MOZIONE PARTICOLARE SULL'ABORTO


(Presentata da Marco Cappato)

Impegna l'associazione per la revisione della legge 194 attraverso:
- il miglioramento nella diffusione di informazioni sulle misure di contraccezione;
- l'estensione della possibilità di praticare l'interruzione volontaria di gravidanza alle strutture sanitarie private;
- il rispetto di tempi certi da parte delle strutture che debbono assicurare l'intervento;
- monitorare/denunciare ogni possibile boicottaggio alla concreta utilizzazione della pillola RU-486 da parte delle strutture ospedaliere e/o dai comportamenti ostruzionistici che il governo tenterà di i porre in essere;
- registro degli obiettori di coscienza.
- garantire una diagnostica prenatale entro le 20 settimane di gravidanza per permettere alle donne di avere il tempo necessario per decidere e non arrivar a ridosso dei limiti indicati per l'IVG oltre il 90esimo giorno.

Mercoledì, 14 ottobre, 2009 - 19:46

7 commenti

Voto favorevole anche se con

Voto favorevole anche se con dubbi sul "registro". Preferirei l'obbligo degli ospedali di avere in organico almeno un medico non obiettore ad ogni ora del giorno e della notte. E l'introduzione nel contratto di lavoro del divieto di obiezione di coscienza pena la risoluzione del contratto stesso. Qui non è questione di libertà di coscienza ma di tentata imposizione di una sharia cattolica anche a chi cattolico non è. E' guerra santa mascherata. Come radicali siamo sempre stati a favore dell'obiezione di coscienza con assunzione di responsabilità: chi obiettava al servizio militare andava in galera e poi, dopo la legge che consentiva l'obiezione, faceva il servizio civile sostitutivo. MAI ha preteso di essere un militare, pagato dall'esercito, ma di non toccare armi "perchè obiettore". Così dovrebbe valere per i ginecologi (e non solo) in servizio presso gli ospedali pubblici E CONVENZIONATI! Non vuoi più svolgere una prestazione che legittimamente ti può essere richiesta e per la quale vieni pagato? Nessuno ti obbligherà a svolgerla, ma ti troverai un altro lavoro. La botte piena e la moglie ubriaca è un po' troppo...

saluti, Edoardo

No

Tento di motivare il mio no alla mozione.
Se sono completamente d'accordo nel continuare l'impegno per (cito dalla mozione generale) “- la piena disponibilità della pillola abortiva RU486 e l'abolizione della ricetta per la pillola del giorno dopo;” altrettanto non posso dire per questa mozione.
In particolare, non sono d'accordo ad estendere la possibilità di praticare l'IVG nelle strutture private e a creare un registro degli obbiettori di coscienza. Rispetto a quest'ultimo punto penso che una sorta di “schedatura” sia fuorviante.
Il sistema di salute pubblica dovrebbe riconoscere il diritto della donna all'IVG secondo la legge. Per fare ciò le strutture pubbliche dovrebbero essere in grado di erogare questo servizio (in termini di consulenza, assistenza e esecuzione), facendo in modo che le percentuale del personale obbiettore assunta e in servizio sia tale da non causare un danno al servizio stesso. Al momento del concorso si dovrà mettere in chiaro che un'eventuale obiezione può essere fonte di esclusione dallo stesso e una interruzione o danno al servizio fonte di incompatibilità con la posizione ricoperta e di sanzioni.
 

un paio di osservazioni.

Non ho capito il paragrafo relativo alle strutture private: essendo private, se erogano la prestazione, la paziente si accolla l'onere economico, ma introduce una discriminante economica nei confronti delle persone meno abbienti (in genere le più esposte) e non so quanta professionalità siano in grado di offrire in termini di supporto informativo alla donna; se si intende strutture convenzionate, queste andrebbero certamente assoggettate ai vincoli di cui ai successivi punti della mozione;

Il registro degli obiettori lo trovo poco pratico e si presta a manipolazioni e strumetalizzazioni; ciò che interessa alla paziente è la struttura pubblica o convenzionata, e che sia in grado di intervenire, non il fatto che un medico sia obittore o meno; quindi meglio un registro delle strutture territoriali alle quali rivolgersi. 

