Bioscienze e Vaticano

Magistero e purificazione

di Giancarlo Zizola*

Per scampare alla sirena dell'antiquariato ottocentesco nel dibattito,fin troppo ripetitivo, sul senso della laicità,vorrei atterrare subito su una pista delimitata da alcuni fari direzionali: sarebbe depistante ,o meramente apologetico, fingere di non riconoscere che senza lo sviluppo delle bioscienze moderne difficilmente il magistero morale della Chiesa romana si sarebbe staccato dal dualismo di impronta manichea nella visione antropologica, fino a sviluppare una autentica teologia personalista della corporeità sessuata.

1 Similmente, non riusciremmo a immaginare un pronunciamento tutto sommato possibilista, se non favorevole all'evoluzionismo come quello erogato da Giovanni Paolo II se l'intelligenza moderna non avesse gettato un colpo di sonda sui segreti della natura,abbattendo tabù troppo a lungo irrigiditi da una interpretazione fissista e preclusiva dell'ordine naturale e dello stesso dogma del peccato originale, col suo corteo di gestioni repressive della colpa. In un campo contiguo,i colpi dell'Illuminismo, della Rivoluzione Francese,del liberalismo, per quanto raggiunti dagli anatemi gerarchici, non hanno tardato ad essere considerati dalla Chiesa del Concilio Vaticano II come finalmente convenienti,se non necessari,per disfarsi dell'assolutismo teologico e clericale e recuperare la distinzione tra l'ordine dello Stato e l'ordine della Chiesa.

La premessa radicata nell'evangelico "date a Cesare quel che è di Cesare,e a Dio quel che è di Dio" si era oscurata lungo i secoli della teocrazia pontificia e dell'intransigentismo moderno. A prezzo di dure contestazioni reciproche, anche la laicità - scrutata da una sana teologia della storia - ha giocato le sue carte nella partita per il recupero del principio spirituale che forma l'identità della Chiesa, senza il quale essa non avrebbe ragione di esistere. Grazie al principio di laicità la Chiesa è stata spogliata del potere temporale. (...) Ricorderei anche, a guisa di indice problematico, che la rottura fra spirituale e reazionario su cui Emmanuel Mounier ha scritto delle pagine straordinarie, ha aiutato, non si può negare, l'uscita della Chiesa dall'ancien regime. Effetto positivo della secolarità,anche se tutt'altro che scontato, può essere il contributo dato allo svincolo dell'annuncio della fede dal sacro, un processo appena cominciato.

Gradualmente, anche se a fatica,si è fatto largo nella storia moderna un processo di purificazione della figura di dio da statuti utilitari e militari,ancora attivi nella cultura cattolica fra le due guerre del Novecento,quando l'Europa cristiana si dilaniava nel silenzio di molta Chiesa . Il teologo evangelico Dietrich Bonhoeffer vedeva bene dal carcere di Tegel,dove i nazisti lo avevano rinchiuso in attesa del patibolo, dove fosse il respiro del Vangelo: certamente non dalla parte delle armate del Terzo Reich né dei carri della morte decorati dai crocifissi in Spagna.

*Vaticanista per il Sole 24Ore

Martedì, 8 luglio, 2008 - 16:55
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