Emancipazione laica

L'ordine morale e la Chiesa d'Ordine

di Juan José Tamayo

Il cardinal Rouco sa che l'ordine morale in uno Stato non confessionale e in una società secolarizzata non è dettato da una morale religiosa, ma da un'etica laica fondata sull'uomo, fonte della moralità. Nella filosofia morale di Kant, che non era esattamente ateo, troviamo uno dei tentativi più solidi di fondamentazione autonoma dell'etica come condizione per la sua universalità e raggiungimento della maggiore età morale dell'uomo. L'Illuminismo rappresenta per Kant "l'uscita dell'uomo dalla propria autocolpevole minoranza d'età ". Minoranza che "significa l'incapacità di servirsi del proprio raziocinio senza la guida di un'altro". La permanenza in un tale stato diventa colpevole nel momento in cui la causa "non risiede nella carenza di raziocinio, bensì nella mancanza di decisione e di capacità di servirsene da soli". Il motto dell'Illuminismo per Kant è "Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo raziocinio!", senza ricorrere a tutori, i quali abitualmente assumono le vesti di censori. La ragione è in grado di raggiungere l'obiettivo quando se ne fa un utilizzo pubblico, superando la resistenza di chi, dal mondo politico o religioso, cerca di dissuadere dal pensare.

La religione non serve più a fondare la morale. La motivazione ultima dell'azione morale è il dovere per il dovere, non il dovere basato su una legge o su un comandamento divino. "La morale, essendo fondata sul concetto di uomo come essere libero, il quale, appunto perché tale, sottopone se stesso, mediante la propria ragione, a leggi incondizionate, non ha bisogno né di un altro essere superiore all'uomo per conoscere il proprio dovere, né di un altro movente oltre la stessa legge per adempierlo" afferma Kant ne La religione nei limiti della semplice ragione. La religione non è necessaria per fondare le buone abitudini. Essa, inoltre, non è stata di certo caratterizzata da questa funzione, bensì da tutt'altro: fazioni, guerre civili, oppressione, schiavitù, direbbe Hume. La sfida che l'Illuminismo si trova ad affrontare è lo sviluppo di un'etica che sia contemporaneamente flessibile ed esigente, autonoma e immanente, superatrice della metafisica tradizionale e della rigida morale cattolica. In altre parole, si tratta di rendere compatibile la soggettività e l'universalità della ragione, l'autonomia personale e l'universalità morale. Insieme all'emancipazione della ragione e della morale si verifica l'emancipazione del diritto e la sua rifondazione laica, che, per quanto possa sembrare paradossale, non provengono da uomini di pensiero estranei od ostili alla religione, ma da giuristi vincolati al cristianesimo come Grotius. Può esistere un diritto senza l'esigenza di ammettere, nella sua origine, l'esistenza di Dio.

La secolarizzazione del diritto non esige né il deismo legale, né l'ateismo ufficiale. Domande alla gerarchia cattolica Dunque, il concetto autonomo e laico dell'etica mette in discussione alcune delle pratiche attuali della Chiesa in grado di trasgredire l'ordine morale al quale fanno appello. Ecco qualche domanda al riguardo: È consona all'ordine morale democratico l'attuale Legge Fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, il cui art. 1 afferma che il Sommo Pontefice ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario? È conforme all'ordine morale l'esclusione delle donne dalle funzioni direzionali in seno alla Chiesa cattolica e dall'accesso al ministero sacerdotale, episcopale e papale? Può essere considerata corrispondente all'ordine morale la negazione dei diritti riproduttivi delle donne da parte della Chiesa cattolica? È conforme all'ordine morale proibire l'utilizzo di preservativi nei rapporti sessuali, dove sono milioni le persone che contraggono il virus HIV ogni anno perché non ne fanno uso? È consona all'ordine morale l'assenza di democrazia e di diritti umani in seno alla Chiesa, adducendo che è di origine divina? Può Dio essere sostenitore della democrazia nella società e, contemporaneamente, esserne ostile nella comunità cristiana? È conforme all'ordine morale negare ai teologi e alle teologhe la libertà di pensiero, di espressione, di cattedra e di ricerca? Può fare appello all'ordine morale la Congregazione per la Dottrina della Fede, per giustificare la condanna di oltre 500 teologi e teologhe? Il problema di fondo sta, a mio avviso, nel fatto che alcuni gerarchi cattolici pretendono fondare l'ordine morale su una legge naturale della quale sono convinti di essere gli unici depositari e interpreti autorizzati, o su testi sacri letti alla maniera fondamentalista, cioè senza tener conto del contesto in cui furono scritti e senza l'opportuna ermeneutica. Un esempio. Per disapprovare l'omosessualità si fa riferimento a testi della Bibbia.

È il caso del libro del Levitico 18,22, dove leggiamo: "Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole". Ma lo stesso libro dice che schiavi, uomini e donne, potranno essere comprati e presi soltanto dalle nazioni vicine e lasciati in eredità ai figli come loro proprietà (Lv 25,44- 46); afferma anche che una persona no può avvicinarsi all'altare di Dio se ha difetti di vista (Lv 21,10). Il libro dell'Esodo stabilisce che una sorella può essere venduta come schiava (Es 21,7); che chiunque farà un lavoro di sabato sarà messo a morte (Es 35,2). Tali pratiche devono intendersi alla lettera, come ad esempio la condanna dell'omosessualità e hanno vigore oggi? Sarebbe meglio, a mio avviso, collaborare per la costruzione di un ordine morale laico, di un'etica autonoma fondata antropologicamente, valida per tutti. Questa è forse la materia che la società spagnola deve riparare e che dovrebbe essere risolta il prima possibile.

Martedì, 8 luglio, 2008 - 16:39
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