"Non è vero che Piero si è ucciso; ha fatto come papa Wojtyla"


La Repubblica
23/01/2007
di Caterina Pasolini

La vedova Mina replica al cardinale: non ha capito niente di mio marito e io non comprendo questa Chiesa

«Il cardinale Ruini non l´ha proprio capito mio marito. E io questa Chiesa che celebra in pompa magna i funerali di Pinochet accusato di tanti omicidi e li nega al mio Piero che voleva solo smettere di soffrire, non la comprendo. Mi sembra distante, sempre più lontana dalle parole di Gesù. Dogmatica e poco caritatevole, se non fosse per le parole del cardinal Martini che ha capito i problemi di chi è malato e soffre, della necessità di una legge». Non usa mezzi termini Mina Welby, l´austrungarica come la chiamava Piero prendendola in giro per il suo carattere, quel misto di forza inflessibile e dolcezza racchiusi in un corpo minuto.

Perché Ruini non ha capito suo marito?
«Dice che gli ha rifiutato il funerale perché era un suicida. Non è vero, Piero non si è ucciso, ha chiesto di interrompere una cura. Ha fatto come Giovanni Paolo II che quando stava per morire ha rifiutato la respirazione artificiale e chiesto di tornare alla casa del Padre. Quello che mi domando è: perché si può rifiutare una terapia e non interromperla?».

Il cardinale parla di decisione sofferta nel negare il funerale
«Spero sia vero visto che ha ferito una madre di 86 anni disperata per la morte del figlio. Certo che la chiesa comunque prima o poi chiede sempre scusa, magari 150 dopo... >>

Si aspetta delle scuse?
«Non mi interessano perché le persone di fede le ho sempre sentite accanto: al funerale laico in piazza c´erano suore, sacerdoti, un prete è venuto a benedire la salma e in queste settimane ho ricevuto lettere, telefonate di parroci, religiosi che mi dicevano il loro affetto e la loro comprensione».

Sacerdoti contestatori?
«Mi ha chiamato più volte anche Don Ciotti: mi ha detto stai sicura, non ti preoccupare: Dio non la pensa mica così, lui non avrebbe negato il funerale. E sono in tanti con la tonaca o meno a pensarla come lui. A capire che Piero soffriva troppo, che la sua vita non era più tale ma solo dolore e davanti la prospettiva di morire soffocato».

E invece?
«Se n´è andato dormendo, con me accanto».

Si è pentita?
«Ne rimorsi né rimpianti, non si poteva fare altro e soprattutto era quello che lui voleva. Ho fede e sono sicura che ora sta meglio dov´è. La realtà è che sono io ora a sentirmi persa e vuota senza di lui, con troppo tempo per me di cui non so che farmene se non combattere per quello che sognava. E così partecipo a convegni, seminari, sit in con i radicali, curo il blog, rispondo a chi scrive. È un modo per sentirlo ancora accanto».

Cosa voleva Piero?
«Una legge sul testamento biologico, sul rifiuto delle cure ma se non si muove la gente comune la vedo difficile. Sono delusa».

Delusa da chi?
«Anche dalla sinistra che dopo tante frasi, tante rassicurazioni in Parlamento ha votato contro l´indagine conoscitiva sull´eutanasia negli ospedali».

Lei cosa vorrebbe?
«Che smettessero di dire che è stato strumentalizzato, che era un malato abbandonato. Nessuno è stato più amato di lui».

