LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO

Non è abortiva. Scientificamente.

di Silvio Viale

Ne avevo già parlato a Napoli a dicembre, chissà se la stampa ne parlerà ora dopo le polemiche de Il Foglio? Che la pillola dell'ora dopo, la cui efficacia si dimezza ogni 12 ore, non agisse sull'impianto dell'ovulo fecondato era già noto e contenuto persino in un documento dell'OMS del 2005, ma ora grazie ad un lavoro del Karolinska Institute ne abbiamo la prova anche per l'uomo. Dopo che alcuni studi lo avevano già provato in vivo nel ratto (2003) e nella scimmia (2004), la difficoltà era proprio quella di provarlo nell'uomo. Alcuni studi pubblicati nel 2007 avevano già evidenziato mediante ecografie ripetute che il levonorgestrel non agisce se viene assunto dopo l'ovulazione. Dal 1998 uno studio dell'OMS aveva dimostrato come l'efficacia contraccettiva si riduce rapidamente con la distanza dal rapporto a rischio, poiché l'azione si manifesta nell'intervallo di tempo tra il rapporto e l'ovulazione (finestra fertile) sull'ovulazione, inibendola o alterandone la qualità, come accade per tutti i contraccettivi ormonali. Non a caso i sostenitori della teoria abortiva, rifacendosi ad un documento della Pontificia Accademia delle Scienze, hanno dovuto trincerarsi dietro una "possibilità teorica", quindi in assoluto non escludibile, di un'azione non dimostrabile sull'impianto dell'ovulo fecondato. D'altra parte, il mondo medico si era adagiato dietro la definizione di gravidanza, che inizia con l'impianto - cioè da quando l'ovulo fecondato si impianta e rende positivo il test di gravidanza - per dire che il levonorgestrel non interrompeva una gravidanza in atto e non era abortivo. Del resto è intuitivo che per potere parlare di aborto occorre che la gravidanza sia dimostrabile, altrimenti ogni donna in età fertile dovrebbe essere considerata come una permanente "possibilità teorica" di avere un ovulo fecondato in corpo. Nel trucco ci era cascato anche il Comitato Nazionale di Bioetica che nel 2004 aveva copiato la posizione del Vaticano, aprendo la strada alla possibilità deontologica di rifiutare una prestazione, senza curarsi dei doveri di pubblico ufficiale. Ora il lavoro del Karoliska Institute - Mifepristone, but not levonorgestrel, inhibits human blastocyst attachment to an in vitro endometrial three-dimensional cell culture model, Human Reproduction, Vol. 22, N. 11, 3031- 3037, 2007 - ci costringe a ribadire che avevamo ragione e che non vi sono motivi per l'obiezione di coscienza, nemmeno per chi non vuole interferire sul destino dell'ovulo fecondato prima che inizi la gravidanza. Lo studio, condotto dai ricercatori svedesi e danesi, dimostra come il levonorgestrel non inibisce l'impianto della blasocisti su un modello tridimensionale di cellule endometriali, come invece fa il mifepristone, cioè la RU486. Il modello tridimensionale del Kalrolinska Institute apre nuove prospettive anche nella fecondazione assistita. Per evitare sul nascere un'ulteriore polemica strumentale, debbo dire che la RU486 è utilizzabile come contraccezione di emergenza alla dose di 10 mg, cioè a un dosaggio nettamente inferiore a quello di 200-600 mg che si usa nell'aborto, e che nella contraccezione di emergenza la dose di 10 mg il mifepristone riproduce il meccanismo d'azione sulla finestra fertile del levonorgestrel o non agisce successivamente. Tornando, però, al levonorgestrel (Norlevo® e Levonelle®) da radicale e da medico, non nego un diritto individuale a chi non vuole essere comunque coinvolto per motivi di fede ma credo che debba prevalere l'interesse pubblico e l'eguale diritto delle donne che vogliono ricorrere alla contraccezione di emergenza, per cui sollecito ancora una volta il ministro Livia Turco a mantenere l'impegno assunto nel maggio del 2006 sull'abolizione della ricetta. La contraccezione di emergenza è considerata dall'OMS "classe - 1", cioè senza limitazioni d'uso, non avendo controindicazioni. Per la sua assunzione non sono necessari accertamenti medici, essendo sufficiente la percezione della donna e/o della coppia del rischio corso. Per una maggiore efficacia occorre assumerla al più presto, senza attendere il giorno dopo, per cui è meglio chiamarla la "pillola dell'ora dopo". In ogni caso non è abortiva e dunque cade anche l'ultimo diaframma della resistenza culturale dell'ignoranza medica, per cui, in attesa che la ricetta venga abolita, l'autodifesa delle donne è legittima. Segnalate alla Direzione sanitaria, alla Direzione generale ed anche alla Procura i medici che non ve la prescrivono e che vi cacciano, senza nemmeno indicarvi dove andare per ottenerla davvero, poiché i medici pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio hanno dei doveri imprescindibili. Medico ginecologo, è consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni

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Lunedì, 4 Febbraio, 2008 - 14:02
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