Paola Cirio

Sono Paola Cirio, ho 42 anni e sono di Torino. Lavoro come impiegata amministrativa al Politecnico, convivo e non ho figli, e non potrei averne, sia perché per me vivere è talmente difficile che non potrei prendermi cura di nessuno; sia perché sono sotto terapia interferonica e l'interferone non consente la riproduzione in quanto è molto pericoloso per il feto.
La mia malattia è una totale incertezza sul futuro: domani potrei ritrovarmi su una sedia a rotelle o costretta al letto, priva della possibilità di vedere, parlare, deglutire e svolgere tutte le altre funzioni corporali. Solo l'interferone (al momento non esistono altre terapie) può dare la speranza che la malattia non progredisca. Si tratta solo di una speranza. Infatti funziona su circa un terzo dei pazienti e ha moltissimi effetti collaterali.
L'unica vera speranza, soprattutto per le nuove generazioni (infatti è una malattia che colpisce soprattutto i giovani e io sono "vecchia"), è che la ricerca scientifica faccia progressi.
Mi dispiace che un blastocisti possa "stare male", ma per me e per molte altre persone la vita è sofferenza e non penso di avere meno dignità di un embrione.
La vita non è quantità ma qualità, credetemi. Amavo moltissimo viaggiare e praticare sport, ora sono solo un lontano ricordo.

 

Intervento al Congresso dell'Associazione Luca Coscioni (Salerno, Febbraio 2008)

 

 

Giovedì, 13 settembre, 2007 - 16:43
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