Martedì, 23 gennaio, 2007 - 17:33

commenti

in risposta ad Angela Nari

Grazie dell'intervento. Chiarisco qualche punto, citando prima alcuni tuoi concetti. Sostieni: "Vedi, caro Alessandro, alle volte è necessario rendersi conto che non siamo in grado di cambiare il corso della storia, che non siamo onnipotenti, che le cose che accadono hanno un senso anche se noi non ce le sappiamo spiegare, si chiama FEDE, che vuol dire fiducia." Ho fiducia, eccome se ne ho. Ma la ho nell'uomo. La ho nell'amore umano, nell'amore terreno, nell'amicizia terrena, nella solidarietà terrena. Se ho un problema, cerco di risolverlo, non mi affido alla preghiera sperando che qualcun altro me lo risolva al posto mio. Ho una grande FEDE nell'uomo, e credo che non abbia bisogno di Dio per risolvere i suoi problemi, anzi, se capisse che è abbastanza forte e intelligente per risolverseli da solo, credo che ne guadagnerebbe moltissimo. Scrivi: "Sento tante polemiche sul fatto che a Piergiorgio Welby siano stati negati i funerali religiosi e questo mi fa intuire che per lui, fosse importante l'essere un buon cristiano fino in fondo, almeno a detta di chi, ora, usa la sua voce, che non c'è più, per fargli esprimere pensieri che forse non gli sono mai appartenuti... Se questo uomo, era realmente un uomo di fede, sono certa che il Padreterno avrà saputo accoglierlo con lo stesso amorevole abbraccio che, sempre riserva a coloro che ama e che lo hanno amato." Rispondo: Qui credo che non hai seguito bene la vicenda Welby. I funerali religiosi, erano particolarmente graditi a sua moglie, la signora Mina Welby, oltre che alla mamma di Piergiorgio, due donne credenti, praticanti e fortemente religiose. Piergiorgio, aveva chiaramente detto che a lui non interessava particolarmente il funerale, e aveva lasciato libera scelta alla moglie sul tipo di funerale da celebrare. Scrivi poi: "Trovo veramente di cattivo gusto, invece, paragonare il caso Welby ( vedi lo stiamo già chiamando come in una puntata di CSI) con Karol, come tu, affettuosamente lo chiami, ma mi auguo che questa tua confidenza nei suoi confronti, derivi anche dall'averlo conosciuto bene, dall'aver ascoltato con estrema attenzione le sue parole, dall'aver seguito le ultime ore della Sua meravigliosa vita.Nulla ha rifiutato. Tutto ha accettato e, come sono certa tu saprai, di prove gliene sono state mandate tante." Rispondo: Ho parlato solo della sua ultima ora, quando a un'esplicita richiesta se gradiva essere ricoverato all'ospedale, dove si sarebbero potute intensificare le cure, Karol Wojtyla ha risposto: "Lasciatemi tornare alla casa del Padre". Scrivi in seguito: "Capita, purtroppo, a molti di risvegliarsi e trovarsi attaccati ad una macchina che aiuta a respirare o a mangiare, questo non autorizza nessuno a decidere che non "è giusto". Ho visto mogli e mariti di persone decedute, anche prematuramente, rendersi socialmente molto più utili di quanto stia facendo la signora Coscioni, portando avanti una polemica sterile e fine a se stessa, con toni da mercato, affiancata, nel difendere la vita, da persone ( lo sono???) che non hanno avuto MAI alcun rispetto per la vita stessa, che fosse al suo termine o al suo inizio. Credo che Luca e Piergiorgio sarebbero disgustati di tanto inutile clamore sulle loro, già sofferte, vite! Rispondo: Innanzitutto, sia Luca