Per la Patria europea della ricerca

di Marco Valerio Lo Prete

Maggiori finanziamenti non servono se non sono assegnati secondo criteri di eccellenza.

[...] L'Europa investe meno degli Stati Uniti nell'istruzione superiore e nelle attività di ricerca e sviluppo. Sia l'importanza relativa annessa all'istruzione superiore e alla ricerca, nel quadro degli indirizzi di politica generale, che l'ammontare degli stanziamenti pubblici investiti risultano maggiori negli Stati Uniti. Attualmente, in Europa investiamo l'1,9% del nostro PIL in R&S, nonché l'1,4% nell'istruzione superiore. L'Unione deve investire somme molto più cospicue in entrambi i campi per raggiungere il livello di conoscenze di cui è necessario disporre per incrementare il dinamismo della crescita economica. Alla luce di raffronti internazionali, un obiettivo consono sembrano investimenti attorno al 3% in ciascuno di questi settori. [...].

Istruzione

In Europa, il numero di diplomati dell'istruzione secondaria che decidono di proseguire i loro studi e conseguono una laurea universitaria è chiaramente insufficiente rispetto al fabbisogno di un'economia fondata sulla conoscenza. L'Europa risente altresì di un'istruzione superiore troppo chiusa alle influenze internazionali e non sufficientemente improntata ai massimi livelli di eccellenza, in particolare in sede di specializzazione post lauream. Gli incentivi, la valutazione dei risultati e una buona dose di competitività dovrebbero svolgere un ruolo maggiore nell'organizzazione degli studi universitari e nell'assegnazione delle qualifiche. Adottare incentivi per spronare un maggior numero di diplomati dell'istruzione secondaria a proseguire studi superiori è di esclusiva competenza degli Stati membri. Facendo leva sui buoni risultati ottenuti col programma Erasmus/Socrates, l'Unione può incentivare una maggiore apertura degli istituti di istruzione superiore alle influenze internazionali, nonché una maggiore mobilità di studenti e docenti fra le università europee. In particolare, gli sforzi per definire sistemi di equipollenza nei vari paesi europei, tra i diplomi e i programmi di studio del primo ciclo andrebbero proseguiti e intensificati. Questo però non basta, e oggigiorno occorre adoperarsi per promuovere livelli di eccellenza nel terzo ciclo, nonché favorire l'emergere in Europa di istituti superiori o facoltà di altissimo livello, in grado di competere con le migliori facoltà americane. Questi centri di eccellenza sarebbero in grado di attrarre da tutto il mondo i migliori insegnanti, compresi quelli che hanno lasciato i centri europei a causa delle insufficienti condizioni di sviluppo che offrivano. I giovani ricercatori universitari dovrebbero poter beneficiare di borse di formazione post-dottorato o di borse di ricerca, che verrebbero assegnate in base a un processo di valutazione scientifica (sulla falsariga dei sistemi invalsi presso la National Science Foundation, NSF, statunitense o presso i più avanzati consigli nazionali delle ricerche in alcuni paesi europei). Nel contempo, andrebbero incentivati nuovi centri di eccellenza o nuovi raggruppamenti di ricercatori di varie università, dediti a tematiche d'interesse comune, at traverso stanziamenti finanziati congiuntamente da agenzie nazionali e programmi europei. Questo tipo di finanziamento risulterà efficace solo se verrà assegnato in base a criteri di eccellenza, a prescindere dalle nazionalità di origine. [...].

Ricerca e sviluppo

In termini di ricerca e sviluppo, l'Europa risente della carenza di investimenti del settore privato, mentre i fondi pubblici sono diminuiti notevolmente, oltre a essere distribuiti con scarsa efficienza. Si tratta di tre carenze che vanno affrontate in modi diversi. Per quel che riguarda anzitutto la scarsità di investimenti privati nella ricerca, lo strumento più incisivo per incentivarli è risultato il credito d'imposta per investimenti a favore della ricerca e sviluppo. Quanto poi al livello sempre più insufficiente delle sovvenzioni pubbliche, occorre che esse aumentino negli Stati membri in cui risultano inferiori alla media, e che al tempo stesso aumentino gli investimenti a livello comunitario, purché siano conformi ai criteri illustrati qui di seguito per una spesa efficiente. Gli sforzi congiunti dei settori privato e pubblico nei vari Stati membri dovrebbero contribuire all'insedia mento di una comunità scientifica europea in grado di con formarsi a norme più rigorose. Sostanzialmente, è questo l'obiettivo dello "spazio europeo della ricerca" proposto. Questo progetto ambizioso è però poco compatibile con alcune caratteristiche strutturali della ricerca europea, in particolare con la sua compartimentazione e con la difficoltà di sfruttare appieno il palese potenziale scientifico dell'Europa, in termini sia di produzione di nuove conoscenze sia di traduzione di queste conoscenze in innovazioni commercialmente rimunerative. Quando si esaminano le cause di questa situazione poco soddisfacente, non si può non constatare che in gran parte esse sono riconducibili agli attuali sistemi di finanziamento, poco efficienti, della ricerca e dell'istruzione superiore. Uno di questi modelli si fonda sull'assegnazione di fondi in base al principio del «congruo ricavo » (il cosiddetto juste retour, ovvero ottenere un beneficio equivalente all'investimento), anzichè in base all'eccellenza scientifica. Ciò genera una dispersione dei fondi a pioggia (un po' per uno), senza un'opportuna definizione e valutazione delle priorità. E' invece preponderante l'intento distributivo di garantire un'equa ripartizione del finanziamento tra le diverse istituzioni e i vari paesi. Esiste poi il modello dei programmi di ricerca centralizzati, gestiti da organismi pubblici. Qui il sistema di finanziamento è soggetto a lunghe procedure burocratiche, che impongono di definire dapprima le priorità del programma, quindi di mettere a punto programmi specifici per l'attuazione di tali priorità, passando poi a elaborare progetti suscettibili di finanziamento. Ciò porta a finanziare profili di ricerca estremamente specifici, col risultato che in genere vengono privilegiati progetti di grande momento, che rapidamente possono trasformarsi in avventure stravaganti [...] . Raccomandazioni

