Obiezione è responsabilità

Sul Foglio del 15 gennaio scorso ho letto una frase che periodicamente, nel corso degli oltre trent'anni della mia storia radicale, ho sentito ripetere più volte, seppure pronunciata in modi diversi. Questa volta è "carissimi radicali, non vi riconosco più", altre volte è stato "una volta sì che eravate bravi, oggi siete cambiati". Io credo che quello che non si sopporti siano i radicali nel vivo della propria azione politica, salvo poi dar loro ragione a distanza di cinque, dieci o vent'anni. A chi oggi afferma di "non riconoscerci più" mi permetto di chiedere se ci abbia mai conosciuti. Prendiamo l'obiezione di coscienza: quando era vietata, l'abbiamo praticata in violazione delle leggi che ne proibivano il suo esercizio, ci siamo autodenunciati, fatti arrestare, subito processi e condanne, riuscendo quasi sempre ad ottenere leggi che ne consentissero l'affermazione. Lo hanno fatto Roberto Cicciomessere e Olivier Dupuis sull'obbligo del servizio militare, Adele Faccio, Emma Bonino e Gianfranco Spadaccia sull'immondo flagello dell'aborto clandestino e di massa, il Dott. Luigi Del Gatto che finì sotto inchiesta perché somministrava morfina ai tossicodipendenti malati di eroina, Marco Pannella quando nel 1977 fumò in pubblico uno spinello per tirare fuori dalle galere migliaia di giovani "incolpevoli" che rischiavano in carcere di divenire veramente dei delinquenti. L'ha fatto chi vi scrive, con lo stesso Pannella, Sergio Stanzani, Benedetto della Vedova (sì, proprio lui!), cedendo pubblicamente hashish e marijuana per denunciare l'irragionevolezza della legge sugli stupefacenti e il proibizionismo che, senza alcuna forma di controllo, fa aumentare a dismisura il consumo di droghe e riempie le tasche dei narcotrafficanti. Non abbiamo mai agito di nascosto, abbiamo sempre avvisato le forze dell'ordine: "venite ad arrestarci - dicevamo - perché stiamo violando una legge come fanno in clandestinità milioni di italiani", e se le forze dell'ordine chiudevano un occhio le denunciavamo per omissione d'atti d'ufficio. Ma che razza di obiezione di coscienza è, oggi, quella dei medici che non prescrivono la pillola del giorno dopo? Per legge devono rilasciare la ricetta, per "coscienza" non lo fanno, costringendo così la donna al pellegrinaggio da un consultorio all'altro, a vagare tra i pronto soccorso, fino a trovare il medico non obiettore che prescriva il contraccettivo (perché di questo si tratta, non di un abortivo) d'emergenza. Sì, d'emergenza perché per risultare veramente efficace, deve essere assunto immediatamente dopo il rapporto a rischio. Si assumano, questi medici obiettori della pillola, la responsabilità di violare una legge dello Stato e siano pronti a subirne le conseguenze! Che dovrebbero fare, secondo il Foglio, le donne? Rischiare una gravidanza indesiderata, vedendo negato un loro diritto? Concludendo, desidero comunque ringraziare Il Foglio perché questo editoriale mi ha fatto ricordare che il sito www.radicali.it non ha ancora pubblicato il link che rimanda al sito dell'Associazione Coscioni (www.lucacoscioni.it), dove ci sono tutte le "istruzioni per l'uso" necessarie a tutelare i propri diritti e - perché no? - a difendersi dagli obiettori dell'ultima ora.

Lunedì, 4 Febbraio, 2008 - 13:59
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it