Il caso Englaro: ma quali soluzioni condivise?

PD: 2008, fuga dalle responsabilità

di Gianfranco Spadaccia

Il Partito democratico non riesce a dare una risposta forte all'iniziativa della maggioranza di sollevare il conflitto di attribuzione dei poteri con la magistratura sul Caso Englaro. Ecco perchè la risposta radicale è l'unica che tiene contro gli attacchi alla laicità dello Stato

Per il Pd sarebbe stato meglio una onorevole sconfitta che un pessimo e ugualmente impossibile pasticciato compromesso

Era accaduto qualche settimana fa un fatto importante a Palazzo madama: 101 senatori, pressoché un terzo della Senato, avevano presentato un disegno di legge di iniziativa parlamentare sul Testamento biologico. Non era il frutto di una improvvisazione, come ha ripetutamente e con forza sostenuto Ignazio Marino che ne è il primo firmatario, al contrario era la sintesi conclusiva di diversi testi di legge presentati nella precedente legislatura, di un lungo dibattito, di una lunga ed esauriente indagine conoscitiva condotta dal Commissione Sanità e durata quasi due anni con la partecipazione e il coinvolgimento di autorità scientifiche e mediche, commissioni di bioetica, associazioni di diverso o addirittura opposto orientamento. Era un disegno di legge sottoscritto dalla grande maggioranza dei senatori del PD, dai radicali, dalla quasi totalità dell'Italia dei Valori e da alcuni senatori della maggioranza, che annoveravano nelle loro file credenti, non credenti, diversamente credenti (come si usa dire). Si invoca sempre, sulle questioni cosiddette "eticamente sensibili", la ricerca di sintesi, di soluzioni condivise che evitino il ripetersi delle contrapposizioni tradizionali. I firmatari del ddl avevano dunque buone ragioni per ritenere di aver fatto uno sforzo apprezzabile nella ricerca di una sintesi seria e credibile e di una soluzione largamente condivisa perché largamente rappresentativa delle forze di opposizione con qualche significativa anche se individuale confluenza di senatori della maggioranza.
Eppure quando i firmatari del DDL ne hanno ne hanno chiesto l'incardinamento procedurale con la relativa iscrizione all'ordine del giorno, l'ufficio di presidenza della commissione sanità integrata dai capigruppo ha respinto la richiesta. E il PD cosa ha fatto? Non si è opposto al rinvio della iscrizione all'ordine del giorno. Dopo una iniziativa di protesta della senatrice Binetti e dei senatori teodem. Il dibattito dopo due anni di confronti e di indagini è stato considerato non ancora "maturo" e, da parte del PD, il testo sottoscritto dai nove decimi dei suoi senatori non è stato ritenuto una base credibile di possibile "soluzione condivisa". Più recentemente di fronte all'iniziativa del senatore Cossiga e del gruppo PDL di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la sentenza della Cassazione che aveva creato le premesse per l'accettazione delle richieste del padre di Eluana Englaro, il PD sia alla Camera che al Senato non ha trovato di meglio che uscire dall'aula, pretendendo di presentare questo escamotage regolamentare come la più efficace manifestazione di opposizione. Anche in questo caso la decisione proposta dalla Presidente Anna Finocchiaro è stata determinata dall'esigenza di evitare il dissenso in aula di un piccolo gruppo di senatori e di deputati (non più consistente per altro della contrapposta manifestazione di dissenso che si è avuta da parte di una minoranza liberale del PDL). A favore di questa soluzione hanno particolarmente spinto i senatori PD di origine della Margherita - in particolare popolari - i quali hanno ritenuto che il prezzo del dissenso teodem sarebbe stato troppo alto e li avrebbe messi in difficoltà rispetto al "mondo cattolico", in realtà rispetto alle gerarchie ecclesiastiche.
E' davvero difficile non condividere Miriam Mafai quando ha scritto che questo "ripiegare nell'astensione" è apparsa come una "fuga dalle responsabilità": "sappiamo tutti - ha scritto - che convivono nel PD sentimenti e parlamentari laici e cattolici e che una mediazione fra queste diverse culture richiede attenzione, intelligenza e prudenza. Ma ci sono casi e momenti in cui la prudenza rischia di apparire indifferenza e pavidità. Attorno al caso di Eluana Englaro, alla sua tragedia e a quella del padre, attorno a un caso drammatico che investe la coscienza di tutti noi, era lecito attendersi una posizione limpida ed equilibrata dei deputati del Partito Democratico. Non c'è stata. E' una brutta giornata per chi crede nel Partito Democratico e nella laicità del nostro Stato".
Ma davvero qualcuno può pensare che questa "fuga dalle responsabilità" possa favorire domani quella "soluzione limpida ed equilibrata" invocata da Miriam Mafai? Ha provveduto subito a chiarire la situazione la stessa senatrice Binetti che quando, dopo il conflitto di attribuzione, non ha più potuto giocare la carta dell'ostruzionismo procedurale e della politica del rinvio (se c'è un vuoto legislativo, che non può essere riempito dal giudice, allora è evidentemente necessaria una legge), ha presentato un proprio progetto di legge in chiara contrapposizione al testo dei 101 senatori. Apparentemente il suo progetto si ispira ai due principi del doppio NO: No all'accanimento terapeutico e NO all'eutanasia. In realtà, se diventa eutanasia la sospensione del nutrimento artificiale o il distacco dalla macchina che ti tiene artificialmente in vita, se si restituiscono poteri di decisione al medico contro la volontà del paziente, si torna ad allargare pressoché indefinitamente il perimetro dell'accanimento terapeutico e si annulla quel principio del "consenso informato" previsto dalla nostra Costituzione, dalla Convenzione di Oviedo, dallo stesso Codice deontologico della classe medica. In nome del NO all'eutanasia, si teorizza la necessità di una "cattiva morte", carica di sofferenze e di priva di dignità, senza pietas e senza spirito di carità.
Nessuna soluzione condivisa, nessuna possibilità di sintesi positiva può nascere dal ricatto e dalla propensione al cedimento di fronte al ricatto. Meglio, mille volte meglio il limpido confronto fra posizioni diverse o addirittura opposte. Meglio una onorevole sconfitta che salvaguardi un principio di libertà e il diritto di autodeterminazione della persona piuttosto che un pessimo e probabilmente comunque ugualmente impossibile pasticciato compromesso.

Mercoledì, 10 settembre, 2008 - 13:27
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