Intervista di Mirella Parachini

Ok dalla sperimentazione

Intervista a Silvio Viale

Quali sono le novità rispetto all'utilizzo della ru486?

L'unica novità è il numero di aborti eseguiti con l'Ru486. Nelle cinque regioni che lo hanno utilizzato parzialmente nel 2006, in Piemonte è stato utilizzato solo per 7 mesi, in altre regioni non tutti i mesi e non tutti gli ospedali. Nelle altre regioni...? In Toscana pochi ospedali la usano con una certa regolarità, in Emilia è utilizzata sostanzialmente nell'ospedale di Bologna e ad Ancona solo in un ospedale. Nel 2007 è stata utilizzata anche in Puglia con discontinuità.

In termini di dati statistici generali questo cosa rappresenta?

La Ru486 è stata utilizzata oltre il 3,6% dei casi, ma se si scomponesse il dato la percentuale risulterebbe superiore (a Torino nei sette mesi indicati il 10% delle donne ha potuto utilizzare la RU486). L'utilizzo della ru486, nonostante le polemiche, le inchieste della magistratura e nonostante la tiepidezza e l'ambiguità del ministro Turco, è andato avanti negli ospedali.

Ci sono stati problemi?

Non ci sono problemi sulla sua utilizzazione e il suo uso non comporta complicazioni serie. Se ci fosse stato qualche problema serio, in questa sperimentazione, la polemica feroce dei mezzi di stampa ne avrebbe dato notizia.

Cosa prevedi?

Spero che la ditta francese ne chieda al più presto la registrazione, visto che nessuna ditta italiana è disponibile ad attivarla. Questo costringerà il ministro Turco a prendere una posizione che, in completa connivenza soprattutto dei giornali di sinistra che sono favorevoli all'adozione della RU486, ha sempre detto di condividere i pareri del Consiglio Superiore della Sanità. Quali sono i pareri del Consiglio Superiore di Sanità? Ci sono due pareri, discordanti. Il primo dice che chi si sottopone all'aborto con la ru486 deve avere le stesse garanzie di chi si sottopone all'aborto chirurgico. Sulla base di questo parere si è predisposto un protocollo in day hospital, con le donne che vengono il primo giorno, assumono il primo farmaco, vanno a casa e tornano due giorni dopo, per assumere il secondo farmaco. Questo è il tipo di protocollo che stanno attualmente seguendo in Emilia, nelle Marche e a Trento.

E l'altro parere?

Ce n'è un secondo, però, risalente a dicembre 2005, in cui si dice che la donna debba essere trattenuta in ospedale fino ad aborto avvenuto. Se questo parere dovesse essere confermato dalla parte politica è chiaro che la RU486 in Italia non potrebbe essere più utilizzata.

Come ci si comporta negli altri paesi europei?

Nel giugno scorso la Commissione Europea, su suggerimento dell'ente che racchiude tutte le agenzie farmacologiche europee, compresa quella italiana, ha approvato documenti in cui si dice che la donna durante l'aborto farmacologico non ha bisogno del ricovero in ospedale.

Martedì, 6 novembre, 2007 - 12:09
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