Stato), ed è ad un'altra istituzione che mi rivolgo. Cose del genere non possono accadere, neanche sporadicamente, neanche per sbaglio. Mi metto per un attimo nei panni dei medici del Federico II: forse mi sarei sdraiato sulla porta, forse mi sarei fatto portare via di peso, la polizia non l'avrei lasciata entrare. Ministro la prego, sia dura, sia inflessibile. Con stima, Andrea Sintini

Il coraggio di Mina Welby

Gentile redazione, Ancora un grazie al coraggio della Sig.ra Mina in questi tempi in cui Stato e gerarchie vogliono impadronirsi del nostro corpo privandoci dell'essenza della libertà, ovvero la possibilità di scegliere. Resisteremo! Rita

Di discriminazione si muore

Gentile redazione, Mi chiamo El Kammash Gamal, ho quarantotto anni, sono nato in Egitto e sono arrivato in Italia nel 1982. Nel 1986, a novembre, ho conosciuto la donna della mia vita, M., con la quale, dopo una breve frequentazione, ho convissuto per ventuno anni, finché nel giugno scorso, a seguito di una grave crisi depressiva, ha deciso di porre fine alla sua vita suicidandosi. Il suo vero nome era C. M., ma era nata in un corpo sbagliato, così, aveva coraggiosamente affrontato vari interventi chirurgici ed estetici per adeguare la sua fisicità alle peculiarità sessuali femminili, alle quali si sentiva più vicina. Purtroppo i fratelli e la madre non hanno mai accettato né il suo atteggiamento psicologico e comportamentale né le apparenze esterne di M., fino a deteriorare completamente il loro rapporto familiare. La nostra storia d'amore è sempre stata circondata dai pregiudizi della gente, riguardanti la transessualità di M., pregiudizi peraltro complicati dalla mia fede musulmana, che nel tempo hanno portato Marisa ad un forte stato depressivo. Negli ultimi mesi della sua vita ha cercato l'aiuto affettivo dei familiari per uscire dalla depressione, ma ha ricevuto di nuovo solo rifiuti. Siamo stati lasciati soli nella disperazione, in un susseguirsi di tentativi di suicidio di M. dai quali più volte sono riuscito a salvarla, grazie all'intervento del 118, fino al giorno in cui lei ha aspettato che io uscissi di casa per recarmi al lavoro e poco dopo si è gettata dal balcone lasciandomi nello sgomento. Aveva perso la voglio di vivere, non sopportava più di non essere accettata, soprattutto dalle persone che più amava, e di non poter contare sul loro affetto. Aveva avuto troppe delusioni, troppe sofferenze, non ultima quella della madre che, in punto di morte, non l'aveva voluta al suo capezzale perché troppe persone l'avrebbero vista, oppure quella della sorella che le aveva chiesto di dimenticare il suo numero di telefono. Proprio la famiglia, che la portata a questo gesto estremo, ora tormenta me. Erano passate solo due settimane dalla scomparsa di M., quando vengo convocato al Commissariato di XXXXX su richiesta della Procura di XXXXX, in seguito all'esposto di una sorella di M. che chiedeva di ottenere le chiavi dell'appartamento nel quale io vivevo con M. e nel quale vivo ancora oggi.

Dopo averla rifiutata per tutta la vita, ora vogliono buttarmi fuori di casa ed ottenere ciò che non appartiene loro, ciò che è mio e di M. e che abbiamo costruito in ventuno anni di convivenza, nei quali io ho sempre lavorato e portato a casa lo stipendio, contribuendo alla gestione economica, al pagamento del mutuo e della ristrutturazione delle case nelle quali abbiamo vissuto, soprattutto dal momento in cui M., venti anni fa, aveva smesso di lavorare per problemi di salute. [...] Oggi però si interessano attivamente all'eredità cercando di sottrarre anche ciò che è mio. La mia disperazione era ed è totale; nessuno mi ridarà M., il suo amore e la sua compagnia. Nella mia vita era davvero tutto. Non so come questa storia andrà a finire ma vorrei tanto renderla pubblica perché il mio dramma deriva dal mancato riconoscimento legale della mia storia d'amore. Inoltre vorrei rendere giustizia alla memoria di M. Lei è stata e sarà per sempre nel mio cuore e nella mia vita. Ringraziando per l'attenzione sperando in un vostro aiuto e interessamento affinché la mia personale battaglia per il riconoscimento dei miei diritti, porgo distinti saluti. El Kammash Gamal

Mercoledì, 5 marzo, 2008 - 18:04
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