Noi ingenui e sprovveduti per una politica altra

di Maria Antonietta Farina Coscioni

Accade che il ministro Turco preferisca aderire alle veglie organizzate dal “Foglio”, e da mesi, si “dimentichi” di dare attuazione ad atti dovuti, come le linee guida della legge 40.

Ho cercato di decifrare, tradurre, capire i messaggi e i segnali che centro-destra e centro-sinistra in queste settimane, si sono scambiati. Ero molto dubbiosa, poi è arrivato l'articolo di Adriano Sofri su "Repubblica", quello intitolato "Elogio di Pannella, ultimo giapponese", e per me è stata una boccata di ossigeno. E' un lungo e bell'articolo, con un passaggio che in particolare mi ha colpito. Sofri parla di un Pannella che si aggira la sera, da solo, nelle stanze del partito a via di Torre Argentina;

una solitudine che è anche la metafora della solitudine politica in cui l'Associazione Luca Coscioni si trova, in cui i Radicali si trovano. Poi racconta di una Emma Bonino amareggiata per il veto del Partito Democratico ai radicali, ma soprattutto offesa per l'ennesimo invito a ripudiare Pannella, e correre da sola. E qui arriviamo al punto che mi ha colpito. "Come se non volessero capire", dice Emma, "che nessuna ingiunzione, mi indurrà a rinnegare un legame politico e umano che è, lui davvero, non negoziabile".

E Sofri commenta: "Voglio lodare una lealtà e un affetto, preziosi a segnare il valore della passione politica e i confini dentro i quali deve sapersi tenere". Ripeto: una lealtà e un affetto preziosi a segnare il valore della passione politica e i confini dentro i quali deve sapersi tenere. Ecco perché tutti i miei appunti, i ragionamenti, i tentativi di analisi su quello che accade ed è accaduto, in buona parte, li ho accantonati. Ed ho anche capito perché li sentivo tanto estranei, aridi, lontani dal mio sentire, e - immagino - anche dal vostro. Perché raccontano un mondo dove non si sa cosa sia la lealtà e cosa sia l'affetto; un mondo dove non si sa riconoscerli come elementi essenziali e costitutivi della passione politica. Un mondo che è "altro" dal nostro mondo. E lo voglio dire a quanti - temo siano più di quanti noi stessi si creda - che dicono che siamo tutti uguali, che non ci sono differenze. Al contrario sono convinta che noi si sia differenti; una differenza, cui tengo, cui non intendo rinunciare, che voglio ricordare e farò di tutto perché sia valorizzata.

Bisognerà, un giorno, farla la storia del governo Prodi: raccontare chi ha esternato quotidianamente imponendo condizioni, logorando, intaccando la credibilità delle istituzioni, abbandonandosi spesso a polemiche di nessun contenuto e ad alto tasso di volgare litigiosità. Emma Bonino e i radicali in Parlamento sono stati una forza di governo, e non solo al governo. Sono stati pazienti e responsabili, prudenti e consapevoli. Due particolari costituiscono l'orgoglio e l'attivo del governo Prodi: il voto da parte dell'Assemblea Generale dell'ONU della moratoria delle esecuzioni capitali; e il positivo bilancio del ministero per il commercio con l'estero guidato da Emma Bonino. Vedi caso, due vittorie radicali. Chi può vantare un bilancio simile, una lealtà simile con il governo e una coerenza istituzionale come Pannella e Bonino? Allora, in definitiva, che cosa ci si rimprovera, che cosa risulta imperdonabile? Credo sia il nostro essere irriducibilmente laici; il nostro non voler transigere di fronte alle quotidiane ingerenze vaticane nella politica italiana; il nostro impegno a fianco dei malati - è molto più che uno slogan, "dal corpo del malato al cuore della politica - dei ricercatori, degli scienziati, delle persone libere che senza pregiudizio, empiricamente, laicamente, chiedono e si battono per la libertà della ricerca scientifica. Se prendete l'ultimo numero del nostro mensile "Agenda Coscioni", vedrete un titolo che occupa l'intera prima mezza pagina: "Ministro Turco, ultima chiamata!".

Vi devo confessare che trovo avvilente, deprimente che si sia costretti a urlare "ultima chiamata"; urlare per modo di dire, visto che abbiamo così poca udienza nei mass media, mi fa pensare all'urlo disperato e muto di Munch. Avvilita perché ben altra sensibilità mi sarei aspettata da un ministro della Salute, donna e del centro-sinistra come Livia Turco. Dal 10 febbraio mi sono unita al digiuno e all'iniziativa nonviolenta di dialogo di Marco Cappato, Mina Welby, Rita Bernardini, Rocco Berardo e di tanti dirigenti e militanti dell'Associazione Luca Coscioni e di Radicali italiani. Perché questa iniziativa? Pochi hanno saputo e sanno che il 4 agosto scorso sono scadute le linee guida di aggiornamento della legge sulla fecondazione assistita, con particolare riferimento ai diritti dei portatori di malattie genetiche. In sostanza da oltre cinque mesi le donne che vogliono accedere alla fecondazione assistita attendono l'atto dovuto - ripeto e sottolineo: l'atto dovuto - dell'aggiornamento di linee guida così come espressamente prescritto dalla legge.

