Vita biologica e vita personale

L'uso ambiguo della parola "vita"

di Chiara Lalli

Dopo sedici anni sarebbe augurabile seguire il consiglio del padre di Eluana: che ritorni una faccenda privata. Soprattutto quando le parole sono usate a sproposito.

Beppino Englaro ha deciso, anni fa, di rendere la sua battaglia pubblica per opporsi a quella ipocrisia molto italiana che suggerisce di agire nell'ombra. Ha deciso di rivendicare un diritto e di rifiutare quel pietismo che trasforma la libertà in una concessione bonaria del padrone. Dopo la decisione dei giudici di Milano chiede silenzio, chiede che la vicenda di Eluana torni ad essere privata.
Non vuole replicare alla oscena iniziativa de Il Foglio di deporre bottiglie d'acqua davanti al Duomo di Milano. Alla violenta e pornografica invadenza del Vaticano risponde che per lui conta la volontà della figlia, e che Eluana non avrebbe mai voluto essere costretta a sopravvivere in queste condizioni.
Prima di rispettare il desiderio della famiglia Englaro è utile commentare alcune delle affermazioni più assurde di questi ultimi giorni.
A cominciare dall'ambiguo uso di parole come "vita" e "morte". Concetti precisi solo in apparenza, richiedono invece qualche precisazione. "Vita" andrebbe almeno distinta tra vita biologica e vita personale: è quest'ultima che proteggiamo e tuteliamo, non la mera vita biologica. Ed è un bene fino a quando il suo possessore la ritiene tale: costringere qualcuno a vivere "per il suo bene" è la più perfida delle contraddizioni. È proprio la differenza tra l'aspetto biologico e quello personale che permette di prelevare gli organi di un individuo, che è vivo ed è umano, quando è in morte cerebrale.
Alla morte intesa come morte complessiva dell'organismo si affianca la concezione della morte cerebrale, ovvero la concezione che il cervello sia l'organo principale (e condizione necessaria della coscienza) e che si possa distinguere tra una vita organica e una vita personale. Eluana non è morta cerebralmente, ma si trova in una condizione di mera vita biologica, simile ad una narcosi profonda irreversibile.
Ma nel dibattito questa differenza è stata ignorata, fino agli estremi dell'Associazione Scienza e Vita che ha affermato che la vita biologica "è sempre e comunque una vita personale". Così come gli stessi che ieri chiedevano a gran voce la morte "naturale" - che non si capisce cosa voglia dire - oggi sembrano averla ignorata o dimenticata. Forse perché andrebbe a rinforzare la richiesta di sospendere quella nutrizione artificiale che tiene in vita Eluana? Forse perché permetterebbe alla ragazza di sottrarsi ad una sopravvivenza "artificiale" e, soprattutto, da lei non desiderata?
Sebbene in sordina, prosegue il disonesto e sciocco dibattito riguardo allo statuto della nutrizione e idratazione artificiali: trattamenti sanitari oppure no? Disonesto perché finalizzato a sottrarre la nutrizione e l'idratazione artificiali dall'esercizio della volontà del singolo (principio affermato dalla Costituzione come libertà di autodeterminazione in materia sanitaria). Sciocco perché non basta definire un trattamento come non medico per giustificarne l'imposizione. Anche riguardo ai trattamenti non sanitari è legittimo esercitare la propria volontà.
Un ennesimo esempio di incomprensione è l'affannosa testimonianza di dichiarazioni, dirette o indirette, contrarie o diverse: "io vivo bene con il sondino", afferma Mario Melazzini, malato di Sla dal 2002, oppure: "io avrei scelto diversamente". C'è un equivoco pericoloso, alimentato anche dalla mala fede: una legislazione liberale garantisce a ciascuno di scegliere secondo le proprie preferenze, senza costringere nessuno. La scelta che vale per Eluana non vale (e non è imposta!) per chi la pensa diversamente. Questo è il cuore stesso della libertà: lasciare alle persone la possibilità di scegliere. Sono proprio i sostenitori della sacralità della vita a voler imporre anche a chi non ci crede di sottostare a precetti stabiliti, a costringere tutti noi a subire questo "dono" della vita che in alcune circostanze si trasforma nella condanna alla più atroce delle ingiustizie.
Oggi, dopo 16 anni, dopo numerose sentenze, sarebbe augurabile seguire il consiglio del padre di Eluana: che ritorni una faccenda privata. Soprattutto se le parole sono usate a sproposito.