che Piergiorgio erano uomini politici, in quanto iscritti a un partito politico. Seconda cosa, è stato proprio Luca Coscioni a voler rendere pubblica la sua battaglia, non te lo ricordi? E non ti ricordi la lettera che Piergiorgio Welby ha scritto al Presidente della Repubblica? Piergiorgio ha volutamente reso pubblica la sua condizione, ha volutamente creato clamore, proprio per portare alla luce un problema, problema che persone come te vogliono invece tenere ben nascosto! L'atteggiamento "Non ho visto niente e non so niente" non porta da nessuna parte. Piergiorgio ha fatto di sua iniziativa una battaglia pubblica, perchè altre persone (chi vuole, ovviamente, nessuno è obbligato) che si trovano nella sua condizione possano usufruire dei medesimi diritti. Scrivi ancora: "E poi, caro Alessandro, cosa vogliamo ottenere alla fine? Vogliamo rendere i medici degli pseudo elettricisti che passano in corsia con cacciaviti e pinze, chiedendo ai pazienti se desiderano staccare la spina o continuare a soffrire? Perchè è innegabile che la sofferenza ci sia, ma allora impariamo ad aiutare chi soffre con una adeguata terapia del dolore e a lasciare che sulla vita delle persone sia Cristo a decidere, lo stesso Cristo che la vita ce la dona, lo stesso che, troppo spesso innalziamo come vessillo per giustificare le nostre inadeguate crociate!" Rispondo: E chi non crede in Cristo, lo obblighiamo a credere? Non mi sembrava che la religione fosse dittatura... Nessuno è obbligato a chiedere l'eutanasia: ci mancherebbe. Ma è necessario che ci sia la possibilità di farlo. Terapie antidolore? Sarebbe già un passo avanti, sono molto importanti. Ma lo sai che le terapie antidolore accelerano la morte? Come la morfina ad esempio....come la mettiamo allora? Concludi dicendo: "Nei discorsi di molte persone, circa questo caso mi sembra si voglia assolutamente difendere o dare una giudtificazione al gesto del dottor riccio e mi chiedo se il caro dottore abbia bisogno di metteresi a posto la coscienza con l'aiuto dei parenti del defunto. Ti saluto, caro Alessandro, e ti ricordo che quando le nostre convinzioni non ci danno più la capacità di valutare obietttivamente tutti gli aspetti e la verità, diventano patologie e vanno curate." angela nari Rispondo: Quando dici che "le nostre convinzioni non ci danno più la capacità di valutare obiettivamente" ti riferisci a quanto da te sostenuto, vero? Poichè, persone come Riccio hanno agito nel dubbio, hanno agito interrogandosi, valutando, studiando. Persone che vogliono invece sottomettere chiunque, sbandierando la religione come arma di conquista, agiscono senza valutare nulla, perchè ritengono di avere in tasca la verità, di essere toccate da Dio, e quindi possono permettersi di ritenersi dalla parte del giusto, possono permettersi di giudicare, di gridare all'omicidio, di censurare, nascondere. In altri tempi, persone così uccidevano in nome di Dio. Perchè, se ho Dio con me, non posso uccidere? Ecco le crociate, ecco i roghi contro le streghe. Ecco, in tempi moderni, in altre nazioni, i kamikaze musulmani "Guidati da Dio". L'ignoranza, ecco cosa li guida, ecco cosa ha guidato per anni la Chiesa cattolica, assetata di potere, assetata di dominio sulle coscienze, assetata di assolutismo, di dittatura del pensiero, del corpo, della mente. Davide Alessandro Ferrari