Voterò SI

 

 

un paio di osservazioni.

Non ho capito il paragrafo relativo alle strutture private: essendo private, se erogano la prestazione, la paziente si accolla l'onere economico, ma introduce una discriminante economica nei confronti delle persone meno abbienti (in genere le più esposte) e non so quanta professionalità siano in grado di offrire in termini di supporto informativo alla donna; se si intende strutture convenzionate, queste andrebbero certamente assoggettate ai vincoli di cui ai successivi punti della mozione;

Il registro degli obiettori lo trovo poco pratico e si presta a manipolazioni e strumetalizzazioni; ciò che interessa alla paziente è la struttura pubblica o convenzionata, e che sia in grado di intervenire, non il fatto che un medico sia obittore o meno; quindi meglio un registro delle strutture territoriali alle quali rivolgersi. 

Voterò SI

 

 

Sulla proposta dell'istituzione del Registro delle Obiezioni

Condivido anch’io il fatto che la sola misura dell’introduzione di un “registro degli obiettori di coscienza” possa rivelarsi addirittura controproducente qualora non associato ad un preciso riferimento al suo utilizzo.

Fermo restando il rispetto della libera facoltà di obiezione di coscienza, questa scelta oggi si rivela anche potenzialmente “conveniente” poiché oltre a consentire banalmente a chi la esprime di poter astenersi nell’esercizio di qualcuna delle proprie funzioni, in moltissimi casi potrebbe rivelarsi invece anche addirittura favole nelle assunzioni, nella carriera e per la propria “protezione” da parte dei potentati clericali e politici (magari per convinzioni dei secondi che anche semplicemente per ingraziarsi i primi).
In tal modo l’obiezione di coscienza potrebbe essere espressa non per reali convinzioni etiche, morali, religiose, politiche, ecc., ma più banalmente per interesse o conformismo, anche perché non solo non vi sarebbero potenziali prezzi da pagare ma anzi ne potrebbero derivare addirittura concreti vantaggi.
In questo senso, quindi, la richiesta di istituzione del registro andrebbe appunto associata ad un preciso riferimento.
Penserei ad esempio ad un preciso vincolo contestuale per le strutture pubbliche (e per quelle private se operanti in convenzione e/o con il contributo economico pubblico) affinché siano chiamate a dover garantire requisiti minimi nelle proprie dotazioni organiche capaci di assicurare lo svolgimento delle funzioni.
Piuttosto che un’aliquota massima di personale nell’ambito di quello rilevabile nel registro degli obiettori, vedrei più positivamente fissare un’aliquota minima di personale che invece non deve risultare presente in tale registro, numero determinato affinché risultino garantiti dei livelli minimi essenziali di copertura del servizio e che quindi debba risultare in organico ed in servizio nella struttura.

Obbiettori di Coscienza

Anche io ritengo che bisogna avere posizioni più severe rispetto l'obiezione alle interruzioni di gravidanza. Importante sarebbe inoltre che il medico sia tenuto a comunicare il suo stato di obiettore agli assistiti per permettergli così di poter valutare chi hanno di fronte e se possono avere tutti i servizi che richiedono. Questo aspetto è parte integrande e pregnante della professione di ginecologo e pertanto dovrebbe essere chiaramente manifestato.

Obiettori di coscienza

Avrei desiderato una presa di posizione più dura rispetto all'obiezione di coscienza. E' una pratica che autorizza la prevaricazione delle posizioni personali rispetto alla legge e, soprattutto (la legge si "limita" a difenderle) alle posizioni di chi la pensa diversamente, persone che, in questo caso particolare, sono in oggettiva condizione di difficoltà. Non basta avere un registro, ma devono essere posti fuori legge gli istituti di cura che non assicurano il servizio e nei quali la percentuale degli obiettori sia al di sopra di un valore che sia davvero minimo (20-30%, non di più, ed è già una concessione che mi viene da rimangiarmi subito).

Ciao.

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