I paesi europei investono somme troppo esigue e in modo inefficiente nell'istruzione superiore e nella ricerca. Proponiamo di stanziare mezzi comunitari supplementari da assegnare in base a requisiti di eccellenza. Riorganizzando la propria politica di ricerca e contribuendo a incrementare i finanziamenti da destinarle, l'Unione europea può svolgere un ruolo di rilievo nel promuovere la riforma dell'insegnamento post lauream e dei sistemi di ricerca negli Stati membri. Ciò richiede che si instauri una competitività per i finanziamenti, un esame dei progetti ad opera di comitati scientifici e una valutazione a posteriori da affidare a ricercatori indipendenti e di fama internazionale, per evitare che vengano ancora finanziati cattivi progetti, senza alcuna redditività. Questi principi devono applicarsi indistintamente alla ricerca finanziata dal settore pubblico, a prescindere dal luogo in cui viene condotta. Essi devono valere altresì per programmi specifici finalizzati a un'esigenza pubblica definita, nonché a iniziative di ricerca avviate dal basso, a opera di ricercatori indipendenti o di gruppi di docenti desiderosi di creare nuovi centri e nuove reti. In quest'ultimo caso, l'Unione incrementerà l'effetto moltiplicatore grazie al proprio finanziamento e contribuirà a diffondere le migliori pratiche. Ecco le nostre raccomandazioni più specifiche: • Aumentare sensibilmente la spesa pubblica degli Stati membri e dell'Unione a favore della ricerca e dell'insegna mento nel terzo ciclo, privilegiando i requisiti di eccellenza in sede di assegnazione di nuovi stanziamenti supplementari. Una parte delle risorse andrebbe destinata ad attrarre i migliori docenti da tutto il mondo, compresi quelli che hanno abbandonato gli organismi europei per il carattere insoddisfacente delle condizioni che. potevano offrire. Per garantire il rispetto del massimo rigore scientifico, raccomandiamo che l'assegnazione delle borse di ricerca formi oggetto di pubblico concorso e di un esame ad opera di comitati scientifici, e che il rifinanziamento di progetti o ce esistenti venga deciso nel quadro di una valutazione a posteriori ad opera di ricerca tori indipendenti di chiara fama. • Creare un'agenzia europea per la scienza e la ricerca (AESR), che funzioni sulla falsariga della NSF statunitense (nonché dei consigli delle ricerche nordico e britannico), un modello che altri Stati membri dovrebbero emulare. La NSF si è creata un'invidiabile fama sia di indipendenza che di rigore nel processo di valutazione ad opera di comitati scientifici. L'agenzia dovrebbe presentare le caratteristiche seguenti: a) avere prevalentemente compiti di finanziamento più che di consulenza; b) applicare un'impostazione dal basso per pro muovere le proposte di finanziamento; c) coprire tutti gli ambiti scientifici, dalle scienze naturali alle scienze sociali, passando per l'ingegneria e l'e discipline umanistiche, mediante un'impostazione flessibile; d) fondare le proprie decisioni su criteri scientifici e mettere a punto un processo rigoroso trasparente di valutazione ad opera di personalità scientifiche; e) essere responsabile dinanzi ai propri finanziatori, re stando però autonoma nel suo funzionamento, sotto la direzione di personalità di indiscussa autorevolezza. Analogamente alla NSF, l'AESR dovrà concentrarsi sul finanziamento della ricerca universitaria partendo dal basso. • Instaurare crediti d'imposta per incentivare gli investimenti privati nella ricerca, soprattutto ad opera di piccole imprese di nuova creazione.

Mercoledì, 5 marzo, 2008 - 17:33
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