NON DOBBIAMO RASSEGNARCI ALL'ASSENZA DI UN DIRITTO

di Carlo Flamigni

C'è molta curiosità in merito alla prossima pubblicazione dei dati raccolti dal Registro Nazionale per le PMA, che in teoria dovrebbero svelare un mistero sinora irrisolto: ha fatto danni, la legge 40, o al contrario ha creato le condizioni necessarie per meglio proteggere la salute delle donne, senza peraltro modificare in modo significativo le percentuali di successo? Insomma, hanno ragione i quattro estremisti atei e radicali che pensano che l'embrione diventi persona quando si iscrive al partito comunista e considerano le PMA una personale miniera d'oro, o sono nel vero le quattro pinzocchere cattoliche che si autoflagellano in nome di una inesistente dignità della procreazione e credono ancora nell'orco e nella sacralità della vita? Temo che il registro dell'ISS non risolverà questo problema: i dati che ci fornirà non saranno confrontabili con niente, tranne forse con quelli ottenuti dallo stesso ISS in una valutazione limitata al 2000 e tutto quello che è stato pubblicato dopo è largamente incompleto e privo di significato. Inoltre, ogni anno che passa i risultati delle PMA migliorano in tutto il mondo, prerogativa di tutte le discipline mediche e in particolare di quelle più giovani, cosa che rende il confronto con il passato ancora più difficile. Debbo quindi limitarmi all'analisi dei dati dei quali sono personalmente a conoscenza e ad alcune considerazioni molto generali. La prima cosa che desidero sottolineare riguarda l'attuale tendenza della letteratura medica a considerare i "risultati cumulativi" dei cicli di trattamento, quelli cioè che tengono conto di tutti i successi ottenuti al termine dell'utilizzazione del complesso degli oociti aspirati. Se si considerano questi dati, i risultati attuali sono nettamente peggiori di quelli di prima della legge perché mancano le gravidanze da embrioni congelati, che davano un importante contributo alle percentuali di successo almeno in una trentina di centri. La crioconservazione degli oociti non è ancora riuscita a colmare il vuoto determinato dal divieto di congelare embrioni e attualmente viene eseguita con risultati accettabili in non più di 3-4 centri. Le cose miglioreranno, ma per ora è così. Il secondo problema riguarda i minori successi che si ottengono in alcune categorie di pazienti: le sterilità maschili più severe, le donne quarantenni, tutti i casi nei quali esistono difficoltà di fertilizzazione degli oociti. Un certo numero di queste coppie va (o viene indirizzata) all'estero, e questi risultati naturalmente non figurano nel registro. Si aggiunga a ciò il fatto che alcuni medici italiani hanno aperto centri in altri paesi europei e ci portano i propri casi più difficili (oltre a quelli che non possono trovare soluzione, per legge, in Italia). Sono certo che in avvenire i risultati miglioreranno anche da noi malgrado i divieti: ho sotto gli occhi il primo documento del Comitato Nazionale per la Bioetica redatto su questi temi, naturalmente molto datato, che parla del 9% di gravidanze per ciclo FIVET e posso confrontarlo con i dati del registro americano del 2000 che riporta il 30% di nascite (!) per ciclo. Le tecniche, naturalmente, evolvono e migliorano. Dunque la legge ha peggiorato i risultati delle PMA, in modo apparentemente meno drammatico di quanto si poteva prevedere perché gli italiani - medici e pazienti - si "arrangiano". Possiamo sperare di cambiare qualcosa, magari con le prossime linee guida, che dovrebbero essere pubblicate entro il prossimo mese di agosto? Sono personalmente molto pessimista: l'atmosfera politica è nettamente sfavorevole all'apertura di un dialogo tra laici e cattolici e non credo che il Ministro della salute abbia molto spazio per muoversi. L'unica cosa sulla quale si può contare è un chiarimento della norma che sembra imporre il trasferimento di tre embrioni anche alle ragazze molto giovani: anche se in realtà non è così, c'è difficoltà ad accettare il concetto che non è semplicemente possibile imporre a una paziente qualcosa che non la trovi d'accordo, e il 40% di gravidanze multiple che abbiamo a Bologna nelle ragazze che hanno meno di 36 anni lo dimostra. Continuo invece a pensare che sia sbagliata l'interpretazione che è stata data di alcuni passaggi della legge, prima tra tutti la definizione di embrione. L'esistenza di una fase pre-zigotica e pre-embrionale è sostenuta da molti biologi e il fatto che la vita personale abbia inizio solo dopo la fusione dei due genomi è convinzione di molti bioeticisti, anche cattolici. Esistono leggi (in Svizzera e in Germania) che vietano il congelamento degli embrioni ma non quello degli ootidi e su questo punto il CNB ha dato un parere, a mio avviso, non convincente, considerato il notevole numero di membri che non hanno partecipato al voto. Tornare a discutere su questo tema è, a mio avviso, molto importante per le conseguenze che avrebbe il fatto di poter contare su una riserva di ootidi e di poter eseguire su di essi "almeno" le indagini genetiche possibili sui due globuli polari. In attesa, naturalmente, del prossimo (o dei prossimi) referendum. Perché quello che non possiamo proprio fare è rassegnarci.

Mercoledì, 21 novembre, 2007 - 16:51
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