Mosca-Roma: Radical pride

di Sergio Rovasio

I militanti russi arrestati a Mosca sfilano al Gay Pride con gli “oltranzisti” della moratoria sulle esecuzioni capitali

Ormai da anni l'evento del Gay pride nazionale vede coinvolti e partecipi i dirigenti, i parlamentari e i militanti di Radicali Italiani, del Partito Radicale e dell'Associazione Luca Coscioni. Quest'anno il successo era garantito dal fatto che tutte le organizzazioni glbt italiane avevano trovato negli ultimi mesi un accordo unitario per lo svolgimento della manifestazione a Roma sotto lo slogan Parità, Dignità e Laicità e, per la prima volta, la richiesta del matrimonio gay. Ovviamente dopo la vicenda del disegno di legge governativo del Dico, che ha tenuto banco per il periodo inverno- primavera, era anche prevedibile una forte partecipazione, paragonabile soltanto a quella del Gay World Pride: tra le 600.000 e il milione di persone. Un successo senza precedenti. A rischio di essere ripetitivi è sempre bene ricordare che la questione sta a cuore ai radicali sin dal 1971, quando vennero aperte le proprie sedi alla prima organizzazione gay italiana, il "Fuori!" fondato da Angelo Pezzana che pochi anni dopo si fece anche arrestare a Mosca per denunciare la "sparizione" di un musicista omosessuale russo. Non si può non ricordare che il primo gay pride italiano si svolse a Torino, sempre grazie al Fuori, nel 1978 e guarda caso partì proprio da Via Garibaldi 13, la ex sede storica dei radicali torinesi. Quest'anno il gay pride nazionale era stato preceduto da alcuni eventi importanti legati alle lotte di laicità e per la democrazia che avevano visto i radicali co-protagonisti. Il World Gay Pride di Gerusalemme del novembre scorso, con fenomeni miracolosi delle tre religioni monoteiste unite, dopo secoli di litigi, nell'offesa, il disprezzo, la condanna delle persone omosessuali. Poi c'è stato il Gay Pride di Mosca del 27 maggio, negato per due anni consecutivi, trasformato infine in teatro di azioni repressive da parte delle autorità con botte, fermi, arresti e processi contro i radicali Marco Cappato, Ottavio Marzocchi e i radicali russi Nikolay Kramov, Serghey Kostantinov, tra i co-promotori dell'iniziativa nonviolenta, insieme a Nikolay Alexeev. Il carro dei radicali, ultimo per scelta - dopo l'esclusione dal palco dei dirigenti radicali, perché "politici" - tra gli oltre 40 carri, era bardato delle bandiere del volto di Gandhi, del simbolo dell'Associazione Coscioni, della scritta Radicali Italiani e "Moratoria subito!", con sopra Marco Pannella e Sergio D'Elia in sciopero della fame ad oltranza da oltre un mese e mezzo per la battaglia in corso sulla Moratoria contro le esecuzioni capitali subito alle Nazioni Unite. Insieme a Rita Bernardini, Maria Antonietta Coscioni, Marco Cappato, Maurizio Turco, Marco Beltrandi, Ottavio Marzocchi, Nikolay Kramov, Serghey Kostantinov, e decine di militanti radicali provenienti da varie parti d'Italia, si alternavano coppie gay, transessuali, travestiti, eterosessuali e famiglie per chiedere tutti Parità, Dignità e Laicità! Il Gay pride è divenuto un appuntamento che rende visibile una parte del paese che c'è, che esiste e che rivendica diritti, doveri e responsabilità oltre che laicità. Una parte di paese che non dice che un'altra parte non ci deve stare. Una parte di paese che non vuole distruggere nessuno né tanto meno la famiglia, anche se quella del "Mulino Bianco" dubitiamo che esista. Una parte di paese che non vuole nemmeno eliminare il modello unico di famiglia eterodiretto dalla potenza economica e politica dello Stato della Città del Vaticano. Infatti nel becero dibattito sui Dico o sulla famiglia che i gay vorrebbero distruggere, mai si ricordano gli stermini, le violenze, l'odio, il pregiudizio, la fatica che caratterizza ancora oggi la condizione delle persone omosessuali in Italia così come a Cuba, in Iran e a Mosca. Qualcuno ha voluto fare confronti con il Family Day del 12 maggio scorso che nella stessa piazza, secondo la Questura, aveva visto non più di 200.000 partecipanti, convocati da 26.000 parrocchie, con finanziamenti provenienti anche, se non esclusivamente, dagli oltre 2.000 miliardi di vecchie lire giunti alla chiesa cattolica dall'8 per mille (chissà quanti di coloro che li versano in buona fede per finanziare le missioni in Africa - come gli spot di pubblicità fanno credere - sanno invece come questi sono stati spesi!). Cosa sarebbe accaduto se gli stessi finanziamenti, la stessa potenza mobilitatrice di 26 mila centri sparsi in Italia, gli stessi media, avessero fatto altrettanto per il Gay pride? Probabilmente avrebbero partecipato milioni di italiani e non ci sarebbe stata una piazza adeguata nel centro di Roma per accoglierli.

@pprofondisci: per altre foto del corteo, vai al link http://www.flickr.com/photos/62585343@N00/sets/7215 7600379739939/

 

Martedì, 10 luglio, 2007 - 17:16
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