Martedì, 5 agosto, 2008 - 13:15

commenti

" L'uso ambiguo della parola vita" di C. Lalli

Mi piacerebbe che i commenti fossero fatti senza ambiguità. E lo scritto di C. Lalli è ambiguo. Perché è giusto sospendere l'alimentazione e idratazione artificiali di Eluana? Perché questa era la sua volontà o perché la sua vita,( dato che non è morta, che il suo non è un caso di morte cerebrale), non è più vita, è solo vita biologica, o per tutte e due le ragioni? Chiara Lalli suggerisce questa risposta: per tutte e due le ragioni.Ebbene no, no proprio, non si possono mettere le due ragioni sullo stesso piano. Se veramente Eluana non voleva vivere così, allora è giusto farla morire di fame e sete. Il problema è nella mancanza di un testamento biologico e nella necessità di basarsi su testimonianze orali di altri. Leggetevi il recente Mental Capacity Act inglese, è istruttivo al proposito. La sentenza su Eluana, inoltre, svuota il valore del testamento biologico, lo scavalca in una direzione molto più ampia, per cui qualunque legge venga in futuro approvata, sarà senz'altro molto più restrittiva. Non ci avete pensato o riflettuto? Se poi è bene far morire Eluana, perché la sua vita non è vita, allora state attenti, c'è chi l'ha già pensata in questo modo, e in futuro al suo tipo di vita-non vita se ne possono aggiungere molte altre, come naturale conseguenza, se tale definizione fosse accettata. Chi portava le bottiglie d'acqua a questo pensava. Stiamo quindi molto attenti quando parliamo e influenziamo con le nostre capacità comunicative persone che reagiscono emotivamente piuttosto che razionalmente. Il pensiero di tutti è questo: " Che vita è quella! Che orrore! Meglio morire!" e il problema dell'autodeterminazione e dell'espressione della propria volontà diventa nettamente secondario. Ora movimenti come l'associazione Coscioni e simili dovrebbero essere pro scelta sempre e rigorosamente, non pro morte, come invece capita spesso , in nome di una concezione della vita dominata dal mito dell'efficienza, della salute, dell'agire nella società, del buon funzionamento della corteccia cerebrale. Mai il dubbio che sia riduttivo e disumano identificare il valore della persona con quello del suo cervello, del quale fra l'altro sappiamo ancora molto poco. Infine basta con questo slogan della morte , che non è più naturale. Che sciocchezza! La medicina offre la possibilità di salvare e prolungare la vita oltre a quanto riusciva a fare fino a qualche tempo fa. Ebbene siamo scontenti di ciò? Vogliamo abolire la rianimazione perché alcuni suoi esiti sono, agli occhi di molti , peggio della morte? Che ne dite? Facciamo così? Io suggerirei di abolire anche gli antibiotici, così potremo godere di una morte naturalissima, non rimandata artificialmente. La morte naturale è quella che avviene per il decorso ineluttabile di una patologia dopo che si sono esauriti tutti i mezzi di cura e di sostegno. Morte naturale è stata quella di Welby. Morte naturale non sarà quella di Eluana, che non morirà di SV, non morirà per una patologia, ma per mancanza di cibo e di acqua, deliberatamente , in tutti i sensi, imposta. Maria Di Chio.

