Oppio: la “cura afghana”

Di Lorenzo Lipparini

Il Parlamento europeo, alla luce del fallimento delle politiche repressive, e della grave carenza di farmaci analgesici, lavora ad una risoluzione innovativa.

Il 12 settembre la Commissione esteri del Parlamento europeo ha approvato una proposta di raccomandazione destinata al Consiglio sulla produzione di oppio a fini terapeutici in Afghanistan. Pur avendo ridimensionato la portata del testo presentato da Marco Cappato, su iniziativa del gruppo Liberale al Parlamento europeo, la Raccomandazione propone al governo afghano di "prendere in considerazione un progetto pilota per la conversione di parte delle attuali coltivazioni di papavero in campi per la produzione di analgesici a base di oppio legali". Il progetto chiede poi al Consiglio di "offrire la sua assistenza nella messa in atto di un progetto pilota scientifico "Il papavero per la medicina", inteso ad indagare in che modo la concessione di licenze può contribuire ad alleviare la povertà, a diversificare l'economia rurale, a promuovere lo sviluppo generale e ad aumentare la sicurezza, nonché il modo in cui può diventare un elemento positivo degli sforzi multilaterali compiuti a favore dell'Afghanistan". Negli stessi giorni, con apprezzabile concomitanza, i quotidiani italiani e internazionali hanno dato grande risalto alla pubblicazione del rapporto 2007 sull'oppio afghano, presentato a New York dall'Ufficio Onu contro la droga e il crimine (UNODC). Secondo il rapporto 3,3 milioni di afghani sono impiegati nell'industria illegale dell'oppio che rappresenterebbe il 40% del PIL nazionale. Fatta eccezione per qualche flebile segnale, la situazione appare in costante peggioramento, tanto da far parlare provocatoriamente dell'Afghanistan come di un Narco-Stato. In effetti, la quasi totalità dell'oppio mondiale proviene da Kabul, circa il 93%. Era il 92% nel 2006, circa il 70% nel 1999, quando i talebani incoraggiavano attivamente la coltivazione del papavero da oppio per finanziare le loro attività. Il fallimento dell'attuale strategia, basata sulla fumigazione e l'eradicazione delle colture e fortemente sponsorizzata da paesi come gli Stati Uniti è dunque lampante. Una revisione delle odierne politiche si rende oltremodo urgente, e l'esplorazione di nuove soluzioni è una necessità. Lo spirito della proposta è tuttavia legato fortemente ad un ulteriore constatazione, di uguale urgenza e portata. L'Organizzazione Mondiale della Sanità denuncia infatti con sempre maggiore enfasi la grave carenza di farmaci analgesici per più dell'80% della popolazione mondiale. I primi dieci paesi consumano oggi l'80% degli oppiacei legalmente disponibili nel mondo mentre, tra i restanti 180, il trattamento del dolore è insufficiente o addirittura completamente assente. Rientra in questo gruppo la maggior parte dei paesi in via di sviluppo, la cui domanda potenziale è infinitamente maggiore degli accantonamenti di oppiacei che oggi vengono fatti su licenza ONU. Anche la stampa sembra essersi accorta della situazione, tanto da dedicare diversi allarmati approfondimenti ai drammi della Sanità senza anestetici e cure palliative in gran parte dell'Africa come in India (vedi box a fianco). L'oppio afghano potrebbe offrire un rimedio a questa situazione. La proposta dei radicali è quella di sperimentare la legalizzazione di parte della attuale produzione afghana e convogliarla, su licenza ONU, nella produzione legale di medicinali, come avviene già oggi in paesi come Spagna, Polonia e Turchia. Garantendo gli opportuni controlli, la sicurezza dei coltivatori e la loro sussistenza con introiti vantaggiosi, finanziata dall'alto valore dell'oppio lavorato, si può ottenere la fiducia e la collaborazione dei contadini, chiave del successo del progetto pilota. L'attuale strategia di eradicazione dell'oppio ha creato insofferenza e ostilità nella popolazione, spostando il problema da una regione ad un'altra e contrastando gli effetti della coltivazione senza intervenire sulle cause. I primi a denunciare questa situazione sono stati proprio i militari NATO che, per voce di un loro superiore, esprimevano lo scorso luglio tutta la loro frustrazione dalle colonne del Guardian. La scommessa del rapporto si propone di instaurare quel circolo virtuoso di legalità che potrebbe rafforzare il nuovo Afghanistan, sottraendo risorse alla criminalità organizzata e ai signori della guerra. Al Parlamento europeo la commissione esteri ha approvato la Raccomandazione con 33 voti favorevoli, 8 contrari e 23 astensioni. Un ampio margine provocato dalle cautele dei Popolari europei, per il quale bisognerà lavorare con attenzione per rafforzare il testo con le necessarie rassicurazioni, per garantirne l'adozione in plenaria, prevista per il mese di ottobre. Si tratta in ogni caso di un primo e importante segnale positivo delle istituzioni europee verso un nuovo modo di gestire il problema dell'oppio afghano. Con la promessa di non abbandonare l'impegno per garantire il diritto universale al trattamento del dolore.

Venerdì, 12 ottobre, 2007 - 13:04
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