piergiorgio Welby e il santo Padre Giovanni Paolo II

Caro Davide Alessandro Ferrari, sto seguendo con sempre crescente interesse, il tuo scambio di "pareri" con il signor Eraldo e, mi sono limitata a commenti e riflessioni tra me e me, ma ora non mi è più possible farlo. Quando andavo a scuola ( non molto tempo fa ) e uno studente veniva interrogato, di fronte ad una domanda sulla quale non era preparato, cercava di trovare il modo e la maniera per mettere insieme qualche concetto e cavarsi dall'impiccio: si diceva " arrampicarsi sugli specchi"... Vedi, caro Alessandro, alle volte è necessario rendersi conto che non siamo in grado di cambiare il corso della storia, che non siamo onnipotenti, che le cose che accadono hanno un senso anche se noi non ce le sappiamo spiegare, si chiama FEDE, che vuol dire fiducia. Sento tante polemiche sul fatto che a Piergiorgio Welby siano stati negati i funerali religiosi e questo mi fa intuire che per lui, fosse importante l'essere un buon cristiano fino in fondo, almeno a detta di chi, ora, usa la sua voce, che non c'è più, per fargli esprimere pensieri che forse non gli sono mai appartenuti... Se questo uomo, era realmente un uomo di fede, sono certa che il Padreterno avrà saputo accoglierlo con lo stesso amorevole abbraccio che, sempre riserva a coloro che ama e che lo hanno amato. Trovo veramente di cattivo gusto, invece, paragonare il caso Welby ( vedi lo stiamo già chiamando come in una puntata di CSI) con Karol, come tu, affettuosamente lo chiami, ma mi auguo che questa tua confidenza nei suoi confronti, derivi anche dall'averlo conosciuto bene, dall'aver ascoltato con estrema attenzione le sue parole, dall'aver seguito le ultime ore della Sua meravigliosa vita.Nulla ha rifiutato. Tutto ha accettato e, come sono certa tu saprai, di prove gliene sono state mandate tante. Capita, purtroppo, a molti di risvegliarsi e trovarsi attaccati ad una macchina che aiuta a respirare o a mangiare, questo non autorizza nessuno a decidere che non "è giusto". Ho visto mogli e mariti di persone decedute, anche prematuramente, rendersi socialmente molto più utili di quanto stia facendo la signora Coscioni, portando avanti una polemica sterile e fine a se stessa, con toni da mercato, affiancata, nel difendere la vita, da persone ( lo sono???) che non hanno avuto MAI alcun rispetto per la vita stessa, che fosse al suo termine o al suo inizio. Credo che Luca e Piergiorgio sarebbero disgustati di tanto inutile clamore sulle loro, già sofferte, vite! E poi, caro Alessandro, cosa vogliamo ottenere alla fine? Vogliamo rendere i medici degli pseudo elettricisti che passano in corsia con cacciaviti e pinze, chiedendo ai pazienti se desiderano staccare la spina o continuare a soffrire? Perchè è innegabile che la sofferenza ci sia, ma allora impariamo ad aiutare chi soffre con una adeguata terapia del dolore e a lasciare che sulla vita delle persone sia Cristo a decidere, lo stesso Cristo che la vita ce la dona, lo stesso che, troppo spesso innalziamo come vessillo per giustificare le nostre inadeguate crociate! Nei discorsi di molte persone, circa questo caso mi sembra si voglia assolutamente difendere o dare una giudtificazione al gesto del dottor riccio e mi chiedo se il caro dottore abbia bisogno di metteresi a posto la coscienza con l'aiuto dei parenti del defunto. Ti saluto, caro Alessandro, e ti ricordo che quando le nostre convinzioni non ci danno più la capacità di valutare obietttivamente tutti gli aspetti e la verità, diventano patologie e vanno curate. angela nari

Karol Wojtyla e Piergiorgio Welby

"Il paragone non calza proprio... Giovanni Paolo II fino alla fine ha lottato per la vita, il tuo amico Piergiorgio fino alla fine ha combattuto contro la vita e questo è il motivo vero e decisamente opportuno per il quale la Chiesa non ha potuto celebrare il rito funebre dopo il suo omicidio." E' sbagliato dire che Piergiorgio Welby non ha combattuto per la vita! Significa che non conosci la sua vita. Per anni ha combattuto contro la sua malattia, per anni ha amato sua moglie, per anni si è battuto anche per i diritti dei disabili, come (ne cito uno tra i tanti che Piergiorgio ha portato avanti) l'accessibilità (puoi visitare il sito www.pubbliaccesso.gov.it per informazioni). Piergiorgio sapeva (come Karol) che la sua malattia l'avrebbe portato a un certo punto a un momento decisivo: per Piergiorgio questo momento è stata la crisi respiratoria. Prima che arrivasse questo momento, Piergiorgio aveva chiesto (come Karol, che aveva un'altra malattia ovviamente!) di poter andare alla casa del Padre, di non essere attaccato a un respiratore, quindi. Invece, i medici, la moglie non se la sono sentita, e quando è arrivato il momento, l'hanno attaccato a una macchina. Karol, invece, non è stato attaccato a nessuna macchina, è stata rispettata la sua volontà. Ti consiglio di leggere il libro di Welby "Lasciatemi morire": credo sia una bellissima lettura anche e soprattutto per un cristiano. Piergiorgio ha quindi chiesto di morire, dopo essere stato attaccato a una macchina, e non prima. Cerca di capire il paragone: il paragone che si fa tra Welby e Wojtyla è nel momento in cui dovevano morire su questa terra: a Welby è stato impedito di morire da una macchina (rimandando quindi, il momento della morte), Wojtyla invece è stato lasciato andare (rispettando quindi, il momento della morte), evitandogli ulteriori sofferenze (sofferenze invece non evitate a Welby). I più cordiali saluti. Davide Alessandro Ferrari

