(Mala)informazione al servizio della (mala)fede

di angiolo bandinelli

Cattiva informazione, ignoranza, ma anche malafede, nel modo in cui si è data e commentata la notizia della pressante esortazione rivolta da papa Benedetto XVI ai farmacisti cattolici, riuniti nel loro Congresso internazionale, perché oppongano la più intransigente obiezione di coscienza alla vendita di farmaci il cui uso possa avere "implicazioni etiche" negative. "Il farmacista - ha detto il papa - deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, perché ogni essere sia protetto dal concepimento fino alla morte naturale...". L'ammonimento papale ribadiva la condanna da sempre formulata nei confronti di qualsiasi azione o comportamento che possa, stando ai dettami della morale sociale cattolica, offendere la vita dell'uomo "dal concepimento fino alla morte naturale": investiva, insomma, tutte le pratiche dirette a procurare l'aborto o l'eutanasia. Per quanto riguarda le farmacie e i farmacisti italiani, allo stato dei fatti, Benedetto XVI poteva solo genericamente riferirsi - si faccia attenzione - alla vendita dei normali anticoncezionali (quelli che in Italia, peraltro, si possono vendere solo dietro prescrizione medica, essendone vietata - e solo in Italia - la vendita libera). Invece i mezzi di informazione hanno annunciato che Benedetto XVI invitava i farmacisti ad opporre la loro obiezione ci coscienza alla vendita della pillola abortiva RU 486. Come è noto, la RU 486 non è in vendita nelle farmacie italiane, e solo recentemente la ditta che la produce ha avanzato la richiesta di vendita nel nostro Paese, dove essa viene per ora sperimentata in alcuni ospedali tra i quali, per iniziativa del dottor Silvio Viale, il S. Anna di Torino. Perché la RU 486 entri nella farmacopea italiana ci vorrà dunque del tempo. Sicuramente, i media italiani hanno creduto, servizievolmente, di anticipare quello che immaginavano potesse essere una possibile, più o meno prossima, esplicita presa di posizione di Benedetto XVI; o, ancor più probabilmente, hanno fatto da battistrada al tentativo vaticano di influenzare le autorità mediche italiane perché respingano la richiesta della casa produttrice e vietino ancora una volta l'adozione della pillola nella nostra farmacopea. Tutte queste manovre discendono da una profonda distorsione dei fatti, della verità scientifica. In primo luogo perché - diciamolo subito - anche nel caso che la malfamata pillola possa ottenere i necessari nullaosta delle autorità sanitarie, nessuno pensa o ha mai pensato di porla in libera vendita nelle farmacie. L'ipotesi, l'indirizzo su cui si sta lavorando (e ci auguriamo con esito positivo) è invece la fornitura della pillola in questione agli ospedali, dove essa possa essere impiegata su indicazione e a discrezione del medico - secondo quanto è prescritto dalla Legge 194 - al posto e in sostituzione delle pratiche attuali di interruzione di gravidanza (cioè, di fatto, l'intervento chirurgico). La campagna terroristica scatenata da fondamentalisti, falsi moralisti e maneggioni vari ignora, o fa finta di ignorare addirittura, che la pillola non è in vendita presso le farmacie in nessun paese del mondo (tranne, forse, la Cina) dove essa è utilizzata nel rispetto dei protocolli e delle prescrizioni imposte dalle autorità nazionali. L'eco suscitata dai reportage sulle parole del papa è dunque il prodotto di un falso, una trappola nella quale si sono infilati medici e scienziati, organizzazioni scientifiche, associazioni di categoria, enti morali, comunità religiose e, per certi rispetti, anche il ministro Livia Turco. In una intervista, il ministro della salute ha infatti sostenuto, per mantenere agibile la linea possibilista rispetto ala sua introduzione in Italia, che la pillola RU 486 non è una pillola abortiva. In una seconda intervista, il ministro è però dovuta tornare sui suoi passi ammettendo quello che è invece ben noto, cioè che essa va classificata tra gli abortivi. Quello che la Turco non ha saputo o potuto rispondere era, invece, che la RU 486 verrebbe utilizzata solo ed esclusivamente nei limiti della Legge 194. La pillola RU 486 non è insomma la pillola dell'"aborto fai da te", come viene insinuato da una propaganda faziosa e terroristica. Né è valida l'accusa che comunque la 194 verrebbe violata anche nell'eventuale impiego ospedaliero, in quanto la paziente che usi la RU 486 può non restare ricoverata per tutto il tempo della procedura medica. Ma la 194 impone di mettere in atto procedure scelte "secondo la buona pratica" che solo il medico curante può e deve stabilire. Nei fatti poi, come è noto, nessuno può impedire ad un paziente ospedalizzato di firmare la sua cartella clinica e uscire anche senza nulla osta del medico: è quanto potrebbe succedere con l'impiego della RU 486, proprio perché essa è meno invasiva e traumatica dell'intervento chirurgico. Vi sono però altri aspetti della campagna della chiesa che suscitano più di una perplessità. Già oggi, i farmacisti italiani vendono liberamente alla donna la cosiddetta spirale, che è davvero un espediente abortivo, per non parlare dei preservativi. Il papa vuole forse chiamare i farmacisti alla crociata anche contro questi prodotti? Fino ad oggi, non ci pare. Eppoi, davvero si pensa di poter dividere la categoria in due, con esercizi di gruppo "A" e di gruppo "B", magari identificati da apposite targhe o annunci posti all'ingresso? Non si dimentichi che l'obiezione di coscienza concessa ai medici rispetto all'intervento per la interruzione di gravidanza impone allo Stato di garantire che la donna possa comunque soddisfare le sue esigenze, garantite dalla legge. E' in condizione l'Ordine de farmacisti di fornire questa sicurezza e garanzia, specie nei piccoli paesi, che hanno spesso un solo esercizio farmaceutico? Ma soprattutto: è lecito che un capo di Stato straniero - come il papa è grazie alla distorta interpretazione ed applicazione del Concordato o anche della Legge delle Guarentigie - inviti i cittadini di un altro Stato, in questo caso l'Italia, alla disobbedienza civile? Fino a quando potranno i cattolici, i credenti, accettare che nella figura del papa il potere spirituale si intrecci inestricabilmente con quello tutto temporale di un capo di Stato quale è la Città del Vaticano, senza tener nel minimo conto i pericoli, i rischi gravissimi che questa confusione potrebbe portare (anzi, già porta) alla chiesa, alla sua essenziale missione di guida delle anime? Non si vedono già le tracce di una infiltrazione di simonia, nelle prassi e pratiche dei burocrati vaticani, quale ovvia conseguenza di tale intreccio? Tre considerazioni conclusive. Prima: l'obiezione di coscienza concessa ai medici non può essere invocata per i farmacisti; vendere un prodotto prescritto da regolare ricetta non ha, in alcun modo, la valenza e il significato della partecipazione diretta, immediata e personale ad un evento medico quale è, certamente, una interruzione chirurgica di gravidanza. Seconda: a quanto ci consta (e Viale ce ne dà ampia informazione) la RU 486 viene attualmente sperimentata in campi medici come quello oncologico, endocrinologico, psichiatrico e latamente ginecologico: vorrà la chiesa bloccare anche queste ricerche? Terza - ed ultima - considerazione: l'obiezione di coscienza comporta, per chi voglia praticarla, l'obbligo di pagare personalmente per la disobbedienza posta in atto rispetto ad una legge vigente. Si vorrà ancora una volta tentare di eludere questo che è il perno etico fondamentale che giustifica il gesto?

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 15:51
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