INTERVISTA A EMILIA SIMONETTI

NOI RISVEGLIATI DAL TORPORE

Consigliera di Rifondazione comunista in Basilicata: “Raccogliamo la sfida clericale”

La discussione che si è aperta sulla convenzione tra il Centro di Aiuto alla Vita e l'Azienda Sanitaria S. Carlo ha fatto esplodere la questione laicità in Basilicata.Occasione per una riflessione che riguardi tutto il paese? Certo, ed è per questo che occorre una premessa generale: sia il movimento delle donne, che alcuni partiti della sinistra, che i sindacati, negli ultimi anni non si sono più occupati della questione relativa alla interruzione di gravidanza ed in generale delle questioni più generali che riguardano non solo le donne, ma - in maniera più ampia - relative al rispetto della persona e della tolleranza. Dal macro al micro dunque... Si, anche nella nostra regione è venuta meno l'attività, la tensione, rivolte a certi argomenti. Basti pensare che esiste solo una associazione Telefono Donna in tutta la regione. Tutt'intorno non è rimasto più nulla del pensiero laico. Quando Maurizio (Bolognetti, n.d.R.) ha sollevato la questione in un primo momento non ho risposto, anche perché allora mi cimentavo con un'attività per me nuova. Poi l'ho conosciuto per la questione eutanasia ed ho capito che potevamo fare qualcosa insieme. A partire da quel momento il fronte comune con la cellula Coscioni lucana per sventare un nuovo accordo privilegiato tra strutture pubbliche e Centro di Aiuto alla Vita... Ho risposto con convinzione, sostenendo quanto lui andava dicendo: negli anni scorsi forse avevamo avuto pure notizia di questo accordo, ma avevamo in qualche modo rimosso il tutto. Una non conoscenza ed un silenzio comunque gravi. Maurizio con questa forte iniziativa ci ha risvegliato dal torpore. Abbiamo avuto una responsabilità nel lasciare spazi così ampi al CAV. La presenza di questa associazione costituisce un attentato all'equilibrio della donna e al suo diritto di scelta, una negazione del fatto che una donna possa liberamente scegliere da sola della sua vita. Di poche ore la notizia secondo cui l'ospedale San Carlo non rinnoverà la convenzione con il CAV. Il fronte laico può cantare vittoria? Una vittoria parziale, quantomeno perché il CAV ed i clericali sono stati costretti a fare marcia indietro. Subito dopo il comunicato di Maurizio c'è stata la presa di posizione del sindaco di Potenza, del Consigliere regionale della Margherita, insomma una levata di scudi; dall'altra parte si è avviata una discussione con il senatore DS Di Siena e gruppi di donne di Rifondazione. Si è affermato il principio secondo cui la convenzione non va rinnovata. Daranno una stanza ai volontari cattolici, lontano dai locali in cui le donne stazionano, e chi vorrà potrà rivolgersi liberamente a loro. Il principio della laicità esce sicuramente rafforzato dalla battaglia... Certo, laicità intesa non come indifferenza alla questione umana, ma come principio secondo cui sono i principi legislativi a regolare la realtà e non i principi di fede. Rafforzato ne esce anche il diritto all'autodeterminazione della donna. La vita, occorre ricordarlo, si difende garantendo dignità a tutti. La vita si difende permettendo alle persone di vivere dignitosamente, a partire dalla garanzia dei diritti sociali. Su questi temi noi laici possiamo mettere i clericali alle corde. Ringraziarli pure per le cavolate che hanno fatto, come il rifiuto di concedere dei funerali religiosi a Welby. Raccogliamo la sfida con equilibrio, attivando nella società un dibattito. E' per questo che mi sono iscritta all'Associazione LucaCoscioni.

Giovedì, 22 novembre, 2007 - 14:57
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