Liberali e cattolici più o meno liberali di fronte alla legge sul testamento biologico


Sommario: 
Forse è in atto un tentativo di non far approvare la legge licenziata dal Senato sulla base di argomenti più o meno liberali e invitando a non farsi condizionare dalle emozioni. Senza una legge che stabilisca delle modalità affidabili di esprimere le direttive anticipate si rischia di penalizzare chi è più debole in generale. Inoltre, sono state proprio le emozioni a far capire agli italiani la natura del problema
Testo Intervento: 

Mi ero ripromesso di intervenire su due questioni che sono al centro della discussione in questo convegno online: la discussione sulla legge in approvazione riguardante le direttive anticipate, e il multi-problema di come cercare di migliorare i processi di assegnazione dei finanziamenti alla ricerca e di reclutamento dei ricercatori e dei docenti.

In questo intervento mi limito al primo argomento. Forse qualcuno di voi avrà notato il gran movimento nell’area cattolica e tra i liberali di centrodestra, prodotto da coloro che sono consapevoli dell’assurdità giuridica e morale della legge licenziata dal Senato.

Qualcuno avrà letto l’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 30 settembre, dove il politologo si esprime contro la legge che sta andando in discussione alla Camera, ricorrendo a un vecchio argomento liberista contro l’invadenza normativa del governo e dello stato. Panebianco formula l’argomento nella versione di Hayek, ma originariamente fu Adam Smith a concepirlo rispetto alla regolamentazione del mercato. In sostanza, dice che la tentazione dei politici e dei governanti di concepire regole in grado di prevedere il maggior numero possibile di situazione è la strada più sicura per causare danni. Perché non è possibile prevedere le reali condizioni in cui si vengono a trovare le persone in ogni singolo contesto e quindi si creeranno drammatiche discriminazioni e si imporranno tragiche sofferenze.

Se l’argomento di Hayek-Smith, ispirato a un liberalismo conservatore, può essere più efficace di quello fondato sull’autodeterminazione, cioè che si richiama all’habeas corpus, a John Stuart Mill e alla tradizione liberaldemocratica, per convincere i parlamentari del centrodestra a non fare alcuna legge, va bene. Peraltro si tratta di un argomento che andrebbe recuperato anche nell’ambito della politica economica del governo. Le sentenze della Cassazione forniscono almeno dei sani punti di riferimento. E piuttosto che una legge liberticida, meglio simulare un po’ di diritto consuetudinario.

C’è un aspetto che suscita tuttavia qualche preoccupazione nel ragionamento di Panebianco, e di alcuni altri liberali e cattolici a cui la legge in approvazione fa giustamente ribrezzo. La ragione per cui si chiede di evitare intrusioni ‘iper-regolatorie’ non è per lasciare che le sentenze adeguino i principi alla nuova realtà. Ma perché tutto sia lasciato “sia lasciato spazio alla discrezionalità e al giudizio del medico, in accordo col paziente o con i suoi familiari, sul caso singolo.” Come era prima che il caso Englaro fosse “deplorevolmente” politicizzato e che le sentenze della magistratura forzassero, in chiave ideologica per qualcuno, le leggi vigenti. Panebianco crede però nella capacità della società di auto-organizzarsi (quale società? e con quale livello di senso civico) e quindi insiste che se venisse conservata una “zona grigia” dove non entra la legge, i casi che finirebbero davanti alla magistratura sarebbero minimi.

Non è solo Panebianco che invoca una sorta di moratoria. Un nutrito gruppo di filosofi di orientamento cattolico ha sottoscritto un testo che sta circolando con il titolo <<Il “testamento biologico”. Quattro premesse di una condivisione possibile.>>. http://blog.centrodietica.it/?p=1369. In modi iper-ambiguo si cerca una mediazione che possa metter d’accordo i cattolici, ma si comincia col dire che “L’accelerazione del dibattito parlamentare su un tema che già nella passata legislatura era stato oggetto di un vivace confronto è avvenuta sull’onda emotiva della vicenda di Eluana Englaro”, e quindi si invita a non legiferare sull’onda dell’emotività. Per “evitare che una sovraesposizione di casi-limite e questioni indubbiamente di forte impatto ‘simbolico’ funzioni da strategia elusiva delle responsabilità e delle urgenze più pressanti in tema di difesa della vita”.

