Intervista a Lucio Barani

Mai visto un Papa in coma

di Gaia Carretta

Lucio Barani: “Con la deresponsabilizzazione del medico si potrebbe risolvere il problema della dolce morte”. “L’eutanasia clandestina è prassi, anche in Vaticano”.

Socialista riformista, radicale, fiero di portare il garofano rosso all'occhiello della giacca da quando è stato eletto alla Camera dei Deputati nel 2006. È l'onorevole Lucio Barani, Pdl, nuovo Psi, iscritto all'Associazione Luca Coscioni per il 2008. Ha cominciato a fare politica nel 1970, con il FGSI, la federazione dei giovani socialisti, all'Università di Pisa, con i "compagni cattivi" Massimo D'Alema e Fabio Mussi. "Mi dicevano che ero un social-fascista, perché invece di fare le battaglie studentesche con le molotov studiavo", racconta Barani ad Agenda Coscioni. "Poi però ho avuto ragione io, sia nella vita, io mi sono laureato e D'Alema no, sia nella storia politica". Nel 1990 è stato eletto sindaco di Aulla, dove eresse la statua di Craxi nella piazza principale, "ho anche fatto la stele alle vittime di tangentopoli e Aulla è stato il primo comune dedipietrizzato". Quello con la magistratura è un filo conduttore che ha caratterizzato sia la sua vita professionale di medico, che quella di politico: "Dobbiamo dare la possibilità ai medici di fare i medici, di avere un dialogo con il paziente, di non farlo soffrire, di rispettare la sua volontà", dice Barani, ma "se abbiamo i magistrati che ci stanno sempre alle calcagna, che appena hanno un appiglio ci arrestano e ci mandano un avviso di garanzia, è difficile riuscire a fare bene il nostro mestiere". La soluzione per il deputato socialista sarebbe quella di "depenalizzare l'azione del medico", che non significa, precisa, "deresponsabilizzare chi compie delle azioni illecite, ad esempio provocando la morte, questo è un reato e va condannato". La proposta di Barani semplificherebbe il sistema di eutanasia clandestina che oggi "negli ospedali pubblici italiani è perpetuata ogni giorno: i medici sospendono la cura senza dir nulla a nessuno, questa è la pra s s i ". Ma ancora di più lo è n e l l a Chiesa: "A Paolo VI hanno s e m - plicemente interrotto le cure, non si è mai visto un Papa in coma, lo abbiamo sempre e solo visto morto, quindi anche la Chiesa pratica di fatto l'eutanasia". I casi Englaro "sono rari", perché difficilmente un medico arriva a mantenere in vita per così tanto tempo una persona e soprattutto "non passano così tanto sotto i riflettori mediaci". L'impegno, come parlamentare, c'è: "Abbiamo appena iniziato, sono passati pochi mesi, ma per ora sto già facendo molto: sono il primo firmatario della legge per il riconoscimento delle coppie di fatto, i Didore; ho appena firmato la proposta di legge sulle cure palliative, e sicuramente presenterò una proposta sulla depenalizzazione dell'azione medica, fatta quella, non ci sarà più bisogno della legge sull'eutanasia". Per chi potrebbe accusarlo di voler essere simile ai suoi tanto odiati pm, che non sono responsabili delle proprie sentenze, Barani ricorda che con i radicali era in piazza proprio per raccogliere le firme per il referendum che introduceva la responsabilità civile dei magistrati. Una storia che dura da più di dieci anni, quella del deputato socialista con l'area radicale "ho sempre avuto la doppia tessera, per questo ho deciso di iscrivermi anche all'Associazione Coscioni, perché credo in tutte le battaglie di civiltà e di libertà individuale e, in particolare, per la libertà di ricerca". Una ricerca che oggi in Italia sta vivendo momenti difficili, con il taglio dei fondi alle università del decreto Gelmini. Ma per Barani non è proprio così: "Quei ragazzi che sono scesi in piazza erano telecomandati da una regia, erano malinformati, non sapevano per cosa manifestavano. Perché non sono scesi in piazza per avere un'istruzione migliore? Dicono che vogliono più risorse, ma lo sanno che ci sono università che spendono il 120% del loro budget per il personale?". Per Barani, il ministro Gelmini non ha avuto la possibilità di essere ascoltata: "Il suo decreto vuole solo mettere un po' di ordine e cercare di ottimizzare le risorse che oggi non sono di certo destinate alla ricerca". Ottimizzando le risorse e eliminando gli sprechi, forse, "un po' di soldi in più per la ricerca salteranno anche fuori".

Martedì, 4 novembre, 2008 - 13:19
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