PER LA CONTRACCEZIONE d'emergenza aboliamo la ricetta

DI Silvio Viale

Lettera aperta al Ministro Livia Turco, perché l’autodeterminazione della donna non finisca irrimediabilmente in soffitta

Egregia Ministra, Le scrivo per ricordarle che nel maggio scorso, appena insediatasi nel suo dicastero, in occasione dell'inaugurazione di un nuovo reparto al Policlinico Umberto I di Roma, dichiarò che avrebbe esaminato con calma la questione della vendita senza ricetta della contraccezione di emergenza (CE), la cosiddetta "pillola del giorno dopo". Lo stesso proposito fu ripetuto in altre occasioni. Sarebbe sicuramente un gesto significativo se annunciasse l'intenzione di eliminare una ricetta inutile dal punto di vista medico, che costringe le donne italiane ad un peregrinare pieno di umiliazioni, come hanno documentato numerose inchieste giornalistiche, tra le quali quelle di "Matrix" e de "Le iene". Nonostante la riservatezza e la delicatezza del tema - ad esempio, la rottura di un profilattico durante un rapporto sessuale - inducano molte donne a subire in silenzio e a non protestare nè denunciare, indagini preliminari sono in corso in alcune città e, ogni tanto, lettere di protesta appaiono sui giornali. Da un punto di vista medico la questione è chiara. Si tratta di un farmaco, disponibile in dose unica, che non ha controindicazioni mediche e che viene prescritto semplicemente sulla base delle dichiarazioni della donna che ha avuto l'incidente contraccettivo. La CE è inserita dall'OMS nella "classe 1 - senza restrizioni d'uso" e soddisfa tutti i criteri per un prodotto da banco: tossicità molto bassa, nessun rischio di sovradosaggio, nessuna dipendenza, nessuna necessità di accertamenti medici, né di monitoraggio della terapia, non significative controindicazioni mediche, non teratogeno, facile identificazione del bisogno, semplice da usare, dosaggio preciso, nessuna interazione farmacologica di rilievo, nessun pericolo in caso di assunzione impropria e minime conseguenze in caso di uso ripetuto, o ravvicinato nel tempo. Insomma, la sua pericolosità è inferiore a quella di qualunque antinfiammatorio o antidolorifico da banco e la conferma viene dal fatto che sia diventata un prodotto da banco - over the counter - in moltissimi paesi europei: Belgio, Olanda, Danimarca, Finlandia, Francia, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Svezia, Svizzera, Albania, Bulgaria, Croazia, Estonia, Grecia, Islanda, Lettonia, Lituania e Romania. Lo è anche in molti paesi extraeuropei come Israele, Tunisia, Turchia Sud Africa, Canada, India, Cina, Nuova Zelanda e Australia; persino in paesi sudamericani ove l'aborto è vietato, come Cile, Argentina, Uruguay, Colombia e Messico. Nel 2006 la FDA ha autorizzato la CE come prodotto "over the counter" negli USA e persino il presidente Bush è intervenuto per difendere tale decisione. Da tempo le agenzie dell'OMS promuovono la disponibilità della CE mediante una maggiore facilità di accesso e la vendita senza ricetta e la Federazione Internazionale di Ginecologia ed Ostetricia (FIGO) ritiene che la CE debba essere facilmente a disposizione per tutte le donne in ogni momento e, in particolare, per le adolescenti. Anche il Consiglio d'Europa, con una risoluzione del 15 marzo 2000 (Resolution on the classification of medicines which are obtainable only on medical presciption, Ed. 2005), ha inserito i preparati di levonorgestrel per la CE tra i farmaci vendibili "over the counter", per cui si potrebbe ipotizzare una sorta di inadempienza, di certo una insensibilità, da parte dell'Italia. Da un punto di vista pratico, per avere la massima possibilità di evitare il concepimento e la gravidanza, l'assunzione deve essere precoce, poiché l'efficacia si dimezza ogni 12 ore dal rapporto sessuale. L'assunzione ottimale deve quindi avvenire entro le 24 ore, anche se una minore efficacia si mantiene su valori del 50-60% fino a 72 ore e, in misura notevolmente diminuita, fino a 120 ore. Credo che non Le possano sfuggire le implicazioni pratiche della necessità di reperire una ricetta di notte e nei week-end, quando medici di base e consultori sono chiusi e pronto soccorso e guardie mediche giudicano spesso con "fastidio" questa prestazione. Proprio la questione della non volontà di prescrivere la CE da parte dei medici è un grosso problema, continuamente avallato da pretestuose polemiche politiche e dall'assoluta insufficienza dell'aggiornamento professionale. La quasi totalità dei medici pensa che si tratti di una prescrizione specialistica, per cui inviano le pazienti dal ginecologo, facendo perdere tempo e