CORAGGIO ELUANA ENGLARO

CORAGGIO ELUANA ENGLARO! "L'uso ambiguo della parola "vita" citato dalla dr.ssa Chiara Lalli nel suo esaustivo ed approfondito commento sul caso Eluana, mi ha dato modo di rileggere e confrontare quelle che sono le opinioni di Chiara con quelle scaturite da una attenta analisi di un credente come umilmente mi definisco. In linea di massima sono d'accordo con la Lalli,ma vi sono punti che mi lasciano perplesso e che meritano la dovuta attenzione. All'uopo sottopongo all'attenzione di chi mi vorrà leggere alcune considerazioni in risposta a delle precise domande postemi a riguardo di Eluana. IL TESTO INTEGRALE E' IL SEGUENTE (credo di averlo inviato anche al Prtito Radicale) : "Per ciò che attiene il quesito che qualcuno mi ha posto a proposito di Eluana Englaro mi corre l’obbligo dire subito che è un argomento che è stato da tempo oggetto di meditazione ed allo stesso tempo di grandi interrogativi sulla "vita" e sulla "morte"! Vivere grazie ad una macchina....è innaturale anche se a volte necessario! La sacralità della vita, a mio avviso, proprio perchè dono di Dio, dovrebbe essere tenuta in gran conto (e tutelata preventivamente). Purtroppo,però, questo non è possibile per cause che non dipendono dalla volontà umana. Eluana non avrebbe mai voluto vivere allo stato vegetativo in cui si trova e questo lo aveva premesso quando era ancora nelle sue piene facoltà fisiche e mentali. Aggiungo,però, che se si potesse "sondare" il desiderio dello spirito che ,pur flebilmente,anima al momento Eluana, tutto sarebbe più facile! In breve : lo spirito di Eluana è ancora concorde con lei per la decisione presa prima dell'incidente? Ma questa risposta è riservata solo ed unicamente al Signore! Mi fanno pensare molto le parole di Cristo quando dice che non vi è bene più grande che donare la vita per i propri amici (o chi si ama). Credo che Eluana,con un suo ultimo,disperato gesto d'amore, lo farebbe,conscia di poter dire:"tutto è compiuto"”…nelle Tue mani rimetto il mio spirito”! Ed ancora :"Per questo mi ama il Padre;perchè io depongo la mia vita per riprenderla poi.(18) Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio"(Giov.10:17-18) Di fatto,il Dio che noi adoriamo è l’Iddio dei vivi e non dei morti! Mia speranza è che D. conceda ad Eluana di addormentarsi tra le Sue braccia per poi risvegliarla nel Suo Regno. Noi non possiamo che intercedere con preghiere affinché il Signore, al quale nulla è impossibile,mosso a compassione, la restituisca ai suoi cari. Ma, ma...., sia ben chiaro, non la nostra volontà sia fatta ma quella dell'Onnipotente i cui piani sono talvolta imperscrutabili! Grande angoscia mi assale se penso che,forse,parte dello spirito di Eluana vive già in una dimensione non terrena e che, a causa dei legami terapeutici, non può raggiungere la completezza. Di fatto, i tubi che consentono ad Eluana di vivere, anche se in modo artificiale, potrebbero costituire un “cordone ombelicale” che reciso, permetterebbe alla sua anima di congiungersi a Dio. Ma sono solo pensieri di chi si interroga continuamente sulla Vita e sulla Morte e che cerca con la Fede di interpretare la volontà del Signore in casi di estremo dolore. La mia non vuol essere una provocazione distruttiva ma motivo di dibattito costruttivo che coinvolga tutte,dico tutte le religioni del mondo. Nell’ebraismo, ad esempio, la medicina è permessa nella misura in cui cura e guarisce. Io sono rimasto ai metodi…..antichi …della preghiera che,se accolta dall’Onnipotente, non v’è morte o malattia che possa contrastarla. E se a volte questo non avviene è solo perché i Piani di D. vanno oltre ogni umano intendimento. Altro argomento scottante è quello che riguarda Paolo Ravasin il cui video mi ha turbato e commosso. E casi come quelli di Eluana e Paolo sono tantissimi e di diversa gravità. La recente morte di Welby ha suscitato scalpore ed allo stesso tempo sgomento per le mancate esequie religiose. Dove è finita la pietà cristiana? Quale sorte verrà invece riservata a quanti hanno ucciso l’innocenza di tanti pargoli? Quanti profanatori delle Leggi divine vengono graziati ma che poi ritornano a commettere errori, anzi orrori? Prevarrà in quei casi la pietà cristiana? Quando si porrà fine all’abuso che se ne fa del comandamento:”non giudicare per non essere giudicato”? Ai posteri……..l’ardua sentenza! A gran voce mi chiedo: perché? Sono tante le offese ed i peccati degli uomini che vietano al Signore di intervenire?" Federico Cardanobile P.S.(Comprensibile la decisione del padre di Eluana. Il Signore lo illumini sul da farsi) Bari, 22.07.2008
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