Trovo davvero curiosi questi ragionamenti in appendice alla tesi ‘liberale’. Ho discusso a lungo con colleghi storici statunitensi e tutti mi hanno confermato che la rivoluzione civile che ha affossato il paternalismo medico ed eliminato la discrezionalità e la “zona grigia” dove l’autodeterminazione del paziente non contava nulla, in quel paese liberale, furono proprio una serie di scandali e di sentenze delle Corti Supreme di alcuni Stati e di quella federale. E alcune delle leggi che in quel paese furono promulgate dopo le sentenze non andarono certo nella direzione di contraddire la lettura che la Corte Suprema aveva fatto dei principi costituzionali. In uno stato liberale l’emergere di diritti fondamentali che devono essere garantiti date nuove condizioni, non previste dai Costituenti, può fortunatamente seguire diverse strade. Quella meno indicata e meno liberale è lasciare del tutto sguarnite contesti decisionali in cui è in gioco la libertà individuale di persone che possono trovarsi limitate nell’accesso all’informazione accadano di nascosto.

Personalmente dubito che il Vaticano mollerà l’osso. E trovo davvero penosi quei cattolici progressisti e quegli analisti che continuano a dire che queste gerarchie cattoliche stanno sbagliando tutto, e che la base dei cattolici non è sulle loro posizioni. Queste gerarchie vogliono semplicemente ripristinare, ovvero si muovono secondo il principio che un’organizzazione religiosa non può funzionare come una democrazia. Altrimenti non serve allo scopo per cui esiste. Intanto portano a case leggi che aumentano i comportamenti illegali, quindi concorrono a disgregare il senso civico dei cittadini italiani, e che soprattutto incrementano le sofferenze e i disagi nella società. Ovvero creano una domanda per aiuti volontaristici e per l’attività di associazioni dove la religione cattolica gode di incredibili privilegi e quindi può aspettarsi un accesso ingenti risorse che le famiglie dovranno investire per garantire l’assistenza a un crescente numero di pazienti pazienti in stato vegetativo.

Quando dicevo nel mio primo intervento che discutere di testamento biologico richiamando sempre e solo i principi non si fanno molti passi avanti, intendevo dire che se è vero oggi la maggioranza degli italiani vorrebbe una legge che sancisca il diritto di rifiutare anticipatamente, cioè anche nelle situazioni in cui non si possono manifestare le capacità decisionali del paziente, questo spostamento di atteggiamento lo si deve proprio alla politicizzazione di stati emotivi che non è affatto vero che offuscano la responsabilità e la ragione. Sono piuttosto la spinta più autentica a definire delle condizioni normative all’interno delle quali davvero le persone sentano che possono decidere sulla base dei loro valori individuali o che altrettanto liberamente affidarsi al paternalistico aiuto del medico o dei parenti.
 

7 commenti

TpWExdFFkmSPQSwTop

xWFvTIUuhOJQI

propecia emzh topamax nbiw

BchYfqMxGQopb

MeyagqAQfSRiGCzve

respond this topic

All people deserve wealthy life and loan or short term loan will make it much better. Because freedom bases on money.

aEIQnimuxilz

xKknfe xqtowpyotmcq

MzHEJsDTATLxct

TYVM you've solved all my porlbems

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • tags HTML permessi: <a> <p> <span> <div> <h3> <img> <br> <br /> <ul> <ol> <li> <em> <b> <u> <i> <strong> <blockquote> <embed> <object> <param> <div>
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente

Maggiori informazioni sulle opzioni di formattazione.

CAPTCHA

Ti chiediamo di rispondere al seguente quesito per evitare invii automatici di spam.

Se dovessi riscontrare problemi o difficoltà ti preghiamo di scrivere alla mail info@lucacoscioni.it.

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it