E' un ritardo grave e intollerabile, dovuto solo e unicamente all'inazione del ministro; un ritardo che costituisce un danno di cui a farne le spese sono persone che già devono affrontare difficoltà di ogni tipo. Viviamo in un paese dove per ottenere un atto dovuto si deve fare un digiuno. Ma di enormità ne stanno accadendo tante, in questi giorni, e caso vuole che siano tutte enormità, ancora una volta, contro le donne, contro i malati. I giornali e i notiziari televisivi, ci hanno raccontato dell'irruzione di alcuni agenti di polizia al Policlinico dell'Università Federico II di Napoli, indagavano su un presunto "feticidio". In realtà si trattava di un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna, che ha subito l'intervento. La sofferenza, il trauma della donna sospettata di "feticidio" è passato in secondo, terzo piano; non contava e non conta nulla. E' un episodio, certo, ma mi pare indicativo. E non mi sembra frutto di un caso, piuttosto il risultato di una campagna in corso da qualche tempo. Una campagna che si presenta ipocritamente come in difesa del diritto alla vita, ed è piuttosto l'ennesima speculazione sulla pelle delle donne. Ora, trovo perfino avvilente dover dire, nel 2008, che la legge 194 sull'aborto - una legge che noi radicali vorremmo diversa, con più opzioni a favore della libera scelta e autodeterminazione della donna - è comunque stata una conquista dello stato laico e delle donne. Come è avvilente dover ricordare, nel 2008, che prima della 194 si stimavano circa un milione di aborti clandestini, e il 15 per cento fatto da minorenni, con migliaia di morti per imperizia medica e migliaia di donne con danni permanenti, psicologici e fisici. Oggi ci sono 140mila aborti l'anno, e le donne non muoiono più. Ma la legge 194 prevede anche informazione sessuale, contraccezione, assistenza alle minorenni, consultori efficienti e dislocati ovunque.

Bene: questa parte della legge è largamente disapplicata, e vedi caso non se lo ricorda nessuno, e nessuno si batte per la sua applicazione. Non e' arrivato il momento di fare una moratoria per questa grave e clamorosa disapplicazione della legge? Io credo che sia questa la moratoria da fare. Alla fine si potrebbe obiettare che le gerarchie ecclesiastiche fanno il loro mestiere di sempre; il problema grave è costituito da chi il suo mestiere non lo fa; il problema sono quei nostri amici e compagni che ci accusano di essere "laicisti", e preferiscono Paola Binetti a Emma Bonino. Così accade che il ministro della Salute Livia Turco preferisce aderire alle veglie organizzate dal "Foglio", e da mesi, si "dimentica" di dare attuazione ad atti dovuti, come le linee di attuazione della legge 40 scadute; così accade che un nutrito gruppo di parlamentari del centrodestra presenti un progetto di legge che prevede l'obiezione di coscienza da parte dei farmacisti, così come auspicato da papa Benedetto XVI; così accade che nella maggioranza negli ospedali di Roma medici obiettori di coscienza si rifiutano di dare alle donne che la chiedono la pillola del giorno dopo, che non ha nulla a che fare con l'aborto. E tutto ciò accade senza che ci sia apprezzabile reazione. Contro tutto questo, molto è stato fatto, tanto resta da fare; ed è per questo che auspico che nel prossimo parlamento vi sia una consistente presenza di donne e di persone che conoscono il dramma e i problemi della malattia. Non è un caso se siamo qui; è per un nostro comune sentire, è perché non abbiamo posizioni precostituite, non combattiamo battaglie ideologiche, non abbiamo altra bandiera da difendere se non quelle della libertà e della dignità, diritti di cui tutti noi siamo titolari. Immagino che per qualcuno apparirò ingenua, perfino sprovveduta. Va benissimo così, se l'alternativa a questo mio essere ingenuo e sprovveduta è il clima di incertezza reale fatto di polemiche assurde dove una cosa è chiara: le vittime sono le donne e i malati. E qui ecco il senso di estraneità, di fastidio e - perché no?, di irritazione - di cui facevo cenno all'inizio del mio intervento; e da qui la mia evidente difficoltà nel fare un discorso di politica politicante. Non è questa la politica che mi interessa e che mi importa. E' altra, la politica che mi appassiona e di cui sento e avverto necessità: la politica che stiamo facendo e che faccio con voi, in difesa, oggi più che mai delle donne e dei malati, dei loro diritti calpestati, e per la conquista di nuovi. Se poi per qualcuno questo non è politica, pazienza. E' la mia, la nostra politica, e tanto mi basta. Grazie

Martedì, 4 marzo, 2008 - 15:13
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