giorni preziosi; addirittura, i medici di guardia medica inviano spesso le donne ad un ospedale e i medici di pronto soccorso a loro volta le rimandano al ginecologo. Una trafila burocraticamente inutile e umanamente mortificante. Esiste poi un diffuso equivoco sul meccanismo d'azione, che un tempo si pensava agisse come "intercettore" post fertilizzazione, cioè dopo l'incontro tra l'ovulo e lo spermatozoo. Oggi sappiamo che non è cosi. Studi recenti hanno dimostrato che l'azione avviene prima dell'ovulazione, nei cinque giorni che la precedono, e che la CE non interferisce con il destino di un ovulo fecondato, come confermano anche le pubblicazioni del gruppo di lavoro dell'OMS (WHO - UNDP•UNFPA•WHO•WORLD BANK• Special Programme of Research, Development and Research Training in Human Reproduction. Department of Reproductive Health and Research) dell'ottobre 2005. A proposito della CE, vi è stato anche un pronunciamento della Commissione Nazionale di Bioetica del 28 maggio 2004, che riconosce al medico, sulla base del codice deontologico, la possibilità di non prescrivere la CE per questioni di coscienza. Senza entrare nel merito dell'insufficienza delle motivazioni scientifiche di quel pronunciamento, piuttosto politico, debbo ricordare gli obblighi che vincolano le strutture pubbliche, i medici pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio alla prestazione in tempo utile, come ha recentemente ricordato anche il Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici. Nel nostro ordinamento, ogni volta che il legislatore ha riconosciuto l'obiezione di coscienza (interruzione di gravidanza, procreazione medicalmente assistita e sperimentazione sugli animali) non ha mai inteso che la prestazione potesse non essere effettuata. Sarebbe, infatti, pericoloso se al medico, sulla base di semplici convinzioni ideali, al di fuori da ogni legge, venisse concesso il potere di vietare una prestazione consentita dalla legge. Per la CE, peraltro, non esistono i presupposti previsti dalla legge 194/78, trattandosi di contraccezione, non essendo documentabile alcuna gravidanza in atto ed essendo i dati scientifici a favore di un'azione precedente alla fertilizzazione. Persino la legge 40/2004, nei cui confronti l'obiezione di coscienza non è stata invocata da nessun medico, rimanda alla legge 194/78. Indipendentemente da pretestuose discussioni sulla materia, è chiaro che l'abolizione dell'obbligo della ricetta svincolerebbe il medico da un mero adempimento burocratico, garantirebbe una maggiore efficacia contraccettiva e ricondurrebbe l'eventuale questione etica alla dimensione personale della singola donna. Trattandosi, in ultima analisi, di una questione che riguarda proprio la donna, il suo corpo, le sue decisioni ed il proprio diritto all'autodeterminazione, credo che l'8 marzo sia proprio l'occasione migliore per annunciare la trasformazione della CE in prodotto da banco, anche in assenza della richiesta delle aziende distributrici del prodotto (Angelici e Shering). Le donne italiane apprezzerebbero tale decisione: come ha evidenziato l'ultimo rapporto del Censis, la maggior parte di loro è favorevole sia alla contraccezione in generale (89,7%) che alla contraccezione di emergenza (70,2%), e, in modo eloquente , anche tra le donne cattoliche praticanti l'85,5% è favorevole alla contraccezione e il 61,3 % alla contraccezione di emergenza. Purtroppo la questione dei ticket per i codici bianchi ha creato un ulteriore motivo di vessazione verso le donne (vedi la decisione dell'Ospedale Pertini di Roma), mentre è chiaro che la CE rientri nei codici verdi (vedi quanto attuato dall'Ospedale S. Anna di Torino). So che molti temi confluiscono, ma l'abolizione della ricetta per la CE sarebbe sicuramente salutata come una attenzione ai valori della lotta per l'emancipazione personale, sessuale e sociale della donna; un tema, quello dell'autodeterminazione della donna, che, a volte, sembra essere finito irrimediabilmente in soffitta. Onorevole Senatrice, Signora Ministra, confido nei titoli al femminile, che Lei orgogliosamente trasforma dal maschile, per sperare in un Sua decisone certo piccola rispetto al contesto complessivo della condizione femminile, ma comunque foriera di grandi significati. In attesa dei necessari tempi autorizzativi, in tempi brevi si potrebbe emanare una circolare chiarificatrice sulla CE, sui ticket e sulla garanzia della prestazione. RingraziandoLa per l'attenzione, le rivolgo i miei migliori auguri per un proficuo lavoro. .

Giovedì, 22 novembre, 2007 - 15:52
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