Dalla mancata trasparenza dei fondi allo scandalo del S.Rita

Mala-ricerca genera mala-sanità

di gilberto corbellini

Denaro e logiche economicistiche c’entrano poco con i crimini sanitari. L’origine è nel declino della cultura medica che in Italia inizia negli atenei.

Se coloro i quali hanno commentato l'inchiesta giudiziaria sui presunti crimini medico-sanitari compiuti all'Istituto di Cura S. Rita avessero letto il capitolo intitolato "Marketing, denaro e decisioni mediche" nell'ultimo libro di Groopman (Come pensano i dottori, Mondadori, Milano, 2008), avrebbero forse evitato i soliti luoghi comuni. In primis di dire che la medicina è inquinata dal denaro e da logiche economicistiche. Qualcuno davvero pensa che senza soldi, profitti e management si potrebbero ugualmente produrre i farmaci, le tecnologie e gli ospedali grazie a cui si salvano milioni di vite e che in mezzo secolo hanno quasi raddoppiato l'aspettativa di vita in occidente?

Non è meno scontato dire che servirebbe un miglior aggiornamento delle linee guida e dei drg, o che ai medici di oggi mancano di solide basi etiche e capacità di relazionarsi empaticamente con il paziente: per cui servirebbe spingere di più sulla medicina basata sulle prove di efficacia (meglio nota con il famoso mantra Ebm) e migliorare la formazione morale e psicologica del medico. Tra l'altro, nessuno sembra aver rilevato che nella vicende del S. Rita è uscirne devastata nella sua credibilità è la pratica del consenso informato in Italia. Per la miseria, ma da chi e come venivano informati i pazienti che finivano sotto i ferri dei medici? Cosa c'era scritto nei moduli per il consenso?

I comitati etici che ci stanno a fare? Nel capitolo citato Groopman dimostra, usando esempi concreti come il caso della terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa e la scelta tra fusione spinale o semplice discectomia per il trattamento della lombalgia, che il problema delle tentazioni economiche ha a che fare con la preparazione scientifica e la competenza dei medici. Assai più che con la loro qualità morale o umana, che peraltro anche chi le invoca non spiega mai cosa siano e come si insegnino. Vi sono abitudini, tradizioni, distorsioni cognitive e reazioni emotive che entrano in gioco nelle decisioni mediche e che possono condurre a errori clinici, così come a cadute morali. Solo l'uso dei risultati scientifici degli esperimenti e la capacità di interpretarli alla luce di una consapevolezza appresa delle limitazioni e delle trappole che condizionano i ragionamenti umani - trappole e limitazioni di cui sono vittime predilette i giovani medici quando tentano ingenuamente di ricondurre il caso clinico a qualche algoritmo predefinito o ad astratte linee guida - possono evitare di fare errori, e rendere davvero efficace la comunicazione con il paziente, nonché appagante l'esercizio della medicina.

Il fatto che negli Stati Uniti non siano pochi i medici che collaborano con prestigiose riviste culturali, Groopman insieme ad altri scrive regolarmente su The New Yorker, la dice lunga sulla qualità intellettuale delle elite mediche nordamericane. Questi mediciscrittori non producono cose didascaliche, compilazioni storiche o tirate moralistiche. Groopman, per esempio, riesce a coniugare le particolarità e quindi il contesto più generale di una situazione clinica, con la dimensione cognitiva della diagnosi medica. Di entrambe queste dimensioni, in cui giocano un ruolo fondamentale l'individualità del paziente e quella del medico, l'autore fornisce delle descrizioni il più possibile oggettive, utilizzando in modo documentato e con padronanza i dati dell'epidemiologia e delle ricerche sperimentali sui processi decisionali. Del resto, dietro la fluidità e la semplicità della prosa, c'è una bibliografia essenziale ma formidabile. Ancora una volta, dietro alla capacità di rappresentare le dimensioni umane delle esperienze cliniche, c'è della buona scienza!

L'Italia ha avuto una valida tradizione di cultura medica e sanitaria fino agli anni Settanta del secolo scorso. Ma la degenerazione in senso antimeritocratico dell'università e dei governi nazionali e locali negli ultimi quarantenni sta compromettendo la qualità della medicina e sanità pubblica in Italia. E non sarebbe sorprendente scoprire che le ragioni per cui da noi la cultura medica va scadendo e non esiste un controllo sulla qualità della formazione medica e delle prestazioni sanitarie sono, in fondo, le stesse per cui non funziona un efficiente sistema di peer review nei finanziamenti alla ricerca.

Il nostro appello dei 700

Scienziati ed accademici chiedono che i fondi per la ricerca assegnati dal Ministero della Sanità siano assegnati con criteri scientifici. L'appello, lanciato dall'Associazione Luca Coscioni alla fine del 2007, introduce nel dibattito pubblico italiano il tema della valutazione anonima ed indipendente delle ricerche da finanziare.

Leggi i nomi delle centinaia di scienziati che hanno aderito all'appello alla pagina 12 del numero di gennaio '08 di Agenda Coscioni: www.lucacoscioni.it/files/COSCIONI_numero17_bassa_0.pdf

Giovedì, 3 luglio, 2008 - 18:01
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