No Escort.


Sommario: 

Per una mobilità autonoma delle persone con disabilità.

Testo Intervento: 

 

Mi chiamo Gustavo Fraticelli, ho 56 anni e sono affetto da spasticità da trauma da parto, nonostante ciò ho cercato sempre di imporre il mio diritto ad avere una vita “viva”. Mi sono infatti laureato, ho lavorato per 32 anni nella famigerata Alitalia, da dove sono uscito nel 2006 anche perché nauseato gestione scellerata e vergognosa da codice penale della stessa Alitalia con il criminale avallo della politica. Questa mala gestione, di cui sono stato diretto testimone come lavoratore, ha determinato le politiche aziendali, sia nell'epoca d'oro delle partecipazioni statali, sia nel periodo successivo,con l'unica differenza che negli '70 i buchi di bilancio provocati da tale gestione venivano ripianati periodicamente dall'IRI. Mentre dagli anni ‘90 in poi tali deficit bilancistici sono andati a debito che ha, anno dopo anno, depauperato la società.
 
Con questo mio messaggio vorrei richiamare l’attenzione dei partecipanti al congresso on line dell’associazione Luca Cosioni, sul clericalismo di cui è pervasa l’azione politica in Italia che, a ben vedere costituisce una costante ed un continuum, salvo poche eccezioni, nella storia dell’Italia unita, che inizia dal Patto Gentiloni per passare per i Concordati di epoca fascista e post fascista, per finire all’odierno sotto gli occhi di tutti noi. Infatti basta una semplice considerazione visiva sfogliando i giornali nei giorni del caso Boffo, vale a dire la grande messe di foto di alti prelati riportata dalla stampa italiana nella pagine di politica interna, tantoché si ha la sensazione anche icastica, purtroppo veritiera, che questi purpurei signori siano il principale potere della stato italiano, anche se non previsto come tale Costituzione. E nessuno ha il coraggio di denunciare questa situazione di fatto che mina dal più profondo l’idea stessa di Stato liberale, come è intesa in tutte le democrazie, alcuni si limitano a stracciarsi le vesti platealmente per tutt’altre minacce alla democrazia, che semmai, sono solo uno dei molteplici effetti di questa zoppia istituzionale. Quindi uno dei principali bandoli della matassa per tentare di risolvere l’evidente anomalia del Paese è puntare ad eliminare la diarchia che di fatto ci governa mediante una ripresa forte del tema della laicità. Del resto le stesse posizioni prese da Fini oltre ad essere un fatto positivo, evidenziano che lo stesso Fini può permettersele perché avverte, da navigato politico, che il tema della laicità dello Stato sta trovando sempre spazio nell’opinione pubblica e  può costituire un coagulo politico trasversale all’attuale bi-mono partitismo. Anche l’attuale parossistica funzione vicaria del Vaticano rispetto alla politica italiana necessariamente comporta anche a livello mediatico una sovraesposizione della alte gerarchie della Chiesa che, oltre a provocare sbavature della stessa, come per il caso del perdono ai lefreviani, appalesa sempre di più agli occhi del pubblico l’essere la Chiesa cattolica principalmente come un potente organizzazione dedita al potere temporale più che spirituale e che, in questa famelica rincorsa al potere, rivela anche delle aspre lotte fra le alte gerarchie, come ad esempio quella tra la CEI e Segreteria di Stato per la primazia nell’ignobile e simoniaco mercanteggiamento per chi perdona Berlusconi, dopo essere stato utilizzatore finale, ma “devoto” di svariate escort.
Ho affrontato prioritariamente questa tema, perché credo che laicità sia anche un metodo politico pragmatico che, prendendo a riferimento il reale, tenti di gestirlo. E nel campo della disabilità, è fondamentale partire dalla stessa, come realtà di fatto, per tentarne di risolvere/alleviare i molteplici problemi che la stessa pone. Avendo lavorato nel trasporto aereo mi sono occupato del problema della mobilità delle persone con disabilità la cui effettiva realizzazione è strumento prioritario per ogni genere di inclusione sociale di noi disabili. In tale prospettiva, come membro della Cellula Coscioni Roma mi sono occupato di rappresentare al Sindaco di Roma, mediante la stesura di una petizione allo stesso, l’assurdità del fatto che, pur in presenza della stragrande maggioranza di strutture adeguate, sia come autobus, che come vetture della metro, l’utilizzo del servizio di trasporto pubblico a Roma da parte di chi usa la sedia a rotelle è praticamente irrisorio, a tal punto che il prolungato non utilizzo delle strutture ne provoca l’inefficienza e quindi l’inutilizzabilità per i rarissimi fruitori. La problematica mi si era appalesata in occasione di un viaggio a New York dove ho potuto in tutta autonomia con la mia sedia a rotelle autobus e metropolitana ed ho visto che un grande numero di utenti in sedia a rotelle fruisce di tali trasporti. Dalla risposta data dal Sindaco si evince che attualmente alle persone disabili in sedia a rotelle non è possibile fruire del trasporto pubblico romano senza essere accompagnati da escort, vale a dire persona di fiducia che deve provvedere al blocco/sbocco sedia a rotelle sul mezzo, al contrario di quanto avviene a New York dove è l’autista che svolge tali operazioni. Poiché, come testualmente detto nella risposta: "... atteso che, per motivi di sicurezza, non si potrà utilizzare il conducente.".  
Lo sconcerto ed altro ...è dettato dalla considerazione che, piuttosto che tentare di modificare il dato organizzativo, si ipotizza una soluzione assurda e, credo anche offensiva per gli interroganti nonché per noi disabili, vale a dire la prospettazione di un ipotetico utilizzo su tutti i mezzi di personale ad hoc!!
Poi una riflessione derivante dalla mia esperienza lavorativa in Alitalia, quando, come settore legale,  esaminammo, a seguito di pesanti azioni giudiziarie promosse da passeggeri disabili, la problematica del perché della regola interna Alitalia, per cui i disabili in sedia a rotelle per voli superiori alle 3 ore dovevano viaggiare obbligatoriamente accompagnati, in prima battuta ci fu risposto dai settori aziendali competenti "per motivi di sicurezza", al pari del Sindaco! Inutile dire che, approfondita la questione da un punto di vista giuridico, tale motivazione apparve pretestuosa, ovvero per essere, più precisi, con misure di carattere organizzativo si poté abolire la predetta regola discriminatoria, rendendo possibile il trasporto del disabili in carrozzina non accompagnati per voli superiori alle 3 ore e del tutto conforme con le norme nazionali ed internazionali sulla sicurezza del trasporto aereo. Inoltre c'è da considerare che il trasporto aereo di tutta evidenza presenta, sotto il profilo della sicurezza dello stesso, criticità ben più ampie e pregnanti del trasporto urbano su gomma / ferro!
Dalla pigra burocratica motivazione di Alemanno si deducono assoluta certezza, viceversa, che:
·        i disabili in carrozzina attualmente per usufruire del trasporto pubblico romano debbono essere accompagnati.
·        Gli Amerikani sono dei pazzi scriteriati consentendo un trasporto pubblico urbano insicuro.
 
Per concludere auspico che si possa realizzare un’incisa azione, anche mediante una testimonianza utilizzando i nostri corpi disabili, per poter usufruire dei mezzi pubblici senza escort di sorta, in quanto vogliamo lasciare tali figure ad ben altri devoti utilizzatori finali.
 
Gustavo Fraticelli

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