Welby e Karol Woytila

Caro Davide Alessandro Ferrari, il paragone non calza proprio... Giovanni Paolo II fino alla fine ha lottato per la vita, il tuo amico Piergiorgio fino alla fine ha combattuto contro la vita e questo è il motivo vero e decisamente opportuno per il quale la Chiesa non ha potuto celebrare il rito funebre dopo il suo omicidio. la linea tra eutanasia e accanimento terapeutico non è così poco marcata come ci vuole indottrinare l'Associazione "Cappato-Coscioni". Di questa volontaria e deliberata interruzione della vita è resposanbile soprattutto la gente che era al capezzale di Pier Giorgio welby, e mi riferisco ai nobili personaggi che abbiamo visto subito in conferenza stampa a trasmettere con grande "contrizione" da avanspettacolo la notizia del decesso di Piergiorgio. NOI ANCORA SPERIAMO E CONFIDIAMO NELLA GIUSTIZIA DELLA MAGISTRATURA, PERCHè VENGA DATA AMPIA CONDANNA PER L'ACCADUTO. Quanto a Giovanni Paolo II, beh se tu lo avessi conosciuto davvero, ti renderesti conto che tutt'altra è stata la Sua testimonianza in punto di morte e stabilire un paragone del genere tra le due persone in oggetto vuol dire mancare prima di tutto di onestà di giudizio. I Radicali in questa incoerente valutazione della realtà sono sempre stati grandi "testimoni", pensa solo all'astio con cui ancora oggi donne come la Bonino si vantino di essersi praticate in maniera casalinga aborti e proseguono la difesa dell'aborto nonostante oggi l'aborto potrebbe essere davvero scongiurato in più alte percentuali.(e a proposito della Bonino, pensa che a noi risulta prima di tutto difficile credere che ci sia stata la "materia prima" capace di tanto gesto stomachevole). Ancora una volta la tua difesa fa acqua... e se tu avessi ancora dubbi, visto che lo invochi e quindi non credo di mancare di rispetto alla tua sensibilità religiosa, procurati il libro di Mons. Stanislao dziwish, ex segretario di Giovanni Paolo II,dal titolo Una vita con Karol, uscito nelle librerie proprio ieri. In una notte dedicata alla lettura potrai renderti conto che tutta la vita dell' uomo Karol è stata spesa per la difesa della vita di tutti e ciascuno, te compreso. Non posso pensare che Cappato , come Riccio come la vedova Antonietta, davanti ad un uomo che si sta per buttare dall'ultimo piano di un palazzo per uccidersi, loro beatamente e placatamente passino vicino alla persona e in nome della libertà diano una spintarella per favorire e assicurare il gesto suicida. non riesco proprio e ti assicuro con tutto l'impegno di criticità che impongo anche a me. a presto

Welby

Caro Ciangherotti, Welby, esattamente come Papa Wojtyla, aveva chiesto di non essere attaccato a una macchina. Solo che, la richiesta di Papa Wojtyla è stata accolta, quella di Piergiorgio Welby no. Quando Piergiorgio si è risvegliato, si è ritrovato, contro la sua volontà, attaccato a una macchina che gli permetteva di respirare. Riccio, ha semplicemente ridato a Welby quello che un altro medico illegalmente (art. 32 Costituzione Italiana) gli aveva tolto: la dignità. Davide Alessandro Ferrari

