Non stiamo facendo l'embrione chimera

di Giulia Innocenzi

La sua visita in Italia organizzata dall’Associazione Coscioni. Risponde alle critiche sugli “embrioni ibridi

Perché ha accettato l'invito dell'Associazione Coscioni a venire in Italia?

Penso che il dibattito sull'uso delle cellule staminali embrionali e sulle tecniche di clonazione sia veramente importante per spingere la scienza in avanti. Sono continuamente invitato a conferenze in tutto il mondo per confrontare le diverse visioni etiche sulla scienza. Ho accettato semplicemente per rendere chiaro agli italiani quello che stiamo facendo, sul perché lo facciamo.

Monsignor Sgreccia ha definito la creazione degli embrioni uomo-animale "un atto mostruoso contro la dignità umana".Cosa fa più paura?

Credo che i suoi commenti non siano di aiuto. Non stiamo parlando di chimere, ma di ovuli animali cui è stato interamente rimosso il materiale nucleare. Quello che fa una mucca diversa da un essere umano è il DNA presente nel nucleo. Rimuovendo quel DNA dall'ovulo viene estratta anche l'identità della specie. Diventa un ovulo come ogni altro, manca di qualunque materiale genetico che dica che cos'è. Così, inserendo una cellula umana nell'ovulo, si crea un embrione umano, non un embrione uomomucca. L'unico residuo di mucca presente nell'ovulo sono le proteine e i mitocondri, che verranno sostituiti da componenti umani al momento dell'espansione della cellula. L'Autorità per le fertilità e l'embriologia è stata molto chiara a riguardo: questi sono embrioni umani, non metà uomo metà mucca.

In Italia i critici della consultazione pubblica,che ha portato alla decisione favorevole rispetto agli embrioni ibridi, sostengono che in Gran Bretagna ha vinto il pericoloso principio dell'etica della maggioranza.

Non sono affatto d'accordo. L'Autorità per la fertilità e l'embriologia e le Commissione parlamentari preposte hanno chiamato molti esperti, sentito tutte e due le parti del dibattito scientifico, religioso, etico, medico, commerciale e sono arrivati a un'opinione consensuale: l'uso di embrioni ibridi può essere permesso, ma sotto rigide regolamentazioni. Ciò non significa che è stato dato il via libera a qualunque ricerca. Sarà l'Autorità a decidere sui singoli progetti ed è ancora incerto se rilascerà la licenza alle due domande attualmente in esame, la mia e quella del professor Armstrong. L'iniziale convinzione del governo, che l'opinione pubblica sarebbe stata largamente sfavorevole, si è rivelata sbagliata. Nonostante ciò, gli organi regolatori hanno giudicato sul merito della proposta e non sull' appoggio del consenso popolare.

Recentemente il Comitato Nazionale di Bioetica ha sostituito i Vice Presidenti per contrasti interni ed è stato criticato per la sua chiusura rispetto alla società. Come scienziato, pensa che il binomio Comitato-Parlamento sia funzionale per legiferare sulla scienza?

Vi sono due modelli possibili: o è la legge a decidere delle restrizioni sulla scienza, oppure sono gli organismi regolatori, che hanno poteri garantiti dal Parlamento, che giudicano sui singoli progetti di ricerca, in base ai meriti e all'etica della stessa. Come scienziati e come Regno Unito abbiamo preferito la seconda soluzione, in cui gli organismi regolatori, che hanno la propria expertise scientifica, etica, professionale, giurisprudenziale, valutano i progetti di ricerca. L'idea di legiferare sulla scienza presenta dei problemi. I parlamentari non sono scienziati e ciò è emerso con tutta evidenza durante la discussione sugli embrioni ibridi: per loro è difficile afferrare le diverse definizioni del linguaggio scientifico e le differenze fra le classi di embrioni. L'organismo regolatore ha una migliore expertise e una più ampia disponibilità di risorse, requisiti essenziali per prendere decisioni libere dall'influenza politica.

Quale pensa sia la differenza più grande che separa la Gran Bretagna dall'Italia nel rapporto fra scienza e politica?

Nel Regno Unito c'è un pragmatismo diffuso che porta a un approccio razionale guidato dalla scienza. Gli embrioni che sono utilizzati per l'estrazione di linee cellulari staminali vengono esclusivamente o da embrioni soprannumerari rispetto a trattamenti di fecondazione assistita, o da embrioni ibridi ottenuti da trasferimento nucleare. Questi ultimi presentano una potenzialità in più: possono generare linee cellulari staminali con mutazioni genetiche, che potrebbero essere usate non solo per capire la genesi della malattia, ma anche per nuove terapie. Pertanto l'Autorità preposta e il governo sono arrivati alla conclusione che questa è una ricerca responsabile e che dovrebbe essere portata avanti.

Qual è la sua maggiore speranza che l'accompagnerà durante la sua visita in Italia?

Non so esattamente perché sto venendo in Italia, probabilmente sarà più il trambusto del risultato. Voglio però essere in grado di mostrare agli italiani ciò che vogliamo fare, visto che probabilmente sono contrari perché non ne sono stati totalmente informati. I commenti di Monsignor Sgreccia, che stiamo facendo embrioni metà uomo e metà animale, ne sono un perfetto esempio. Nella consultazione pubblica avvenuta in Gran Bretagna, le persone sono state portate passo dopo passo attraverso ciò che vogliamo fare. Erano state prese persone inizialmente contrarie e più del 60% di loro ha cambiato idea. Penso sia un problema di mancanza di comprensione della ricerca. Quando verrò in Italia voglio soltanto che le persone siano meglio informate. Non sto cercando di convincere nessuno che ciò che vogliamo fare è giusto, ognuno deve farsi la propria opinione a riguardo. Voglio usare il regalo che Dio mi ha dato come scienziato per fare qualcosa che reputo molto importante.

Lunedì, 5 novembre, 2007 - 15:54
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