Associazione Coscioni: le nuove pompe funebri del 3° millennio

caro davide alessandro ferrari non ti conosco e non so quale sia il tuo livello culturale, ma credo tu non faccia fatica a valutare che respirare come mangiare e bere siano normali strumenti per la vita. E il dottor Riccio, fino ad oggi un emerito sconosciuto, passato dal ruolo di Primario a quello di Aiuto, con il suo mandato "radicale" ha semplicemente causato la morte del paziente. A welby è stata tolta l'aria per respirare come a Terry Schiavo è stato tolto il bere e il mangiare. strano protocollo di uscita... L'associazione Cosciotti può cercare di sforzarsi ancora di più, ma non riusciranno a far passare l'idea eroica che Pier Giorgio Welby sia morto nautalmente, perchè è stato semplicemente ucciso da un atto medico. ecco perchè trovo ancora più inesatto paragonare la scelta di morte del Vostro Eroe con quella di Giovanni Paolo II che non ha mai sfidato la vita con la morte ma ha accettato il disegno naturale della Sua dipartita. coraggio perchè così la teoria di salvataggio non funziona! e poi con tutto rispetto non cercare di farmi dire quello che nonho inteso, penso sia chairo che non ho bisogno di psicoanalisi da supermercato per decifrare il senso delle mie affermazioni. Eraldo

Eraldo Ciangherotti

Col tuo intervento, hai ben difeso Piergiorgio Welby, anche se probabilmente...ti sfugge. E quindi hai difeso la sua Associazione. Hai detto che la vita va rispettata fino alla sua NATURALE conclusione. Appunto, rileggiti il messaggio di Welby a Napolitano, Piergiorgio chiedeva proprio di interrompere la vita ARTIFICIALE che gli era data da una macchina. La conclusione naturale della vita di Piergiorgio era già stata segnata: poi una macchina, artificialmente l'ha rimandata. Un grazie, quindi, per aver espresso le stesse cose che Piergiorgio Welby portava avanti. Davide Alessandro Ferrari

Associazione Coscioni:le nuove pompe funebri del terzo millennio

Associazione Coscioni: le nuove pompe funebri del terzo millennio Maria Antonietta Coscioni va in giro per l’Italia a trovare clienti, tra i malati, da convincere per assicurare loro, in nome della libertà, un “protocollo di uscita” davvero mozzafiato. Questa donna dice nell’ultimo anno di essere stata colpita da avvenimenti di grande significato emotivo, la morte del marito Luca Coscioni che ha rifiutato la tracheotomia per dire basta alla vita, la nomina a Presidente dei Radicali italiani al fianco della “coppia di fatto” Pannella-Bonino, infine gli ultimi 88 giorni di vita di Pier Giorgio Welby, prima che il Dottor Marco Riccio ne causasse volontariamente e deliberatamente la morte. Adesso eccola arrivare a Genova gridando subito “una legge per l’eutanasia”. Ci prende in giro la Signora di 36 anni, bella e volitiva, perché non vuole dire che ai Radicali della vita dell’uno piuttosto che dell’altro malato non interessa nulla se non l’usarli per ottenere la legalizzazione di un diritto a morire che mai potrà diventare tale. Perché in Italia ad un diritto che viene concesso corrisponde sempre un dovere da parte delle Istituzioni di garantirlo, e grazie a dio, nessuno può specializzarsi in medicina per somministrare la morte. D’accordo con il Cardinale Martini laddove sottolinea che l’accanimento terapeutico è la terapia sproporzionata rispetto alla condizione del malato, ma l’eutanasia resta un omicidio. La grande vedova che gira anche come conferenziera ci vuole convincere che l’eutanasia è una via di uscita dalla sofferenza, ma in nome del diritto alla libertà, si vuole annullare il fondamento stesso della libertà, che è la vita. Resta la strada delle cure palliative e delle terapie del dolore, oggi molto avanzate, ma di cui non si come mai, la Signora Coscioni e tutto il suo staff non fanno cenno alcuno. Probabilmente la gestione della morte è più interessante della gestione della vita. Non ci sono, è vero, solo le sofferenze fisiche ma anche quelle psichiche ed emotive alle quali dobbiamo cercare di trovare risoluzione senza cedere alla tentazione della morte. Dare un senso al tempo della morte non vuol dire né praticare l’eutanasia né eccedere nell’accanimento terapeutico. La vita non deve essere allungata e neppure ridotta, deve solo essere rispettata come un bene di cui ciascuno gode fino alla sua naturale conclusione. Eraldo Ciangherotti

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